Un anno fa furono arrestate 30 persone con sigilli a tremila ettari di terreno: linchiesta prosegue Sullo sfondo Castel del Monte, patrimonio dellUnesco. Ma ai suoi piedi, l«apocalisse», dal nome delloperazione che un anno fa portò allarresto di 30 persone e sigillò tremila ettari di terreno, continua. Gli uomini del Corpo forestale di stanza a Ruvo e a Corato hanno sequestrato due cave che ricadono sia nel territorio di Andria sia nel perimetro del Parco nazionale dellAlta Murgia. I sigilli sono stati apposti su disposizione del pm Michele Ruggiero, della procura della Repubblica presso il tribunale di Trani. Il responsabile, proprietario e conduttore dei terreni, è stato deferito alla magistratura e dovrà pagare tremila euro di sanzione amministrativa. I sigilli alle due cave sono scattati perché i lavori non erano autorizzati e in più erano vietati perché in contrasto con la normativa paesaggistico-ambientale in vigore. Da qui si estraevano chianche e chiancarelle, pezzi molto richiesti sul mercato per lavori edili. Una delle due cave occupava quattro ettari. Ma entrambe ricadevano nelle cosiddette Zona 1 e Zona 2, che contraddistinguono nel primo caso aree di rilevante interesse naturalistico, paesaggistico e storico-culturale, e nel secondo che riguarda invece il valore naturalistico, paesaggistico e storico-culturale, caratterizzata da prevalente paesaggio agricolo. Uniperprotezione garantita anche dalla Zps, la zona di protezione speciale che tutela gli uccelli selvatici, e da un vincolo idrogeologico previsto dal piano urbanistico territoriale tematico (Putt). Nonostante la blindatura normativa dellarea, su quelle cave si continuava a lavorare, a estrarre abusivamente materiale litoide per farne chianche. I forestali, nel loro lavoro di indagine, non hanno trovato uno straccio di prova a discolpa, come un parere preventivo sulla valutazione di impatto ambientale. Invece nulla. Nulla di nulla. Per la pubblica amministrazione quella zona non era stata stravolta, non aveva subito alcuna alterazione geomorfologica come invece hanno accertato i forestali. Ma scoprirlo non è stato facile. Intanto solo quattro anni fa, lì non cera nulla: solo terreno incolto sul quale consentire il pascolo. Poi sono cominciati i lavori con lo spietramento. Così per quattro anni, a frantumare roccia, anche nei giorni delloperazione "Apocalisse" del gennaio 2006. I forestali non serano accorti dellesistenza delle due cave, nemmeno qualche tempo fa, durante unoperazione di controllo lì vicino. Le cave sequestrate ieri sono state "scoperte" grazie alle foto che periodicamente vengono scattate da aerei per aggiornare le mappe del territorio. E dallanalisi delle foto scattate negli ultimi anni è stata scoperta lennesima ferita nel cuore del parco nazionale. Il sequestro di ieri, in fondo, è figlio delloperazione di un anno fa. Il segnale che i controlli sullAlta Murgia non sono finiti. Anzi continuano e potrebbero anche permettere sviluppi. Controlli a tappeto, anche per accertare truffe allUnione europea, nel solco tracciato già dagli inquirenti che allepoca ipotizzarono i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, distruzione di bellezze naturali oltre a una serie di violazioni della legge quadro sulle aree protette.