Sono spariti da decenni, mentre rimangono i tigli lungo il muro di cinta dell'oratorio A volte, le opere d'arte possono essere osservate per studiare i cambiamenti di un paesaggio. Meglio è se si fa riferimento, per il passato, a riproduzioni fedeli della realtà, come sono, nel nostro caso, le stampe di Antonio Carbonati. Osservando, ad esempio, quella che ha come soggetto l'abside della chiesa di San Francesco, a Terni, eseguita nel 1929, si notano chiaramente due altissimi cipressi ed alcuni alberi spogli addossati al muro di cinta... oltre, naturalmente, ad una città, sullo sfondo, che allora era ben diversa da quella di oggi. I cipressi molto spesso erano presenti nelle aree retrostanti le chiese, nel passato, perché venivano associati a terreni consacrati. A prescindere dalla tradizione, raccolta da Ovidio nelle Metamorfosi (il giovane Ciparisso, bellissimo, disperato per aver accidentalmente ucciso il suo cervo, chiese agli dèi di poter mostrare un lutto eterno), questi alberi venivano scelti per la particolare forma delle loro radici. Contrariamente al normale, infatti, queste non si allargano intorno alla pianta, ma crescono essenzialmente verso il basso; in questo modo, non c'è il rischio di provocare danni alle strutture circostanti. Dei cipressi non c'è più traccia; più interessanti, invece, sono quegli "alberi spogli" che appaiono così piccoli, a prima vista, ma che in realtà sono già ben alti anche nel 1929, se si paragonano con le figurette che vi camminano accanto. Quelle piante esistono ancora, e sono i tigli ormai quasi centenari che crescono accanto al muro dell'oratorio. Nessuna meraviglia, per la scelta, anche in questo caso: nei tempi andati, chi viveva nelle chiese si dedicava alla coltivazione di essenze officinali da cui estrarre medicamenti, e le foglie di tiglio, se bevute in infuso, sono il rimedio ideale per l'insonnia, tanto che in altre regioni sostituiscono addirittura la camomilla in quanto a popolarità e a frequenza di impiego. Anche la corteccia, se sottoposta ad un'operazione di stigliatura simile a quella applicata al lino e alla canapa, poteva rivelarsi molto utile, perché se ne estraevano fibre tessili da cui ricavare tessuti grossolani e, soprattutto, corde. Scomparsi, invece, anche gli alti alberi all'interno della struttura claustrale: al loro posto oggi cresce un piccolo ligustro lucido, specie esotica importata dal Giappone con gran soddisfazione per i passeri nostrani.. che apprezzano molto le sue bacche. Nell'oratorio ora il "verde" è rappresentato da un campo di calcio, anche se c'è chi sospira di nostalgia, ricordando un bel pino proprio al centro dell'area di gioco e, ovviamente, la nostalgia non è rivolta tanto al pino quanto all'età spensierata! Anche perché il sacrificio di quel pino ha permesso, con la costruzione del campo dio calcio, che l'oratorio di San Francesco diventasse quel che è stato per anni: ossia un ncetro di raccolta di tanti giovani del centro cittadino.
I cipressi dietro San Francesco. Si ergevano, maestosi, dietro l'abside del Santuario
L'articolo descrive come le opere d'arte, come le stampe di Antonio Carbonati, possano essere studiate per osservare i cambiamenti di un paesaggio. L'articolo si concentra sull'oratorio di San Francesco a Terni, dove sono presenti tigli e alberi spogli. I cipressi sono stati rimpiazzati da ligustri esotici importati dal Giappone. Il campo di calcio ha sostituito un pino che era stato abbattuto. L'oratorio è diventato un luogo di raccolta di giovani del centro cittadino. I tigli e gli alberi spogli sono ancora presenti e sono stati scelti per la loro forma unica.
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