ISTITUITO esattamente un secolo fa, nel 1907, il Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici, la massima istanza tecnico-scientifica del Ministero con funzioni di alta consulenza del suo responsabile e d'indirizzo, torna a vivere; negli ultimi cinque anni era stato infatti lasciato come morire: convocato appena nove volte in tutto. Anche se mille erano i gravi problemi sul tappeto (nuovo Codice dei Beni culturali, le depenalizzazioni ambientali, il condono edilizio), si vede che i precedenti Ministri non sentivano troppo il bisogno d'essere consigliati. Francesco Rutelli, invece, no: ha rimesso in carreggiata, anche riformandolo, un organismo la cui «assenza è stata dolorosa», come spiega chi è stato chiamato a presiederlo, cioè Salvatore Settis, uno dei più noti studiosi italiani e direttore della Scuola Normale di Pisa. Ieri la prima riunione. Da cui si è capito quali siano le linee di tendenza e d'impegno del Ministro, e dei suoi nuovi "saggi"; o, almeno, di chi li presiede. Prima di raccontare, spieghiamo però cosa è e come funziona il Consiglio: è articolato nel "plenum" e in sette Comitati di settore; coinvolge 46 studiosi: 22 scelti dallo stesso Ministro, e gli altri eletti tra il personale del Ministero e tra i docenti delle Università; dà pareri obbligatori sui programmi e i piani di spesa del Ministero, e sugli accordi internazionali; si esprime sui piani strategici e su quelli paesaggistici elaborati insieme con le Regioni; infine, può avanzare proposte. Rutelli l'ha riformato: ha aggiunto un Comitato di settore per l'economia della cultura; ha mutato un Comitato esistente, in modo che si occupi della «qualità architettonica urbana», oltre che dell'arte contemporanea. E ha scelto Settis, più altri quattro esperti nel "plenum": gli ex soprintendenti di Bologna (Andrea Emiliani) e di Firenze (Antonio Paolucci, che è stato anche Ministro nel governo Dini), lo storico Cesare De Seta, l'archeologa di Tor Vergata Andreina Ricci. E tra quanti ha inserito nei Comitati di settore, tanti altri bei nomi: da Mario Torelli a Carlo Bertelli; da Orietta Rossi Pinelli a Tullio Gregory e Christoph Luitpold Frommel, il primo non italiano; da Paolo Portoghesi a Gabriella Belli che dirige il Mart di Rovereto, a Giulia Maria Crespi, a Giuseppe Guzzetti che rappresenta le fondazioni bancarie. Ed anche tra gli eletti all'interno del Ministero, e nelle Università, abbondano i nomi, e le professionalità altisonanti. A tutti costoro, Rutelli ha declinato le proprie priorità. La riorganizzazione del Ministero (che è strutturato «in modo barocco e inefficace»); il problema delle risorse, che negli ultimi cinque anni si sono dimezzate; poi, «bisogna finirla con il precariato» e «occorre massima attenzione al paesaggio: basta con le bruttissime periferie; apriremo un vero dibattito sul tema». Settis ha subito risposto che, se in passato il Consiglio si convocava due volte l'anno, ora si riunirà almeno dieci; che «la sua riattivazione è un segnale politico non di poco conto, anzi»; che oltre alla fine del precariato, «è indispensabile l'immissione di una nuova linfa vitale, proveniente dai migliori giovani delle università»; che «il paesaggio è certo la nuova frontiera, e, per carità, nessun "no" preconcetto, anche alle grandi opere; ma sempre la ricerca di soluzioni che non incrinino la tutela e la difesa del patrimonio culturale, perché tale è anche il paesaggio». Altri temi urgenti sul tappeto sono i profili di competenza di chi restaura; un regolamento sui prestiti; i saggi preventivi d'archeologia, in presenza di scavi e grandi opere. Ma forse, il vero leit-motiv è che, finalmente, dopo un secolo d'onorata carriera e qualche anno di pericolosa latitanza, il Consiglio sia ora tornato a vivere, composto da alcuni tra i migliori esperti che il nostro Paese può mettere in campo, «nella speranza», dice il Ministro e vicepremier, «che, in Italia, il patrimonio e le politiche della cultura tornino ad occupare il ruolo che spetta loro». Perché le parole non bastano: occorrono anche i fatti, e la "rinascita" del Consiglio è uno di essi.
ROMA: insediato il Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici
Il Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici è stato istituito nel 1907 e ha subito una lunga periodicità di convocazione negli ultimi cinque anni. Tuttavia, il Ministro Francesco Rutelli ha deciso di riformarlo e di riattivarlo, convocandolo per la prima volta in dieci anni. Il Consiglio è composto da 46 studiosi, tra cui 22 scelti dal Ministro e altri eletti tra il personale del Ministero e le università. Il suo compito è quello di fornire pareri obbligatori sui programmi e i piani di spesa del Ministero, nonché sugli accordi internazionali.
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