Una boccata di ossigeno dal Campidoglio per gli archivi storici romani. Il bando che è stato pubblicato il 15 febbraio 2007 ed è in scadenza il 15 marzo prossimo permetterà contributi per un ammontare di 280 mila euro agli archivi storici privati, sia cartacei che multimediali, «attinenti alla filosofia, alla letteratura, alla storia e alla storia dellarte» che svolgono la loro attività a Roma e che possono dimostrare di essere accessibili al pubblico. «Roma», ha detto lassessore capitolino ai Beni Culturali Silvio Di Francia, «è la prima città in Italia per numero di archivi storici, ne ha una massa imponente. Si va dallarchivio del movimento operaio democratico a quelli letterari e filosofici. Per questo abbiamo deciso di fare uno stanziamento in loro aiuto e di collegarlo alla fruibilità da parte del pubblico, perché siano sempre di più unopportunità culturale importante per la città». Anche perché molto spesso questi archivi hanno a mala pena i fondi per pagare gli stipendi agli archivisti e agli impiegati, e si rischia così che finisca in polvere un patrimonio prezioso, non solo per la città. (r.m.)
ROMA Un aiuto per gli archivi dei privati
Una boccata di ossigeno dal Campidoglio per gli archivi storici romani. Il bando che è stato pubblicato il 15 febbraio 2007 ed è in scadenza il 15 marzo prossimo permetterà contributi per un ammontare di 280 mila euro agli archivi storici privati, sia cartacei che multimediali, attinenti alla filosofia, alla letteratura, alla storia e alla storia dellarte che svolgono la loro attività a Roma e che possono dimostrare di essere accessibili al pubblico. Roma, ha detto lassessore capitolino ai Beni Culturali Silvio Di Francia, è la prima città in Italia per numero di archivi storici, ne ha una massa imponente. Si va dallarchivio del movimento operaio democratico a quelli letterari e filosofici. Per questo abbiamo deciso di fare uno stanziamento in loro aiuto e di collegarlo alla fruibilità da parte del pubblico, perché siano sempre di più unopportunità culturale importante per la città. Anche perché molto spesso questi archivi hanno a mala pena i fondi per pagare gli stipendi agli archivisti e agli impiegati, e si rischia così che finisca in polvere un patrimonio prezioso, non solo per la città. (r.m.
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