In appena tre righe della Finanziaria regionale i nuovi criteri per la classificazione. Anche nella legge contabile dello scorso anno qualcuno tentò di imporre un nuovo regime. Immediata la reazione degli ambientalisti: «Pronti allo scontro anche ricorrendo alla Consulta». CAGLIARI. Ci risiamo. Esattamente come l'anno scorso, la Finanziaria regionale è stata usata come un grimaldello per arrivare alla privatizzazione dei terreni a uso civico. Poco più di tre righe, inserite all'interno dell'articolo 21 della legge contabile, che possono scardinare l'intero sistema di garanzie nei processi di sclassificazione dei demani civici. Gli ambientalisti non affidano il loro giudizio a eleganti diplomazie e sparano ad alzo zero: «Questa non è altro che una svendita, proprio come nel 2006» dice infatti Stefano Deliperi del Gruppo di Intervento Giuridico. Per capire la dimensione reale del problema, basti pensare che in Sardegna i terreni a uso civico rappresentano quasi un quinto del territorio regionale: almeno 370 mila ettari. Soprattutto boschi e pascoli, ma anche molte migliaia di ettari sulle coste. Dal punto di vista giuridico, l'uso civico è l'esercizio di un diritto di godimento su un bene fondiario. La titolarità del diritto spetta alle comunità che vivono in un determinato territorio, intese sia come insieme della collettività che come singoli. Particolare non secondario: i terreni sottoposti a uso civico sono, come stabilisce la legge numero 1766 del 1927, inalienabili, inusucapibili e i diritti sono imprescrittibili. Ma ecco le tre righe inserite nelle pieghe della Finanziaria 2007 che rischiano di creare uno tsunami politico: ... nell'articolo 18 bis, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: 1 bis. Possono essere altresì oggetto di sclassificazione dal regime demaniale civico i terreni soggetti a uso civico a condizione che i medesimi terreni, nel rispetto dei vincoli ambientali, formino oggetto di intese, protocolli o comunque accordi tra la Regione e il Comune finalizzati a promuovere lo sviluppo socio-economico». Cornice generica, molto generica per dire la verità, quella disegnata per determinare la sclassificazione del demanio civico. La filosofia indicata, quella che dovrebbe cioè essere il fine virtuoso della norma è la promozione dello «sviluppo socio-economico». Categoria assolutamente vaga e onnicomprensiva nella sua indeterminatezza che lascerebbe spazio a ogni tipo di interpretazione. Basterebbe, in buona sostanza, un non meglio precisato accordo, protocollo o intesa per "amputare" pezzi importanti di un immenso patrimonio pubblico. Unico limite indicato nelle tre righe inserite nella Finanziaria: «Nel rispetto dei vincoli ambientali». Dice Stefano Deliperi: «A parte il fatto che anche i vincoli di uso civico sono vincoli ambientali come ha ribadito la Corte costituzionale nel 1995, sarebbe sufficiente dunque un'autorizzazione amministrativa - anche in sede di conferenza dei servizi - per giudicare ambientalmente compatibile l'oggetto dell'accordo. Pur essendovi competenza regionale primaria in materia, la disposizione appare incostituzionale per la violazione degli articoli 9 e 117 della Costituzione, relativi agli obblighi di tutela ambientale e alla competenza statale esclusiva in materia di salvaguardia ambientale». Al di là della difesa da parte degli ecologisti del binomio strettissimo sul quale si basano gli usi civici (tutela ambientale e risorsa economica per le comunità che ne godono i frutti e i benefici), si pone a questo punto anche un problema politico. E cioé che, per la seconda volta in due anni, vengono inseriti nella Finanziaria regionale elementi che destabilizzano l'intero sistema degli usi civici. Si materializza insomma una spinta potente che non emerge nel dibattito politico. E quella spinta adotta sempre un sistema che appare quasi un colpo di mano. E come non insospettirsi davanti a questa pressione ? Come dimenticare, infatti, che nei tre commi inseriti nella Finanziaria del 2006 i principi affermati sulle sclassificazioni degli usi civici venivano estesi anche alle zone F turistiche ? «Da troppi anni - dice Deliperi - noi associazioni ecologiste contrastiamo in tutte le sedi possibili, in primo luogo in quelle legali, i vari tentativi che si sono succeduti nel tempo di legalizzare vendite, svendite e speculazioni edilizie su terreni appartenenti ai demani civici». E Deliperi, dopo aver ricordato i casi di Muravera, Narbolia, Gonnesa, Fluminimaggiore e Baunei, conclude: «Chiediamo e ci auguriamo un ripensamento da parte della giunta e del legislatore regionale aiutato, se del caso, da un ricorso alla Corte Costituzionale da parte del Governo. Noi, nel nostro piccolo, faremo sicuramente la nostra parte».
CAGLIARI. I demani civici rischiano di essere svenduti.
La Finanziaria regionale ha introdotto tre righe che potrebbero scardinare l'intero sistema di garanzie nei processi di sclassificazione dei demani civici. Gli ambientalisti hanno reagito immediatamente, affermando che si tratta di una svendita. I terreni a uso civico rappresentano quasi un quinto del territorio regionale in Sardegna, e sono inalienabili, inusucapibili e imprescrittibili. La legge propone di sclassificare questi terreni se si raggiunge un accordo tra la Regione e il Comune per promuovere lo sviluppo socio-economico, ma solo nel rispetto dei vincoli ambientali.
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