Tarzo «La chiesa di Arfanta? Un tempo non era un luogo sacro, ma una fortezza». La suggestiva ipotesi sull'origine del santuario, dedicato a San Bartolomeo apostolo, è nata in seguito agli ultimi lavori di restauro alla cinta muraria nella frazione tarzese.L'intervento per il risanamento delle mura, cominciato lo scorso settembre e concluso all'inizio di quest'anno, è costato alla parrocchia 90 mila euro, parzialmente coperti da contributo regionale, ed è stato curato dallo Studio Tecnico Grillo e Associati di Vittorio Veneto. «Abbiamo provveduto - spiega il responsabile del progetto Giorgio Grillo - alla ricostruzione del muro di sostegno permanente della chiesa, per il quale sono state utilizzate pietre recuperate da alcune cave storiche della zona, nel rispetto della tipologia dei materiali presenti. Durante i lavori, però, è emersa una seconda cinta muraria, ben più antica, risalente secondo le prime verifiche all'epoca medioevale». La scoperta è stata immediatamente comunicata alla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Padova, che ha mandato in loco un proprio tecnico. «Dal rilievo dettagliato delle mura che è stato effettuato - prosegue Grillo - è risultato che la cinta circondava lo spazio del sagrato, era dimensioni minori rispetto a quella attuale, ma superiore in altezza. Ciò fa ritenere che la chiesa di San Bartolomeo fosse, un tempo, un luogo fortificato, situato in una posizione strategica, che domina l'intera pedemontana. L'interpretazione troverebbe conferma anche dalla radice indoeuropea del nome Arfanta, che indica, appunto, "esercito". Ma, durante l'ultimo intervento, sono avvenuti anche interessanti ritrovamenti sepolcrali e di monete antiche in tutta l'area della chiesa, pertanto non si escludono in futuro nuove indagini e ricerche storiche». Martina Tonin