Desmontà regala ancora tesori nascosti Sono 370 le tombe portate alla luce ma l'area da esplorare è grandissima Albaredo. La necropoli di Desmontà continua a regalare emozioni ai ricercatori. Stavolta non si è raggiunto il picco di originalità dell'agosto scorso, quando fu rinvenuto un biberon a forma di piedino del X secolo a. C., ma gli studiosi hanno potuto comunque apprezzare le nuove scoperte di un sito che sembra davvero non avere confini. Finora sono stati indagati quasi 60 mila metri quadri di terreno ma è difficile stimare l'estensione reale del sepolcreto. I ricercatori arrivano a stimare una potenzialità superiore al doppio della superficie già studiata. Sono ormai 370 le tombe rinvenute nelle campagne che costeggiano la provinciale 18 in località Desmontà, un numero talmente elevato da far ritenere agli archeologi di trovarsi di fronte a uno dei cimiteri preistorici più grandi d'Italia. Nel mese di gennaio gli operatori della «Sap srl» di Mantova, diretta da Alberto Manicardi, hanno scoperto e documentato cinquanta tombe sul lato ovest rispetto agli ultimi ritrovamenti, in una zona conosciuta come Caneviera. «Negli anni Novanta era già emerso qualche reperto interessante in quell'area - ricorda il direttore della sovrintendenza ai Beni archeologici di Verona Luciano Salzani - perciò eravamo abbastanza certi che ci fossero altri resti da indagare». Grazie alla collaborazione del proprietario del fondo e del Consorzio di bonifica Zerpano Adige-Guà che ha fornito i mezzi di scavo, gli archeologi hanno rilevato la presenza di cinquanta buche contenenti i resti di ossa combuste dell'Età del Bronzo, qualche fibula e alcuni frammenti di vaso. Solamente in un caso è stata trovata l'urna cineraria. «Questo rituale di sepoltura che non prevedeva il sotterramento del vaso cinerario ci fa riflettere perché è inusuale nelle nostre zone - commenta Salzani - Nell'era preistorica questa consuetudine era molto più diffusa nelle regioni austriache o della Baviera perciò stiamo considerando la possibilità che un ceppo di quelle popolazioni sia sceso nell'area del Basso veronese importando il singolare rito funebre senza urna». Quella portata a termine a gennaio è stata la prima tranche della campagna di scavo, finanziata da Unione Adige-Guà, Provincia e Regione. Paola Bosaro