«Un biglietto unico per i Musei statali e le aree archeologiche visitabili e una "arte-card" che integri questi ultimi con musei, siti architettonici e beni artistici di competenza degli enti locali ed ecclesiastici. In città come Napoli e Torino questa card già esiste mentre la Provincia di Pescara ha già sperimentato il biglietto unico nei musei di propria competenza». La proposta arriva dalla Uil-Beni culturali, dopo una domenica che, causa la carenza di personale, ha portato alla chiusura del museo della Civitella, diretto da Adele Campanelli. Intanto, si apre il dibattito sull'idea di affidare ad una Fondazione la gestione dei beni culturali della città. L'idea della Fondazione è ancorata alla recentissima sottoscrizione di un protocollo di intesa tra Comune, Provincia e Soprintendenza per i beni archeologici dell'Abruzzo, quest'ultima retta ad interim dal dottor Giuseppe Andreassi. Sulla vicenda interviene la Uil che ritiene opportuno l'avvio un confronto con le associazioni culturali cittadine quali Archeoclub e Fondo ambiente italiano, e le forze sociali cittadine, per individuare un percorso condiviso che abbia l'obiettivo di fondo la ricerca di modelli di gestione di tutti i beni culturali della città. «Per quanto riguarda la Fondazione - dice Giuseppe La Spada segretario Uil - sconsiglio la soluzione adottata a Torino per il Museo egizio perchè lì i dipendenti sono stati posti di fronte alla scelta se transitare alla dipendenze della Fondazione e cioè passare a un regime di contratto privatistico: così come stava avvenendo al Comune di Chieti Chieti con l'esternalizzazione di servizi publici ad aziende esterne. Mi auguro - prosegue La Spada - che si abbia ben chiaro quali siano gli obiettivi della Fondazione e che non sia necessario spendere altri soldi per studi e ricerche. Ne sono già state fatte due: una commissionata all'economista Paolo Leon e un'altra finanziata dalla Provincia per capire quale dovesse essere la migliore soluzione, culturale e giuridica per la realizzazione del sistema museale teatino e quale il suo bacino di utenza». «Il progetto della Fondazione - conclude La Spada - va condiviso con le forze sociali, le associazioni culturali e di categoria della città perché non resti un progetto pensato e condiviso solo da chi amministra e detiene i beni culturali della città. Il ruolo culturale della città si condivide e si identifica con la partecipazione dei cittadini e degli operatori dei beni culturali».