GENOVA «Il progetto sarà pronto entro l'anno», aveva sentenziato un sottosegretario del ministero dei Beni Culturali, nel 2003. Con qualche ritardo, e visti i tempi che corrono dobbiamo anche essere contenti, è stato bandito il concorso di ristrutturazione della sede storica dell'Archivio di Stato, il Palazzetto Criminale di via Tommaso Reggio, accanto a palazzo Ducale., alla cattedrale e al chiostro dei Canonici di San Lorenzo. Qui si era conservata la memoria storica della "Superba" dal Medioevo al 1815, quando la Repubblica di Genova fu aggregata al Regno sabaudo. "Il Secolo XIX'" aveva condotto una battaglia affinché fosse portata a termine la nuova sede di Sant'Ignazio in Carignano e nel contempo aveva auspicato - intervistando ministri sot-tosegretari, politici - che in tempi rapidi si ristrutturasse la sede storica, impegno sostenuto da personalità della cultura come Michel Balard della Sorbona di Parigi. Gabriella Ai-raldi e Dino Puncuh dell'Università di Genova, Sergej Karpov dell'Università di Mosca e Geo Pistarino maestro di più generazioni di medievi-sti. Questo impegno indusse il ministero a stanziare i fondi necessari su due e non su sei esercizi economici. Ora il bando che copre l'intervento strutturale e la predisposizione degli impianti (6 milioni di euro) è partito, a questo seguirà un secondo lotto (1milione e mezzo di euro) per il completamento, dal quale sono esclusi gli arredi. La prima parte sarà realizzata in cinque anni, che non sono pochi, ma, dice la direttrice Paola Caroli, impegnata da anni su questo progetto, «bisogna essere realisti, il progetto che parte è quasi completo, ma non bisogna illudersi: penso che per entrare in questa nuova sezione storica dell'archivio necessitino circa otto anni. Che sembrano tanti ma in verità, a fronte dei lavori da eseguire sono necessari. Non bisogna dimenticare che l'allestimento di un cantiere nel pieno centro storico non è facile». Forse potrebbe partire subito l'indagine archeologica che Piera Melli, ispettore della Soprintendenza per i Beni archeologici della Liguria, ha da tempo programmato con uno stanziamento a parte. I risultati delle passate ricerche sono stati incoraggianti, ma ora si spera di aggiungere importanti tasselli alla conoscenza del centro del potere religioso e civile di Genova nel Medioevo, una zona dove famiglie come i Doria e i Fieschi avevano le loro domus, le loro abitazioni. Con l'augurio che Piera Melli possa ritrovare la famosa porta di Serravalle, una delle porte principali della cinta antica, antecedente quella del 1155, detta del Barbarossa. La sala di consultazione sarà la stessa che in passato ha accolto studiosi provenienti da tutto il mondo, nella torre troveranno posto gli uffici, anche quelli della Soprintendenza archivistica della Liguria, attualmente in affitto: i restanti spazi saranno destinati alla conservazione ottimale dei preziosi documenti. La stessa sorte toccherà ai locali lungo salita all'Arcivescovato. Ma per questi avanziamo una proposta: perché non adibirli a negozi da affittare? Si raggiungerebbero due risultati: un reddito per il funzionamento dell'Archivio di Stato e una maggior vivacità della strada dove esistono ben pochi esercizi commerciali. Ritornando al nuovo archivio. Cosa verrà collocato nelle nuove chi-lometriche scaffalature? Paola Caroli e Alfonso Assini, in pratica il suo vice, non si sbilanciano. Certamente vi verrà collocata la documentazione che ancora oggi è nei magazzini di Campi, ma sarebbe bello, ed è questa la proposta di non pochi studiosi, che nella sede storica ritornassero i medievali carteggi notarili e i documenti delle Compere e del Banco di San Giorgio (1407-1805): oltre 35 mila volumi, pandette e filze che "raccontano" la vitalità in ambito mediterraneo ed europeo di questo istituto finanziario del quale ricorre que-sf anno il sesto centenario di fondazione. Questi documenti sono stati in gran parte pubblicati (16 editi, 12 pronti che attendono un finanziamento) da un gruppo di ricercatori sotto la direzione attenta e infaticabile del professor Giuseppe Felloni. Non resta che attendere l'inizio reale dei lavori sperando solo nella buona volontà di chi questi lavori ha con fatica progettato.