Ventidue concessioni di servizi museali gestiti dai privati scadute nel 2000 e ancora in attesa di rinnovo. In due casi si è provato a bandire le gare alla Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea (Gnam) di Roma e al polo museale veneziano ma sono immediatamente finite davanti ai giudici. Nelle altre realtà tra cui Pompei, Paestum, Palazzo Ducale di Mantova, Palazzo Pitti di Firenzenon si è neanche tentato. E così si va avanti tra proroghe tacite o rinnovi concordati. Anche se automatismi simili non sono affatto previsti. La situazione si ripresenta tale e quale quest'anno: altre 22 concessioni in scadenza (nella tabella risultano diciotto perché sono stati effettuati alcuni accorpamenti) e di bandi neanche l'ombra. I gestori privati non nascondono l'insofferenza, accusano il ministero dei Beni culturali di inerzia e premono perché le gare future siano fatte all'insegna di regole più flessibili. Dopo un periodo di silenzio, il ministero ha di recente ripreso il filo della mediazione e ha riavviato un tavolo di lavoro a cui siedono anche i concessionari. Il vero problema è che mancano indicazioni su come andare avanti. Le Direzioni regionali dei beni culturali, che devono predisporre i bandi di gara, si sono mosse (laddove si sono mosse) in ordine sparso. Ognuna ha interpretato a modo proprio la circolare Buttiglione. La circolare disattesa Per un decennio, infatti, la gestione dei servizi cosiddetti "aggiuntivi" (librerie, caffetterie, ristoranti, biglietterie, guardaroba) dei luoghi d'arte è stata affidata ai privati secondo le regole scritte dalla legge Ronchey. Normativa che ha aperto la strada all'ingresso degli imprenditori nei musei. Questo fin quando, negli ultimi mesi della scorsa legislatura, l'allora ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione, non ha firmato una circolare con la quale ha rivisto quelle regole: gestioni affidate a fronte di progetti più articolati, in cui ai privati è riservato maggior peso; proposte integrate, in modo da favorire anche i siti meno famosi; concessioni più lunghe, ovvero nove anni, invece dei quattro rinnovabili per altri quattro; innalzamento fino al 30 dell'aggio sui biglietti, prima fissato nel limite del 15, riconosciuto ai privati Le nuove regole improntate a una più efficace valorizzazione del patrimonio, sulla scia di quanto previsto dal Codice dei beni culturalisembravano destinate a sicuro successo, anche perché frutto del lavoro congiunto di ministero e concessionari. Alla prova dei fatti, però, la novità ha subito un duro smacco. La gara della Gnam è stata immediatamente impugnata dai privati perché non era stato previsto un progetto di gestione integrata, ma si continuava a parcellizzare l'offerta dei servizi; il bando di Venezia ha ricevuto il medesimo trattamento perché non era stata contemplata la durata della concessione a nove anni E tutto questo perché al momento di predisporre i bandi i direttori regionali hanno dato letture proprie della circolare Buttiglione, indotti dal fatto che le nuove regole sono soprattutto indicazioni di massima e il ministero non ha mai fornito un'"interpretazione autentica". «Il problema spiega Patrizia Asproni, presidente dei Confcultura, l'associazione che raeeruDDa eran carte dei concessionari è che della circolare Buttiglione non c'è stata alcuna sperimentazione. Quel provvedimento rappresenta, comunque, un buona base per l'elaborazione di un modello di concessione flessibile. Non è detto, infatti, che le regole per i servizi degli Uffizi debbano essere le stesse per quelli di un piccolo sito. È questo il nostro obiettivo nel tavolo di lavoro con il ministero. Puntiamo, per esempio, all'introduzione anche in questo ambito del Project financing. Intanto dobbiamo congelare tutte le concessioni». «Siamo effettivamente in una situazione di stallo ammette Antonia Pasqua Recchia, direttore generale per l'innovazione e la promozione dei Beni culturali . A questo punto le Direzioni regionali non possono che aspettare i risultati del tavolo di confronto tra ministero e concessionari. Abbiamo, comunque, conve-I nuto sull'opportunità di effettuare simulazioni delle nuove regole sia su musei di grande richiamo sia su siti più defilati. Allo stesso tempo, dobbiamo perseguire la verifica della qualità dei servizi offerti dai concessionari, obiettivo non facile ma a cui stiamo già lavorando». Valorizzazione fatta in casa Se il sistema delle concessioni è in una fase di impasse, non altrettanto si può dire per le nuove forme di gestione del patrimonio. Il Codice dei beni culturali ha, in un'ottica di valorizzazione dei luoghi d'arte, disegnato una struttura piuttosto arzigogolata, in cui i grandi obiettivi sono individuati dal potere pubblico (Stato, Regioni o altri enti), per i progetti di intervento possono essere chiamati in causa soggetti diversi (Fondazioni, consorzi), mentre la gestione vera e propria del bene può essere duplice: diretta (cioè in capo alla pubblica amministrazione) o indiretta (affidata ai privati). In quest'ultimo caso è il mercato che deve decidere, attraverso gare di evidenza pubblica. In tale quadro, di cui si deve necessariamente tener conto nel riscrivere le regole per le concessioni, hanno intanto visto la luce nuove iniziative. Come quella campana di Scabec, società per azioni, controllata per il 51 dalla Regione e per il 49 dai privati, che si propone di gestire importanti siti statali regionali ricevuti in concessione dal ministero. L'operazione non è ben vista nelle stanze dei tecnici dei Beni culturali, tanto che al momento è stata stoppata. Sarebbe incompatibile con il Codice in almeno tre punti: perché non è più previsto che lo Stato conceda i propri beni; perché l'operazione è stata fatta senza una gara pubblica; perché la giurisprudenza europea e italiana ha ammesso la gestione in house anche attraverso società pubblico-privato, ma la componente privata deve essere minoritaria ed esplicitamente sottoposta al controllo pubblico. Se quest'ultima condizione non ricorre, la decisione spetta al mercato.
Se il museo respinge i privati. L'apertura al mercato si blocca sull'interpretazione di una circolare
In Italia, le concessioni di servizi museali gestiti dai privati scadono nel 2000 e sono ancora in attesa di rinnovo. Il ministero dei Beni culturali ha provato a bandire le gare per le concessioni, ma le proposte sono state impugnate dai concessionari. La situazione si ripresenta tale e quale quest'anno, con altre 22 concessioni in scadenza e di bandi neanche l'ombra. I concessionari accusano il ministero di inerzia e chiedono regole più flessibili. Il ministero ha ripreso il filo della mediazione e ha riavviato un tavolo di lavoro con i concessionari, ma mancano indicazioni su come andare avanti.
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