La giunta ha inserito nella Finanziaria la creazione dell'Agenzia che dovrà gestire i «gioielli» naturalistici sulle coste. La Conservatoria delle coste della Sardegna non è più un progetto. Potrà acquistare o espropriare i litorali che saranno ritenuti degni di tutela. Un modello ispirato dalle esperienze francese e inglese. Una gestazione lunga e difficile, quella della Conservatoria delle coste della Sardegna. La cornice che ne ritagliava il ruolo e le funzioni era stata disegnata con una delibera di giunta il 9 marzo del 2005. Ma il progetto, ispirato al Conservatoire du littoral francese e al National Trust inglese, ha avuto molti nemici, palesi e occulti, che ne hanno rallentato la nascita. Ora si è però arrivati al dunque: l'articolo 15 della legge finanziaria della Regione prevede infatti la trasformazione dell'attuale Servizio della Conservatoria - oggi una semplice costola amministrativa della presidenza della giunta - in un'agenzia regionale «dotata di autonomia regolamentare, finanziaria, organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile e gestionale». Ci sono dunque voluti quasi tre anni per arrivare fin qui, per assistere alla nascita di un soggetto con personalità giuridica di diritto pubblico, che dovrà governare e gestire le aree costiere dell'isola di particolare valore paesaggistico e ambientale. Fino a oggi la Conservatoria ha vissuto in una sorta di animazione sospesa, tra due delibere della giunta: una che la istituiva e l'altra che definiva la fase di studio e organizzazione. Mancava solo una legge per farla camminare. E che la Conservatoria abbia avuto (e forse abbia ancora) molti nemici lo si è visto nella primavera dello scorso anno, durante la discussione sul maxicollegato alla legge finanziaria. L'Agenzia è stata infatti prima "anemizzata" in Commissione come disponibilità di risorse, approdando così in Consiglio solo come un'entità con una dotazione di appena 500 mila euro per «studi e ricerche sulla valorizzazione delle coste». Non è difficile intuire che dietro scetticismi dichiarati e ostacoli politici si siano mossi in questi anni ambienti imprenditoriali e finanziari che temono un ulteriore indebolimento di progetti speculativi fondati sul mattone. Una volta diventata adulta e messa a regime, infatti, la Conservatoria delle coste non solo avrà il compito di gestire i siti costieri di maggiore pregio ambientale che entreranno nel patrimonio regionale, ma anche il potere di acquisire terreni e immobili considerati degni di tutela. L'esperienza francese, alla quale la giunta Soru si è ispirata, ha dimostrato che il modello può funzionare. Non solo, ma che il modello può essere perfino condiviso e difeso dalla gente e dalle amministrazioni locali. L'esempio più clamoroso è quello della vicina Corsica, dove il Conservatoire du littoral controlla ormai direttamente il 20 delle coste e, al termine di un programma di interventi in corso, arriverà addirittura a gestire il 40 dei litorali dell'Isola di Bellezza. Ma ecco le funzioni che vengono attribuite alla Conservatoria delle coste sarde nella Finanziaria regionale: 1) coordinamento delle iniziative regionali in materia di gestione integrata delle zone costiere nei rapporti con altre regioni italiane e con le autorità locali dei paesi rivieraschi del Mediterraneo; 2) il coordinamento delle iniziative in materia di gestione integrata delle zone costiere poste in essere dall'amministrazione regionale, dagli enti locali e dagli organismi di gestione di aree marine protette o di altre aree e siti di interesse comunitario; 3) la promozione e la diffusione delle tematiche relative alla tutela ambientale e paesaggistica e allo sviluppo sostenibile delle aree costiere; 4) l'esercizio del diritto di prelazione sugli atti di vendita di terreni e immobili derivanti da assegnazioni pubbliche, che ricadono nella fascia costiera dei due chilometri dal mare; 5) l'esproprio o l'acquisto di quelle aree e di quei beni immobili la cui qualità ambientale paesaggistica e culturale è tale da ritenere necessaria la loro conservazione o salvaguardia; 6) l'esercizio delle competenze regionali in materia di demanio marittimo e costiero nelle aree demaniali immediatamente prospicenti le aree di conservazione costiera e sui singoli beni a esso affidati; 7) l'esercizio delle competenze demandate alla Regione per i beni del patrimonio culturale immobiliare ricadenti nelle aree di conservazione costiera a essa affidate. Grande soddisfazione si respira negli ambienti ecologisti. Il Gruppo d'Intervento giuridico, gli Amici della Terra, il Wwf e il Fai hanno infatti esercitato in questi ultimi anni una fortissima pressione sulla Regione per vedere applicata una filosofia di sviluppo sostenibile nelle aree costiere sarde.