La mostra, che apre oggi al pubblico, è già un successo Ma forse si poteva legare di più allattualità del Medio Oriente Tra i pezzi più ammirati lAfrodite del Louvre e i Buddha del Gandhara Lassessore Alfieri con Cattaneo e Pagella ad accogliere i visitatori -------------------------------------------------------------------------------- Il sindaco Chiamparino laveva vista domenica in anteprima. Così a rappresentare la città cera ieri sera lassessore Fiorenzo Alfieri, per linaugurazione a Palazzo Madama della mostra «Sulla via di Alessandro. Da Seleucia al Gandhara». Con lui la presidente della Fondazione Torino Musei Giovanna Cattaneo e la direttrice del Museo di Arte Antica Enrica Pagella, ad accogliere una folla notevole di persone. Tra i presenti gli architetti Carlo Viano, che ha diretto i lavori di restauro del Palazzo, e Ferdinando Fagnola, autore dellallestimento della mostra. Già da prima delle 18, ora prevista per la vernice, cerano code in piazza Castello. Ormai una visione consueta, da quando ledificio ha riaperto lo scorso dicembre. La gente entrava a scaglioni: nonostante tempi di attesa abbastanza lunghi, nessuno protestava. Code che proseguivano sullo scalone juvarriano. Sono arrivati tra gli altri il presidente della Fondazione per larte della Compagnia di San Paolo Carlo Callieri, il direttore del Museo dArte Orientale Franco Ricca (il Mao, da cui provengono diverse opere esposte, aprirà i battenti, lha annunciato Alfieri al mattino durante la conferenza stampa, il 15 settembre 2008). Poi il direttore di Palazzo Reale Daniela Biancolini, larchitetto Andrea Bruno (che aveva iniziato i restauri a Palazzo Madama prima dellinterruzione negli anni '90). Tra i presenti anche il vicepresidente del consiglio regionale Roberto Placido. E poi tanta gente nelle sale, attenta e interessata. Si immagina sin dora che la mostra richiamerà molto pubblico. Nonostante non sia per così dire «facile»: e forse si poteva comunicarla in modo più efficace, sia sfruttando lattualità del mito di Alessandro, sia creando riferimenti con la situazione di quelle aree geografiche, dallIran allAfghanistan, oggi attraversate da guerre e saccheggi di beni culturali. Erano molti infatti gli ospiti che si fermavano di fronte alla mappa ricostruita per la mostra, in cui si apprende che Seleucia al Tigri distava in realtà pochi chilometri da dove oggi sorge Baghdad, e che il Gandhara occupava larea tra Afghanistan e Pakistan. Le zone calde di oggi, insomma. Tra i pezzi più ammirati, la straordinaria Afrodite prestata dal Louvre e i Buddha del Gandhara, dalle forme apollinee. (m.pa.)