Trentanni, altezza 1,65. Lo scheletro ritrovato ad Acquedolci Trentanni, alta un metro e sessantacinque, mandibola forte e volto allungato: ecco Thea, la donna del Paleolitico che adesso è possibile guardare in faccia. Le fattezze della prima siciliana conosciuta sono state ricostruite partendo dal teschio, sul quale hanno lavorato gli specialisti del museo naturalistico Gemmellaro. È qui che è custodito, insieme con altri reperti della stessa epoca, lo scheletro venuto alla luce settantanni fa ad Acquedolci. ----------- Thea, adesso, ha una stanza tutta per sé. Il Museo Gemmellaro ha inaugurato ieri un nuovo allestimento interamente dedicato alla donna ritrovata ad Acquedolci, in provincia di Messina, settantanni fa. Al centro della stanza, custodito in una struttura di plexiglas trasparente, si trova lo scheletro ricomposto, accanto al quale è posto, sempre in una teca, il teschio maschile ritrovato nella stessa grotta. Di fianco, due figure a grandezza naturale - una donna e un uomo - ricostruiscono un momento di vita quotidiana preistorica allinterno di una grotta. Su uno schermo scorrono le immagini tridimensionali che illustrano il procedimento che ha «materializzato» laspetto di questa donna siciliana vissuta nel Paleolitico superiore, tra quattordici e undicimila anni fa. E il volto adesso è visibile: utilizzando materiali adoperati per realizzare effetti speciali cinematografici, Thea ha preso forma. Nel progetto cè anche la ricostruzione del volto delluomo ritrovato insieme alla donna: un nuovo tassello, anche questo, che fornirà novità e interessanti elementi inediti. Lindagine scientifica è stata condotta da un team formato dal direttore del Museo, Valerio Agnesi, dallideatrice del progetto, Carolina Di Patti, insieme al consulente Luca Sineo, lantropologo Roberto Micciché e lo scultore Toni Rizzo, e i risultati sono stati presentati ieri insieme al rettore dellUniversità, Giuseppe Silvestri. «Abbiamo adoperato un sistema di ricostruzione desunto dallantropologia forense - spiegano gli specialisti - specialmente attingendo al modello di studio inglese, denominato "protocollo di Manchester". Partendo dal teschio, con un sistema di morphing tridimensionale, abbiamo realizzato vari passaggi e sovrapposizioni, fino a giungere alla definizione di questo volto, che adesso è in mostra». Lo scheletro è stato rinvenuto nel 1937 nella grotta di San Teodoro, insieme con altri sei individui, quattro maschi e due femmine, però non completi. Che lunico scheletro completo fosse quello di un individuo di sesso femminile si scoprirà solo più recentemente, negli anni Ottanta, ed è allora che arriva anche il nome di battesimo, Thea. Il direttore del Gemmellaro, Valerio Agnesi, dice: «Questo è il vero volto della donna del paleolitico, non cè nessun elemento di invenzione. Gli unici attributi ricostruiti senza riscontri sono le parti molli, cioè orecchie e naso, di cui ovviamente è impensabile poter trovare traccia». Anche la pelle di Thea è quanto di più possibile vicina al vero: morbida al tatto, con inserimenti di sopracciglia e capelli veri. Il processo di ricostruzione ha visto la Tac sui reperti ossei, fino a giungere al calco in gesso del teschio. I segni di determinazione delle fasce muscolari, molto evidenti, sono state daiuto fondamentale per la definizione degli spessori del volto, indicati nel procedimento di ricostruzione per mezzo di piccoli chiodi. Sulla base degli spessori è stato prima modellato il volto con largilla, poi passato a numerose definiture e ultimato con coloriture e aggiunte di particolari. Certo, i caratteri somatici di questa nostra lontanissima antenata sono molto marcati e lontani dai canoni di bellezza attuale: mandibola pronunciata, aspetto scimmiesco, denti usurati. La bocca era infatti la cosiddetta «terza mano»: i denti si utilizzavano nei lavori o per realizzare manufatti. Eppure Thea è un punto forte per la storia dellevoluzione, un tassello determinante grazie al quale è possibile immaginare una Sicilia abitata, e soprattutto - e questo è il dato di grande importanza - dedita a forme rituali di sepoltura. Nella grotta di San Teodoro gli scheletri seppelliti erano ricoperti con uno strato docra, e sopra era posto uno strato con carboni e selci e poi ancora quarziti e terriccio. «Un dato particolare - dicono gli esperti - è che locra anziché avvolgere direttamente il corpo, come era duso, era posta al di sopra. Lo scheletro riposava coricato sul fianco sinistro, disteso parallelamente allasse della caverna, con la faccia rivolta verso la parete opposta ed i piedi tesi verso lapertura». La grotta fu scoperta nel 1859 da Francesco Anca, barone di Mangalavite, e gli studi furono poi seguiti da Giorgio Gemmellaro; nel 1937 lallora direttore Ramiro Fabiani incarica il tecnico del museo Giuseppe Bonafede di effettuare un saggio allinterno della grotta, ed è così che viene effettuata questa scoperta considerata tra le più interessanti per gli studi preistorici. Ma il Museo Gemmellaro custodisce, oltre a Thea, molte altri ritrovamenti importanti e collezioni complete: cristalli, elefanti nani, una raccolta dedicata alla storia geologica della Sicilia, dallera paleozoica ai campioni di rocce raccolti nel 1831 da Carlo Gemmellaro dallisola Ferdinandea durante il suo breve periodo di emersione. Oltre seicentomila i reperti che abbracciano un intervallo di tempo di duecentosettanta milioni di anni e collezioni provenienti da tutto il mondo. La superficie espositiva è articolata su quattro piani. Il rettore Giuseppe Silvestri dice: «La ricostruzione di questo volto ha suscitato linteresse di moltissimi studiosi. La nostra città possiede ben quattro musei scientifici, potrebbe essere una buona occasione per pensare di metterli in rete tra di loro e renderli maggiormente fruibili al pubblico».