QUANDO DUBITA LA CHIESA Escono dagli archivi del SantUffizio i quesiti teologici spesso angosciosi che da molte parti giungevano a Roma. Con le relative risposte Il caso drammatico di un trovatello diventato vescovo che si scoprì non essere battezzato Uno dei problemi riguardava gli ebrei convertiti a forza in Spagna e Portogallo La parola "forse", così lieve allapparenza e così poetica, può essere allorigine di drammi terribili, di vere e proprie tempeste morali. Sotto il segno del dubbio si colloca il futuro, quello individuale come quello dei popoli e sempre più dellambiente naturale dove viviamo; ma anche per il passato il forse si affaccia di continuo a scuotere le convinzioni e le conoscenze. Come mostra la periodica revisione delle certezze storiche che abbiamo ereditato o su cui fondiamo le nostre scelte. Eppure tutto questo è niente in confronto alla violenza di cui si può caricare la messa in forse del passato e del futuro quando è in gioco quella "certezza di cose sperate" che è la fede religiosa proiettata verso il destino eterno delle anime. Per questo è stato interessante seguire il convegno di storici che si è svolto nei giorni scorsi presso lEcole Française di Roma e che ha posto al centro dei suoi lavori il dubbio, o meglio i molti dubbi sullamministrazione dei sacramenti di cui dovette occuparsi nei secoli scorsi la sapienza teologica della Chiesa. Erano dubbi che nascevano nella mente di sacerdoti e di semplici fedeli e che si affidavano per la soluzione alla Congregazione del SantUffizio dellInquisizione, oggi Congregazione per la Dottrina della Fede. Corrono quasi dieci anni da quando gli archivi della Congregazione si sono aperti agli studiosi e non sono mancate le occasioni per prendere atto delle scoperte che vi si sono fatte, ma questa è stata la prima volta che si sono confrontate le diverse ricerche di storici italiani e francesi su di un settore specifico della documentazione di quellarchivio: precisamente quella dei "dubbi intorno ai Sacramenti", una sezione dove si raccolgono le domande, spesso cariche di angoscia, che venivano sottoposte a Roma e le risposte che la Congregazione dava dopo avere esaminato le questioni con laiuto dei propri esperti di teologia e di diritto. Prendiamo ad esempio il Battesimo. Ci fu un caso drammatico nel primo 700, quello di un trovatello cresciuto in un istituto religioso e diventato vescovo. Ma non lo avevano battezzato fidandosi di un messaggio trovato fra le fasce. Improvvisamente insorse un dubbio nella sua mente. Forse lanonima madre prima di abbandonarlo non lo aveva battezzato, forse quel biglietto laveva scritto un ateo in vena di scherzi sacrileghi. Dunque questuomo che aveva consacrato altri sacerdoti forse non possedeva il requisito primo per potersi dire cristiano e non aveva trasmesso agli altri quello che credeva. Alla base del patto che la Chiesa stringeva coi suoi membri cera la promessa di attingere ai tesori infiniti della grazia divina attraverso i canali dei sacramenti: canali, anzi veri e propri fiumi, come li rappresentarono fin dal Medioevo le immagini del sangue salvifico sgorgante dal corpo crocefisso di Gesù. Sul modo di attingere a quei fiumi inesauribili la cultura ecclesiastica aveva calato regole precise, figlie del diritto romano e di quella speciale scienza del sacro che dominava il sapere, la teologia. Osservando quelle regole definite dai decreti del Concilio di Trento e tradotte in formule precise dal Rituale Romano di Paolo V si aveva la certezza dellefficacia del sacramento, indipendentemente dalla disposizione soggettiva o dalle qualità morali di chi lo amministrava. La sua efficacia entrava in funzione nel ricevente e lo trasformava, così come usando una immagine fisica forse più familiare alla nostra cultura di quelle elaborate per secoli dalla teologia - il trapianto di un organo modifica colui che lo riceve. Sarebbe sbagliato però sottovalutare limportanza di quei dubbi religiosi. Dalla loro soluzione dipendeva non solo la pace di coscienze inquiete ma anche la sorte di intere moltitudini. Gli ebrei convertiti e battezzati a forza in Portogallo e in Spagna, ad esempio, furono considerati veri cristiani a tutti gli effetti e, dopo qualche incertezza e qualche rinvio, furono trattati di conseguenza, per cui se li si trovava ancora dediti alle pratiche rituali ebraiche venivano considerati apostati e molto spesso condannati al rogo. Dubbi del genere insorgevano anche molto spesso nella mente di missionari che avevano la responsabilità di intere popolazioni in terre non europee. Era facile sbagliare nelluso della formula rituale del Battesimo che, tradotta in algonkino o in cinese, rischiava di assumere un significato diverso. E cerano le complicazioni create dalla divisione religiosa europea. Un missionario francese del '600, nato da famiglia calvinista e convertitosi al cattolicesimo, scoprì un giorno che i genitori lo avevano battezzato con acqua di rose, non con lacqua naturale benedetta che il rito cattolico esigeva. Era valido quel battesimo? E se non lo era che cosa si doveva pensare di tutti quei sacramenti che lui aveva amministrato? Aveva battezzato numerosissimi nuovi cristiani in terre di missione e celebrato tanti matrimoni, per non parlare delle infinite confessioni ascoltate. Tutti quei presunti cristiani erano rimasti pagani, i loro matrimoni erano concubinati, le loro anime erano attese allinferno e loro non lo sapevano. Davanti allabisso di tante vite costruite sullinganno involontario di una grazia che non era stata realmente trasmessa lo colse un senso di vertigine e cadde in una depressione che pervade le suppliche inviate alle autorità romane. Tante storie di come il mondo entrò allora nella comunità religiosa della Chiesa cattolica e la rese di fatto universale. Il nostro presente che si specchia in queste carte antiche può approfittarne per scoprire molti aspetti di se stesso e del suo mutamento. Non solo aspetti del vissuto religioso o delle dottrine teologiche ma anche di mutamenti più sottili e più profondi. Per indicarne uno, possiamo dire che cè qui un segno importante di qualcosa che oggi, al di là della permanenza di chiese e di fedi e di sacramenti, è venuto meno: il valore delle parole. La nostra cultura conosce le voragini amministrative e finanziarie che possono aprirsi quando si scopre una firma falsa. Ma non ha più nessuna percezione del valore che aveva la parola in tempi di culture orali, quando una stretta di mano e una promessa legavano più strettamente di qualunque vincolo materiale. Pensiamo al matrimonio, questo difficile contratto che aveva lungamente atteso un pieno riconoscimento nel sistema simbolico della vita religiosa. Anche la sistemazione cattolica tridentina della materia dovette fare perno sul valore della promessa pronunziata dai contraenti: rimase e fu ribadito il valore della parola pubblicamente pronunziata. Ma il rito dovette essere celebrato in chiesa davanti a unautorità ecclesiastica e le parole dellimpegno assunto, unica base del matrimonio, dovettero lasciare traccia scritta in un registro parrocchiale. La vittoria piena dello scritto doveva seguire col tempo. Oggi è totale. È una involontaria ironia della storia che una legge elaborata per regolare impegni di convivenza e di affetto diversi dal matrimonio ufficiale prenda oggi in Italia il proprio nome dalla prima persona singolare del verbo "dire".
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Adriano Prosperi
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