Se il restauro iniziasse subito sarebbe comunque impossibile restituire all'opera la sua colorazione originaria Figure senza volto, le braccia delle quali sembrano fare un tutt'uno informe con corpi dalla superficie ruvida, interrotta da numerose spaccature. Crepe più o meno profonde, scheggiature, crolli parziali. Gravi ossidazioni e alterazioni permanenti del marmo. Un bordo, coperto di calcare, dalle terminazioni «stranamente» appuntite. La colorazione che dall'ocra passa ai toni del rosso per giungere al nero. Nell'acqua, rifiuti di ogni genere. Complici smog, sporcizia e scarsa manutenzione, la fontana di piazza d'Ara Coeli ha cambiato colore e «forma», denunciando così l'allarmante stato di degrado in cui si trova. Commissionata da Papa Sisto V, fu disegnata nel 1589 dall'architetto Giacomo della Porta e realizzata in marmo e travertino da Andrea Brasca, Pietro Gucci, Pace Naldini. La fontana ha una vasca «a barca» decorata con 4 mascheroni, da cui si alza un balaustro che sorregge un catino, sormontato da un trimonzio circondato da quattro putti con anfore. Sotto Papa Alessandro VII, in seguito a restauro, furono aggiunti gli stemmi del Popolo Romano e dei Chigi. Malgrado sul sito web del Comune sia indicata come «una delle creazioni più interessanti dell'architetto genovese» e, nonostante la sua collocazione, a pochi metri dalla scalinata che porta al Campidoglio, la fontana sembra essere stata dimenticata. A testimoniarlo è la struttura stessa, in un crescendo che, dalla sporcizia del bacino inferiore, ricettacolo di rifiuti e spartitraffico, porta alle decorazioni della sommità, ormai irriconoscibili. «I putti nella parte superiore - spiega Luigi Renzi del Consorzio Europeo di Ricerca e Restauro - sono ricoperti da uno strato di calcare, che rende difficile percepirne le forme. I volti sono corrosi dall'acqua, che, fuoriuscendo in modo non omogeneo, batte sempre sugli stessi punti. Ciò vuoi dire che la superficie sotto questi strati di calcare, divenuta sicuramente ruvida, potrebbe presentare abrasioni e spaccature. Una delle sculture, inoltre, ha perso parte del volto, in seguito a quella che viene definita esplosione del marmo, dovuta a precedenti restauri e alla presenza di elementi di metallo». Il calcare non ricopre solo le decorazioni ma tutti i bordi della fontana, in strati spessi alcuni centimetri che terminano con più o meno accentuate «stalattiti» che vanno dal bianco al giallo. «Le macchie gialle sono di limonite -prosegue -, non possono essere totalmente eliminate, tutt'al più sbiancate. Più gravi quelle rosse, dovute alla ruggine, causata da problemi alla parte idraulica. L'ampia estensione e la comparsa in più punti di queste macchie rosse fanno pensare che il problema non riguardi solo la superficie del marmo, ma che, partendo dal tubo, venga addirittura dall'interno. La ruggine si può togliere, senza provocare danni, fino a 4 millimetri di profondità. Andare oltre significa mettere a rischio la sicurezza dell'opera». Ma le macchie e i «colori» non finiscono qui. Spesse croste nere, provocate dallo smog, e attraversate da rigature di limonite caratterizzano balaustro e bacino. «La situazione è grave - conclude Renzi -. Occorrerebbe un intervento urgente per risolvere i problemi idraulici, provvedere alla verifica dei conci e al loro riposizionamento. Se il restauro iniziasse subito sarebbe comunque impossibile restituire alla fontana la sua colorazione originaria. Molto è, ormai, andato perduto».