Capolavori scomparsi e ritrovati: dai tombaroli ai grandi musei L'ultimo atto risale soltanto a lunedì scorso. Quando il Tribunale di Roma ha rinviato alla Corte Costituzionale gli atti del processo in corso contro Giacomo Medici, il trafficante accusato d'aver venduto per anni (illecitamente) tesori d'arte ai più celebri musei del mondo, dal Getty al Museum of Fine Arts di Boston, dal British Museum allo Staatliche di Berlino, dal Miho Museum di Tokyo al Met di New York. Una «risoluzione» che potrebbe avere un risultato devastante: se la Corte Costituzionale deciderà che i termini stabiliti dall'ex Cirielli potranno essere applicati anche al processo di secondo grado contro Medici, gli episodi di ricettazione di cui l'antiquario è accusato (oltre un centinaio) cadrebbero in prescrizione. Il danno è, comunque, già fatto visto che i tempi del processo, dopo questo rinvio, risultano inevitabilmente allungati. The Medici Conspiracy (Il complotto Medici) è il titolo del libro che Peter Watson e Cecilia Todeschini hanno dedicato proprio a quel Medici che leggenda vuole «potesse contare su oltre 17 mila oggetti antichi nascosti in ventinove depositi segreti sparsi in tutto il mondo». Un «true-life thriller» ricco di documenti e prove (anche fotografiche), un «giallo-verità» firmato da un tecnico come Watson (giornalista e scrittore esperto di archeologia). Che aveva a suo tempo già messo a soqquadro il mondo delle aste con un saggio inchiesta dedicato a Sotheby's (in seguito all'uscita del suo Sotheby's: thè inside story era stata chiusa la filiale londinese della casa d'aste che si occupava di arte antica). E sempre Watson è autore di un saggio {The Caravaggio conspiracy. From Manet to Manhattan) in cui si parlava degli oscuri personaggi che ruotano attorno all'opera di Caravaggio e dove si definiva «altamente improbabile» l'ipotesi che voleva uno dei massimi capolavori del maestro (La Natività coi Santi Lorenzo e Francesco un tempo conservato all'Oratorio di San Lorenzo a Palermo) «scomparso in quanto trafugato dalla mafia». Watson e Todeschini ricostruiscono stavolta «l'illecito viaggio delle antichità saccheggiate, dai tombaroli italiani ai più grandi antiquari del mondo». Rivelando strani intrecci fatti, ad esempio, di antichi vasi dell'VIII secolo avanti Cristo che da Melfi arrivano «senza passaporto» fino a Ginevra e da qui poi volano a Monaco dove i Carabinieri finalmente li sequestrano, ma non in un museo quanto nella piscina (per fortuna vuota) del più acerrimo nemico di Medici, tale Gianfranco Becchina. O, ancora, di tre bellissimi vasi che, dopo una breve sosta ancora una volta a Ginevra, qualche anno più tardi si potranno ammirare nelle vetrine del Metropolitan Museum di New York e della Hunt Collection (nella lunghissima lista delle opere «incriminate» ci sono anche un Diadomeno copia da Policleto, un'Olpe corinzia, un'Hydria con figure nere). Sintomatica è, a questo proposito, la vicenda dei «due grifoni che mangiano un'antilope» (un pezzo vecchio di oltre 2.500 anni) raccontata attraverso una serie di immagini che fanno corredo al libro: prima, i grifoni appaiono sporchi di terra nel bagagliaio dell'auto di Medici; poi, nella bacheca del Getty Museum; infine, diventano sfondo (sempre al Getty) per una foto ricordo di Medici (stessa sequenza fotografica anche per un bellissimo Kantharos). Medici, d'altra parte, sembrava avere proprio il vizio di farsi ritrarre davanti ai capolavori che aveva contribuito ad esportare. Un vizio che si dimostrerà per lui pericolosissimo: proprio grazie a queste fotografie (scoperte nel 1995) si sarebbe arrivati, dopo quasi dieci anni, al primo processo contro Medici e all'incriminazione dell'ex curatrice del Getty, Marion True. In primo grado Medici (romano di nascita, ma da anni residente a Ginevra) sarebbe stato condannato a dieci anni di carcere e a dieci milioni di euro di provvisionale per il danno inflitto al patrimonio culturale del nostro Paese. E quel processo avrebbe contribuito a riportare alla luce «vicende oscure» come quella dell'Atleta di Lisippo, della Venere di Morgantina o della Biga d'oro di Monteleone. Puntando il dito sull'universo fatto di tombaroli, collezionisti e mercanti senza scrupoli, direttori di musei assai disinvolti. Mentre i «buoni» stanno tutti dalla stessa parte, quella italiana: il generale dei Carabinieri Roberto Conforti e il Pubblico ministero Paolo Ferri. Le prove che Watson e Todeschini hanno inanellato sono circostanziate. Watson d'altra parte avrebbe fatto da testimone al processo contro la True (accusata di associazione per delinquere e ricettazione di beni italiani esportati clandestinamente). Di cui viene riportata la lettera con cui si scusa con il «caro Giacomo» per non aver potuto comprare da lui (per conto del Getty) «una bellissima serie di venti piatti attici con figure rosse». D'altra parte, sembra quasi voler dire Watson, quella dei capolavori trafugati è una storia antica: «Oggi si arriva a pagare molto denaro per un vaso etrusco oppure romano scriveva nel 1787 il grande Goethe in una sua lettera da Napoli e non c'è viaggiatore che non ne vorrebbe comprare almeno uno».
ARTE Un mercante italiano protagonista di un intrigo internazionale. Medici, lo strano caso dei grifoni perduti
Il Tribunale di Roma ha rinviato alla Corte Costituzionale gli atti del processo contro Giacomo Medici, un trafficante accusato di aver venduto tesori d'arte ai più celebri musei del mondo. Se la Corte Costituzionale decide che i termini dell'ex Cirielli possono essere applicati al processo di secondo grado contro Medici, gli episodi di ricettazione di cui l'antiquario è accusato cadrebbero in prescrizione. Il libro "The Medici Conspiracy" di Peter Watson e Cecilia Todeschini ricostruisce l'illecito viaggio delle antichità saccheggiate, dai tombaroli italiani ai più grandi antiquari del mondo.
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