Nonostante l'impegno di funzionari e dirigenti si fa sempre più grave la carenza di finanziamenti e personale Trentacinquemila libri, tra i quali molti pezzi unici, appartenuti a pontefici e regnanti. Rarissimi volumi dal Cinquecento fino ai contemporanei, una delle più importanti raccolte private mai collezionate. Si tratta della biblioteca appartenuta al celebre francesista e studioso Giovanni Macchia, scomparso nel 2001. Ad acquistarla nel 1993, per due miliardi di lire (ma già all'epoca valeva molto di più) fu la Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, che poi, come "previsto già dall'atto notarile, la donò alla Biblioteca Nazionale centrale dopo la morte del professore. La sala per ospitarla e aprirla al pubblico è pronta da tempo. Ma la leggendaria biblioteca Macchia aspetta da anni (in magazzino) quei 400 mila euro più volte richiesti dal 2003: soldi indispensabili per la catalogazione di un fondo ricco di libri antichi, con annotazioni ed ex libris storici. La collezione del grande francesista vincolata dal 79, pagata 2 miliardi di lire nel '93 I libri rari di Giovanni Macchia nei magazzini della Nazionale La Biblioteca chiede da anni i fondi per renderli consultabili Pagata due miliardi di lire nel 1993, ma già a quell'epoca stimata -solo a considerarne il valore meramente commerciale - molto, molto di più. Quattro o forse addirittura cinque miliardi. Riconosciuta, e come tale vincolata dallo stesso Stato italiano, come bene inscindibile, non vendibile e non esportabile già nel lontano 1979. Un vincolo di cui il proprietario andava orgoglioso. Meno, fosse vivo oggi, il professore Giovanni Macchia, il «grande francesista» {definizione che lui non amava, pur consapevole che ormai lo si definisse sempre e sinteticamente così) lo sarebbe del fatto che la sua preziosissima biblioteca - tra le raccolte private più importanti mai messe insieme da un unico individuo - giaccia ancora oggi non catalogata e meno che mai consultabile nei magazzini della Biblioteca nazionale centrale di Roma, la più importante d'Italia, organismo dipendente dal ministero per i Beni culturali. Grave lacuna, non certo imputabile alla professionalità di funzionari e dirigenti di quell'istituzione, quanto piuttosto all'ormai cronica scarsezza di fondi e personale (sempre meno) destinato ai beni librari. Per rendere fruibile quell'eccezionale patrimonio - per il quale e già pronta e allestita la sala con tanto di arredi destinati a ospitarlo - servono 400 mila euro. Una cifra che la biblioteca nazionale, sperando di accedere a parte dei fondi dell'otto per mille distribuiti ogni anno per progetti culturali, ha più volte richiesto dal 2003 (anno in cui il patrimonio di Macchia è giunto in sede) a oggi, ma che finora non è stata concessa. Saggista di fama mondiale, scomparso a 88 anni nel 2001, Macchia, che era nato a Trani nel 1912 ed era giunto a Roma giovanissimo, per una vita scelse e collezionò qualcosa come 35 mila volumi (il numero esatto non si conosce, ma questa stima è dello stesso Macchia, fatta nel 1980) che in gran parte rispecchiano i suoi molteplici interessi di accademico, grande intellettuale e scrittore, sempre nel segno di un certo eclettismo: letteratura francese (nel 1990 fu insignito della Legion d'onore) e italiana (fu Accademico dei lincei e per 40 anni una delle grandi firme del Corriere della Sera), teatro, storia della musica. Macchia fu anche un eccezionale bibliofilo. È infatti vero che i suoi libri lui stesso li definiva «prima di tutto strumenti di lavoro». Ma è altrettanto vero che il professore era anche sedotto «dalla loro duttilità e dalla loro bellezza». Un tesoro, la biblioteca di Macchia, raccolto tra aste e librerie antiquarie di mezzo mondo, per anni collocato nell'appartamento al secondo piano di via Guido d'Arezzo ai Parioli e in gran parte composto da prime edizioni introvabili, pezzi unici (alcuni dei quali non posseduti nemmeno dalla Biblioteca Nazionale francese), rarissime settecentine, libri appartenuti, prima che a Macchia, a pontefici e capi di Stato, ai fratelli Goncourt, al ministro francese Colbert... La biblioteca fu generosamente acquistata, Macchia vivo, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, con atto notarile che già prevedeva la donazione, da parte della Fondazione, alla Biblioteca Nazionale di Roma. Dal canto suo, la Biblioteca ha subito provveduto, con fondi ordinali, al trasloco, alla pulitura e disinfestazione dei libri e al loro collocamento in magazzini, seguendo il più possibile la disposizione originaria che avevano nell'appartamento. Di più, con fondi sempre in calo e con il personale disponibile, non è possibile fare. Servono ora 400 mila euro (e una media di tre quarti d'ora per la catalogazione di ciascun volume): un impegno straordinario e una cifra piuttosto alta, ma ampiamente giustificata dalla complessità dell'operazione, vista la presenza di molti esemplari antichi, con annotazioni a margine, carte ed ex libris spesso appartenuti a importanti personaggi del passato e per questo fondamentali, come Macchia ben sapeva: perché, diceva Macchia, «quando il libro è appartenuto a grandi uomini o a grandi scrittori, resta in esso la suggestione delle mani che lo hanno sfiorato, addirittura il calore del pensiero degli uomini che lo hanno posseduto».
Biblioteca nazionale, libri rari in magazzino. Da anni mancano i fondi per esporre i preziosi volumi di Giovanni Macchia
La Biblioteca Nazionale centrale di Roma ha una collezione di libri appartenuta al celebre francesista Giovanni Macchia, scomparso nel 2001. La collezione, che comprende 35.000 volumi, è stata acquistata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Roma nel 1993 per 2 miliardi di lire. Tuttavia, la biblioteca non ha potuto catalogare e rendere fruibile la collezione a causa della mancanza di fondi e personale. La biblioteca richiede 400 mila euro per catalogare i libri e renderli consultabili. La collezione di Macchia è considerata un patrimonio storico e culturale importante, e la sua catalogazione e conservazione sono fondamentali per la sua conservazione.
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