Quel milanese di Caravaggio Una vicenda non solo filologica ma decisiva per intendere le origini culturali del pittore e le fonti della sua ispirazione Apparteneva alla Controriforma pauperìsta e non era affatto «maledetto» come afferma una tenace leggenda Cade un altra falsa convinzione, l'idea di una precocità sorprendente smentita dal vero anno di nascita LA SCOPERTA Svelate e in via definitiva le circostanze della nascita del grande artista. Non nacque nel villaggio da cui prese il nome ma nel capoluogo lombardo. Un giallo finalmente risolto che ha appassionato a lungo gli studiosi Il Sole 24 ore del 25 febbraio ha annunciato con grande evidenza il ritrovamento di un documento attestante il luogo e la nascita di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Si tratta della registrazione del suo battesimo, avvenuto il 30 settembre 1571 nella parrocchia milanese di Santo Stefano in Brolo. Dunque il Caravaggio nacque il 29 settembre di quell'anno. E non nacque a Caravaggio, bensì a Milano. Questo fondamentale ritrovamento è avvenuto a opera non già di uno storico dell'arte o di un archivista, ma di un ex manager in pensione, Vittorio Pirani, appassionato della materia. Ma dov'è la novità? Nel mio libro del 1990 sul Caravaggo si leggeva già che il pittore nacque il 29 settembre del 1573 a Milano, e non a Caravaggio: ero giunto a queste conclusioni attraverso una serie di deduzioni logiche. Ma una cosa sono le deduzioni logiche e un'altra documenti. Contro la mia ipotesi, benché dotata di solide basi, si sollevarono indignati gli studiosi caravaggini, soprattutto contro l'affermazione, considerata blasfema, che toglieva alla loro cittadina la gloria di aver dato i natali a uno dei più grandi pittori di ogni tempo, forse il più grande. E così mi ricoprirono di insulti. Erano, è vero, degli studiosi dilettanti, ma anche non pochi storici dell'arte invocarono contro la nuova ipotesi una serie di obiezioni, basate sul fatto che il Merisi, in ogni citazione documentaria o delle fonti, è sempre detto «da Caravaggio»: «oppido vulgo de Caravaggio in Longobardis natus», lo dice inoltre, a chiare lettere, un documento maltese, e bisognava quindi arrendersi all'evidenza. Non per questo cessai di far presente che i genitori del pittore, al servizio dei marchesi di Caravaggio, abitavano non a Caravaggo ma a Milano, ragion per cui, fino a prova contraria si doveva pensare che il piccolo Michelangelo avesse visto la luce nella grande città. I «Merisi da Caravaggio» erano detti così perché effettivamente originari di Caravaggio e per distinguerli da altri Merisi, nome alquanto diffuso. Il «da Caravaggio» faceva insomma parte del cognome dell'illustre membro della famiglia. Che a Malta qualcuno lo avesse detto nativo di Caravaggio significava soltanto che era stato tratto in inganno dal cognome. Ora il documento ha finalmente attestato tutto questo: il che poco aggiunge di sostanziale, se non che il pittore aveva respirato fin dalla nascita l'atmosfera di un grande centro. Ma per gli appassionati di Caravaggio, che sono numero ormai infinito, in tutto il mondo, la notizia è appunto «una bomba», come la definisce Il Sole 24 ore. Quanto al giorno e al mese della nascita, neanche qui il documento produce effetti di gran rilievo, ma si sa quanta importanza si dia, nelle biografie dei grandi, non solo al luogo, ma anche alla data precisa della loro venuta alla luce. Tanto più che secondo la mia ipotesi, fondata sulla revisione di un vecchio epitaffio del Milesi che indicava nel 29 settembre 1573 il fausto giorno, la data interveniva anche a spiegare il nome del pittore: Michelangelo. Non un omaggio dei presaghi genitori al Buonarroti, bensì a San Michele Arcangelo, la cui festa ricorre appunto il 29 settembre. Qui, con la data di nascita, entriamo in un campo più delicato e gravido di conseguenze. Il fatto che al pittore fosse stato dato il nome di un Santo depone intanto sulla religiosità della famiglia, e dell'ambiente in cui egli si formò. Ma soprattutto, l'ormai accertata età del pittore al momento del suo arrivo a Roma, intorno al 1592, nonché al momento in cui ricevette la celebre commissione per le storie di San Matteo in San Luigi de' Francesi (1599, ovvero a ventotto anni) contribuisce a sfatare definitivamente le leggende fiorite intorno alla sua presunta, strabiliante precocità. Quando si dava fede, per la data delle storie di San Matteo, all'indicazione dell'anno 1590 iscritta nel pavimento della cappella, e si credeva che il Caravaggio fosse nato nel 1573, ci si trovava di fronte alla stupefacente nuova di un pittore incaricato a diciassette anni di una delle commissioni pittoriche più importanti nella città di Roma. Il che concorreva a rinforzare la leggenda del «pittore maledetto», ovvero del Rimbaud della pittura, precocissimo, ateo, sprezzante di ogni vincolo e perché no anche omosessuale; per di più violento e assassino. Il ritrovamento del documento milanese ha dato l'ultimo colpo a questa aberrante costruzione le cui fondamenta erano state poste dal primo biografo del pittore che però, vedi caso, era un suo acerrimo nemico: Giovanni Baglione. Nostri studi hanno mostrato che in realtà il Caravaggio, pittore drammaticamente religioso, era interprete dell'ala pauperista della Controriforma, quella di San Filippo Neri, e dei Borromeo: interprete di un pensiero milanese, in altre parole, come da un milanese ci si poteva aspettare. Le opposizioni tenaci che egli incontrò in vita erano opposizioni, si direbbe oggi, di segno «politico», giacché all'ala pauperista, che predicava l'assistenza ai poveri considerandoli immagine del Cristo, si contrapponeva in curia un pensiero radicalmente opposto e maggioritario, che, più o meno, giudicava i poveri colpevoli della loro povertà e ambiva a quello sfarzo e ostentazione di ricchezza che ebbe poi il sopravvento con la corrente del barocco, decisamente vincente su quella del realismo di derivazione caravaggesca. Ma anche il realismo caravaggesco, dopo la morte del pittore, fu svuotato dei suoi significati più profondi e ridotto più o meno al pittoresco. In questo contesto, protettori a Roma del Caravaggio, oltre ai Colonna, ovvero alla famiglia dei marchesi di Caravaggio, furono gli Oratoriani di San Filippo Neri e il loro adepto Federico Borromeo, che lodò in termini entusiastici la celebre canestra di frutta del Carvaggio oggi all'Ambrosiana, da lui acquistata. Desideravo, dice il cardinale nella descrizione del proprio Museo, corredare questa natura morta di un pendant, ma non avendo trovato nessun altro pittore che fosse in grado di uguagliare la straordinaria eccellenza del Caravaggio (il quale nel frattempo era scomparso) dovetti rinunciare al mio proposito. L'entusiasmo dimostrato dal Borromeo nel commentare l'opera del Caravaggio, non è tuttavia bastato ai consueti «contestatori», questa volta non della data e del luogo di nascita, ma della nuova visione del Caravaggio non già come drastico trasgressore di ogni regola morale, ma come militante del pauperismo borromaico. In proposito, si è osservato che il Borromeo pur lodando la canestra di frutta, parla di «flores» invece che di frutti, il che attesterebbe la sua reale indifferenza per l'opera. Anche qui occorrerebbe qualche documento, e non disperiamo che il tempo ne sia provvido. Intanto è molto interessante che sia stata ritrovata la versione originale, in italiano, dello scritto del Borromeo: in questa versione si parla correttamente di frutta. L'errore fu dunque del traduttore. Le discussioni intorno al Caravaggio, il pittore in assoluto più studiato in ogni angolo del mondo, non si arrestano ai temi fin qui illustrati. Dispute anche più pesanti si intrecciano intorno all'autografia dei suoi dipinti. Negli ultimi anni, gli specialisti hanno pubblicato una notevole quantità di «inediti» attributi al Caravaggio, non tutti a dire il vero convincenti, e tali appunto da contrapporre pareri di segno opposto, tra i «rigoristi», che tendono, in linea di massima, ad escludere ogni nuova attribuzione a meno che la sua evidenza non sia totale, e le «maniche larghe», che tendono invece ad accogliere ogni nuova proposta. Tutto ciò rende ormai indilazionabile una severa revisione di tutto il materiale caravaggesco e si spera che a questo possa provvedere la grande mostra sul pittore, che senza dubbio sarà tenuta nel quarto centenario della sua morte ovvero nel 2010. Non si sa ancora a chi sarà affidata la cura di questa capitale esposizione. Sarebbe tuttavia augurabile che sia chiamata a presiedere alla scelta delle opere e al controllo delle schede di catalogo, una commissione composta da tutti i maggiori specialisti del Caravaggio, d'Europa e d'America.