Si tratta dell'attuale Francavilla Marittima che registrerebbe un notevole impulso turistico Marianna Vetere Per anni il Parco Archeologico di Francavilla (l'antica Lagacia) è rimasto una bomboniera nascosta agli occhi di tutti a causa della "cronica mancanza di risorse finanziarie", come, del resto, aveva già sottolineato la dottoressa Silvana Luppino nel proprio messaggio al convegno della "Giornata Archeologica Francavillese"; oggi, per fortuna, dopo i lavori eseguiti da alcuni studenti dell'Università della Calabria e a quello eseguito dalla archeologa olandese Marianne Kleibrink Maaskant (doccnte di Archeologia Classica e Mediterranea all'università di Groningen) l'area è tornata ad essere un "museo all'aperto", come Pino Altieri (presidente dell'associazione Onlus "Lagaria") lo aveva, a suo Iempo, definito. Storicamente Lagaria era una città tra Thurio ed Eraclea, a tre Km dalla costa: la sua nascita corrisponde alla venuta della popolazione degli Enotri, che abitarono centri come Castrovillari e Spezzano Albanese sin dall'età del Bronzo, rimanendovi anche olrre l'insediamento greco dell'VIli sec. a.C.. Gli Enotri raggiunsero il massimo del proprio splendore nel V sec. a.C., per essere, successivamente, sopraffatti dai greci stessi. I luoghi abitati presso Timpone della Motta (la zona con Lagaria) sono quelli in cui sono stati ritrovati i resti di una civiltà antichissima: sono affiorati resti di un'acropoli, di una necropoli e di tre templi, i più antichi di cui si abbia conoscenza in Italia. I tre edifici - lignei - sono sovrapposti ai resti di case - anch'esse in legno - dell'VIlI sec. a.C., appartenute ad una famiglia aristocratica enotria: una di queste case è chiamata "Casa Delle Tessitrici", in quanto vi sono stati trovati resti di un grande telaio, a testimonianza che la lavorazione della lana aveva, per gli Enotri, un carattere sacrale; il culto sarebbe, successivamente, conrinuato nei templi lignei costruiti alla fine del secolo VIII a.C., sovrapposti alle case. La disposizione dei templi - che formano l'Athenaion - è a triangolo, quello centrale e i due laterali: in quello centrale avveniva la celebrazione del culto dedicato alla dea Atena, raffigurata da una statua in terracotta seduta su un trono in bronzo con in grembo le stoffe decorate dalle donne che tessevano per lei. Con Atena si venerava anche Epeio, l'artefice del mitologico Cavallo di Troia e fondatore di Lagaria, il quale offrì proprio ad Atena, sempre secondo la mitologia, gli utensili servitigli per la costruzione del Cavallo. Notevoli sono stati i ritrovamenti all'interno del complesso: il culto di Atena sul Timpone della Motta non era imperniato esclusivamente sulla lana (come accennato), ma si esprimeva anche con l'uso dell'acqua: infatti lungo tutto il perimetro dei templi - ma anche lungo il muro di difesa dell'Athenaion - sono state ritrovate migliaia di bocchette (hydriskai) e di coppette (kanthariskoi), a dimostrazione che il culto praticato nel santuario era soprattutto quello dell'acqua votiva. Attualmente è in via di definizione il progetto che prevede anche il recupero delle tombe a tumulo della necropoli di Macchiabate, scoperte da Paola Zancani Montuoro tra il 1963 e il 1969 e denominate come Temparella, Cerchio Reale, Strada, Lettere, Uliveto, Vigneto, Cima, Scacco Grande. La necropoli conta circa 200 tombe (93 nella zona Temparella, 13 nella Cerchio Reale, 1 nella Cima e poi la "Tomba Strada", 16 nella Uliveto, 9 nella Lettere, 7 nella Vigneto), ma non si esclude la presenza di altre aree a tutt'oggi ancora non scoperte. Il progetto prevede, tra gli altri interventi, quelli di recupero della documentazione, della pulizia dell'area, della ricostruzione della "Tomba Strada" e della identificazione dei limiti dell'area stessa, nonché la ideazione di un percorso di visita che sia in linea con la struttura e che non ne danneggi il materiale: il tutto dovrebbe essere realizzato in un arco di tempo di cinque anni, con l'interessamento, ovviamente, della Sovrintendenza Archeologica della Calabria oltre che del comune di Francavilla e dell'Associazione Lagaria. Un programma che restituirà agli antichi splendori, dunque, necropoli e Athenaion di Timpone della Motta, e che contribuirà ad arricchire un patrimonio archeologico ignoto alla maggior parte degli addetti ai lavori (ma già comunque conosciuto per l'esposizione dei reperti al Museo Archeologico Nazionale di Sibari). L'auspicio sarebbe quello di dar vita ad un unico, grande complesso archeologico, fruibile dal pubblico tutto l'anno; singolare, ma non illogica, infine, la proposta di Pino Altieri, il quale ha recentemente chiesto di cambiare il nome di Francavilla in quello originario di Lagaria oppure, al limite, di mutare il nome di "Francavilla Marittima" in "Francavilla di Lagaria".
Un grande parco archeologico-culturale che valorizzi l'antica città di "Lagaria"
Il Parco Archeologico di Francavilla (l'antica Lagaria) è stato restaurato dopo anni di mancanza di risorse finanziarie. I lavori sono stati eseguiti da studenti dell'Università della Calabria e da un'archeologa olandese, Marianne Kleibrink Maaskant. L'area è tornata ad essere un "museo all'aperto", come definito da Pino Altieri, presidente dell'associazione Onlus "Lagaria". Il parco archeologico è situato a Timpone della Motta, dove sono stati ritrovati resti di una civiltà antichissima, tra cui un'acropoli, una necropoli e tre templi. I templi sono stati costruiti alla fine del secolo VIII a.C.
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