Avevano uno scudo sul braccio e forse erano addirittura più di due i guerrieri bronzei ripescati nel 1972 al largo della cittadina di Riace davanti alla coste toniche della Calabria. Il sospetto che non tutto fosse andato nel verso giusto al momento del ritrovamento è venuto al Pro-fessor Giuseppe Brago che con tenacia è andato alla ricerca dei documenti del rinvenimento dei Bronzi negli archivi del museo archeologico di Reggio Calabria. Il professore, che a questa storia ha dedicato un libro, intervistato dal Tg3 di ieri sera, ha mostrato la denuncia fatta dal sub protagonista del ritrovamento, Stefano Mariottini. Nel documento, trasmesso il 17 agosto del 72 alla soprintendenza di Reggio Calabria, si parla di un gruppo di statue e si afferma che una delle statue «presenta sul braccio sinistro uno scudo». Sulla base di questi elementi il ministro dei Beni culturali ha avviato un'ispezione, dando mandato ai carabinieri del nucleo di protezione storico-artìstica di aprire un'indagine sulla vicenda. Ad aumentare il sospetto di una manomissione dei bronzi sono anche le immagini degli attacchi reggiscudo delle due statue. Dalle riprese risalenti al momento della scoperta infatti si nota che le incrostrazioni marine ricoprono interamente la superficie degli attacchi tranne i fori in cui gli scudi erano agganciati: segno evidente che erano stati rimossi di recente. In quel periodo - spiega il professor Brago - era più facile commerciare questi reperti. Quel che è certo e che i nostri mari sono un immenso tesoro aperto a tutti coloro che abbiano la curiosità e le possibilità di saccheggiarlo, come dimostra il caso dell'Atleta di Fano ritrovato in acque territoriali italiane e ora illegalmente al Getty Museum. Quello dei bronzi di Riace è la storia di un ritrovamento straordinario. Sin dai primi interventi eseguiti dai restauratori del Museo nazionale della Magna Grecia apparve chiaro che si trattava di due statue di fattura eccezionale. I tecnici reggini lavorarono alla pulitura dei bronzi fino al 75 quando fu chiaro che non sarebbe stato possibile procedere oltre coi limitati mezzi di cui disponeva il laboratorio. Le statue furono allora trasferita all'Opificio delle pietre dure a Firenze, celebre centro dotato di tutte le tecnologie necessarie al restauro. L'intervento durò cinque anni e si concluse nel 1980. Per sei mesi le statue furono esposte a Firenze riscuotendo un successo internazionale. Successo ripetuto poi anche a Roma. All'inizio degli anni '90 tuttavia i bronzi iniziarono a presentare numerosi segni di degrado. Perciò si è deciso di procedere con un nuovo intervento terminato nel '95. I due guerrieri sono ora. di nuovo nella grande sala a clima controllato del museo di Reggio Calabria.