E' FIORENTINA l'unica erede vivente di Egisto Paolo Fabbri (nell'autoritratto, foto piccola), l'appassionato collezionista italo-americano scopritore di Cézanne, che fra la fine dell'Otto e i primi decenni del Novecento, poteva vantarsi di custodire nella sua dimora fiorentina, in via Cavour, ben trentadue dipinti del rivoluzionario maestro di Aix en Provence, 'lupo solitario', amico di Zola e Pissarro e padre della pittura moderna. E' lei Drusilla Gucci Caffarelli in prima persona che con il prestito di molte opere della sua collezione, ha fortemente contribuito alla realizzazione della mostra 'Cézanne a Firenze' curata da Carlo Sisi e Francesca Bardazzi, in programma a Palazzo Strozzi dal 2 marzo al 29 luglio: tanto che sulla 'storia di famiglia' verrà proiettato un lungo video all'interno della rassegna. Con l'avvicinarsi dell'apertura di un simile evento culturale, cresce la voglia di vedere per la prima volta riunite le opere più significative delle raccolte Fabbri e Loeser (in totale una cinquantina), smembrate negli anni delle due guerre, appartenute a due giovani, ricchi e sofisticati collezionisti: Egisto Paolo Fabbri (New York, 1866- Firenze 1933) e Charles Alexander Loeser (New York, 1864 Firenze 1928) cresciuti fra Parigi e New York, ma innamorati di Firenze e devoti, da subito, al mito di Cézanne. Di colui che, ancora snobbato dalla critica, andava tuonando: «La sensazione prima di tutto. Io cerco la luce, il cilindro, la sfera. Col colore voglio reintegrare ciò che le sensazioni mi danno in modo confuso». Nella sua nella sua splendida villa di Bagazzano a Fiesole, quasi un museo, Drusilla Gucci custodisce immensi capolavori e «qualcosa», come confida lei stessa di Cézanne «le è rimasto». Signora, ma è vero che lei è l'unica parente rimasta di Egisto Paolo Fabbri? «Sì, Egisto, che è stato anche lui un grandissimo pittore, non si è mai sposato e quindi non ha avuto discendenti diretti; era fratello della mia nonna materna». Emozionata di trovare fra qualche giorno esposti a Palazzo Strozzi, nel salotto buono delle mostre fiorentine, i quadri appartenuti alla sua famiglia, fra i quali molti dei Cézanne che, si racconta, Fabbri per anni custodì gelosamente nella sala da pranzo del palazzo di via Cavour? «Naturalmente. Il palazzo di via Cavour fu la prima casa fatta costruire dallo zio di Egisto, Egisto Senior su progetto dell'architetto Giacomo Roster a Firenze. Oggi è sede dell'Istituto dei padri Scolopi. Qui Egisto, che aveva studiato arte a New York, si trasferì a 19 anni con la madre e i sette fratelli. Era molto affezionato a questa casa e molto legato alla sua famiglia». Le opere che verranno esposte provengono dai più prestigiosi musei del mondo, come il Metropolitan di New York, l'Ermitage di San Pietroburgo, la National Gallery di Washington. Ci sono anche suoi quadri? «Ho prestato le opere più belle e significative della mia collezione. Un grosso impegno in quanto tutti i quadri sono stati opportunamente restaurate per l'occasione e la mia casa è diventata come un piccolo cantiere d'arte. Fra l'altro Egisto, che a Firenze frequentava lo studio di Eduardo Gordigiani e Alfredo Muller e la cerchia degli intellettuali inglesi ed americani, da Bernard Berenson a Vernon Lee, amava dipingere paesaggi 'en plein air' e ritratti dei suoi familiari. La stessa passione aveva catturato anche sua sorella Ernestine, rimasta vedova molto giovane, che rappresentò quasi il suo alter-ego. Con lei infatti amerà fare lunghi viaggi in Francia, specie a Parigi dove intense erano le frequentazioni con Degas, Pissarro (suo maestro), Mary Cassatt e Sargent». Che ritratto si è fatta di Egisto Fabbri, anche attraverso i ricordi di famiglia? «Come Loeser fu uno scrupoloso ricercatore e un serio collezionista. Fra l'altro, non nascondo che era di bell'aspetto, molto amato e coccolato dalle donne. Negli ultimi anni, appassionatosi di liturgia e musica sacra, un po' come Cézanne, volle ritirarsi dai clamori della società, abbracciando un'ideale di vita molto sobria ed austera. Tanto che investì tempo e denaro nella ricostruzione in stile romanico della chiesa terremotata di Serravalle in Casentino». Un'ultima curiosità: che cosa mosse Egisto Fabbri a vendere buona parte dei suoi Cézanne? «Negli anni '20, guidato da un processo spirituale molto forte, si trovò di fronte ad una scelta: o tenere i suoi amati quadri o venderli per acquistare, qua a Firenze, il prestigioso Palazzo Capponi, dove vivevano in affitto le sue adorate sorelle. Scelse questo seconda via e fu un nuovo e straordinario atto di amore».