La Merloni perde un pezzo: i lavori su beni vincolati non saranno più soggetti alle regole della legge quadro per gli appalti pubblici ma potranno contare su una disciplina specifica, in buona parte derogatoria rispetto alla 109. È pronto e ha già ricevuto il primo via libera dal Consiglio dei ministri lo schema di Dlgs che rivede la normativa degli appalti sui beni culturali. Una volta entrata in vigore la riforma, l'effetto principale sarà quello di estendere anche al grande mercato dei lavori di restauro sugli immobili le specificità e le deroghe già previste per gli interventi su beni mobili e superfici decorate (categoria OS2). È il caso della scheda tecnica da allegare al preliminare firmata dai restauratori: già obbligatoria per la OS2, con il decreto viene estesa ai lavori sugli immobili vincolati. In altri casi il provvedimento mira ad ampliare le deroghe alla 109 già esistenti. Ad esempio per la trattativa privata il limite sale a 500mila euro (anche se il testo richiama al rispetto dei principi di «pubblicità, trasparenza e rotazione»). Ma la novità più significativa riguarda sicuramente il criterio di scelta delle imprese: il regolamento spalanca le porte all'offerta economicamente più vantaggiosa al posto del massimo ribasso. Non si tratta naturalmente di un obbligo ma di una facoltà. In questo senso un ruolo fondamentale lo giocheranno i curricula dei restauratori utilizzati dall'impresa. «Solo così riusciremo a valorizzare le imprese artigiane - afferma Luciano Marchetti, sovrintendente dell'Umbria e membro della commissione che ha lavorato al testo - che non possono proporre maxisconti ma vantano grandi professionalità». La riforma è stata resa possibile dalla delega per la revisione della normativa contenuta nella legge di riforma dei Ministeri (la 1372002). «Il provvedimento - ha detto Urbani - da un adeguato riconoscimento alle peculiari esigenze conservative dei beni culturali. Non c'è dubbio infatti che il restauro di un'opera artistica crei problemi ben diversi rispetto alla costruzione di un nuovo edificio». E la strada scelta dal Ministèro per garantire questa specificità va spesso nel senso opposto alla Merloni, puntando, come per la trattativa privata sulla «centralità degli affidamenti diretti» (si legge nella relazione). Diverso è anche il sistema di qualificazione: in attesa di un altro provvedimento che creerà un binario autonomo per il restauro, le stazioni appaltanti potranno richiedere requisiti aggiuntivi rispetto agli attuali. In particolare, occorrerà dimostrare di aver eseguito lavori nel settore specifico cui si riferisce l'intervento senza potersi avvalcre di quelli portati dal direttore tecnico. Grande spazio, infine, viene conquistato dai restauratori (cosi come definiti dal Dm 4202001) e dai funzionali tecnici del Ministero. Queste figure potranno anche svolgere la progettazione, la direzione lavori e il supporto al responsabile del procedimento. Ma naturalmente si fa salva la necessità di abilitazione se prevista dalla legge. Il regolamento non specifica il proprio ambito di applicazione in base agli importi. Ma Marchetti precisa: «È chiaro che la disciplina varrà solo per gli appalti di importo inferiore alle soglie comunitarie». Del resto era impossibile prevedere deroghe anche per i maxilavori, soggetti alle direttive comunitarie e quindi alla Merloni che le recepisce. Dopo la prima approvazione, il decreto dovrà ora passare il vaglio delle Camere e della Conferenza unificata.
Restauro, primo sì per le deroghe alla 109
La Merloni ha ricevuto il primo via libera dal Consiglio dei ministri per la riforma della normativa degli appalti sui beni culturali. La riforma estenderà le specificità e le deroghe previste per gli interventi su beni mobili e superfici decorate a lavori sugli immobili vincolati. Il regolamento spalanca le porte all'offerta economicamente più vantaggiosa, ma non è un obbligo. I restauratori utilizzati dall'impresa avranno un ruolo fondamentale nella scelta delle imprese. La riforma è stata resa possibile dalla delega per la revisione della normativa contenuta nella legge di riforma dei Ministeri.
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