Incontro con Settis a Pisa «Ho sollevato io il problema del polo chimico PISA. Triade cultura-ambiente-paesaggio, questione speculazione e imprenditoria, dirigismo e centralizzazione, regista o progettista, il suo ruolo è di consulente oppure di garante del sindaco Brioni... Salvatore Settis nel suo studio di direttore della Normale di Pisa mette in chiaro ogni punto e rilancia il suo Progetto Mantova. Dice di essere stato lui ad introdurre nel piano il problema ambientale: «Quando avvistai la zona industriale chiesi agli amministratori che cosa succede lì? E voi non dite niente?». Niente giri di parole. Pensi che a Mantova i più scettici e ruvidi immaginano che il suo progetto sia il prodotto di un "taglia e incolla" delle sue idee e di quelle del sindaco. Insomma, lei sarebbe il garante del Comune... Il professore ascolta e non fa una piega, quasi sorride. Spalanca la finestra e ci mostra la piazza abbagliata dal sole. Non è piazza Sordello, ma piazza dei Cavalieri, Pisa, sede della yeneranda Scuola Normale Superiore di Pisa, incubatrice di geni. La statua di Cosimo I dei Medici ci mostra le spalle, e il direttore Salvatore Settis ci guarda negli occhi e replica alla domanda sul mix cultura-ambiente-paesaggio che è il sistema nervoso del suo Progetto Mantova. ARTE E PAESAGGIO. La risposta è secca; «Questa concezione non l'ho inventata io. È scritta nell'articolo 9 della Costituzione. Io al tempo della Costituente avevo 7 anni, non ero mai stato a Mantova, la Brioni non c'era». Il super consulente del sindaco aggiunge che la formula cultura-natura l'ha difesa nei libri che ha scritto molto prima dell'affidamento dell'incarico mantovano: «Una volta per tutte. È il mio pensiero, che vale per la Calabria da cui vengo, per Pisa e per Mantova. Sono stato io a introdurre nel progetto il problema ambientale». Settis spiega che gli amministratori lo stavano accompagnando in auto sul ponte di San Giorgio dicendo un gran bene del profilo terracqueo della città. «Ma girandomi ho visto quello che non si vede, la zona industriale - ricorda -, e allora ho domandato "che cosa succede lì?", "voi non dite niente?"». Niente "taglia e incolla" con la Brioni per sostenerla sulle tante questioni: speculazione, edilizia, Strada Cipata? «Se voglio scrivere di questi temi lo faccio io. So come si fa». Mantova secondo Settis è il posto ideale per mettere a punto la tutela e la promozione dei beni culturali e dei beni paesaggistici: «Qui l'uomo ha plasmato città, laghi, ambiente. Mantova dovrebbe diventare una città pilota. Altroché Celeste Galeria, questa sarebbe la frontiera della nuova concezione ambientale. Sì, è la nuova frontiera. Chi non ci crede è vecchio come il cucco». SPECULAZIONE E IMPRENDITORI. L'insistenza sulla speculazione, sull'avvenuto "sacco di Mantova" (così qualcuno l'ha chiamato) nel decennio passato, sul rischio della cemen-tificazione, le banche e gli imprenditori sono un pochette) rammaricati, assai colpevolizzati. Settis: «Non ho mai usato l'espressione "sacco di Mantova", tuttavia dico che una forte e irragionevole speculazione è dappertutto. Ripeto che l'urbanizzazione di Strada Cipata è un clamoroso errore. E aggiungo che sono molto favorevole alla più larga partecipazione degli istituti bancari e degli imprenditori privati al Progetto. La coscienza della città non sono soltanto i soldi». LA SQUADRA E I NON MANTOVANI. Il Progetto Mantova è un prontuario, un "istruzioni per l'uso" della città. Teoria mirata, insomma, niente proposte con nomi e cognomi. Anzi no, il piano a un certo punto diventa anagrafico. Settis cita personalità che potrebbero far parte di comitati scientifici. È la sua nomenclatura? La sua squadra a Mantova? «Su prospettive e incarichi eventuali io non ho parlato con nessuno - chiarisce il professore - ho segnalato "nomi come..." o "persone come...". Tant'è che il numero delle personalità citate è eccessivo rispetto agli organigrammi, si tratta di pure indicazioni tipologiche». LI direttore assicura di non avere una squadra, «e per formarla dovrei sentire le compatibilità. Anzi, molti dei citati non sanno nulla del progetto». E, aggiungiamo, a Mantova c'è chi osserva che fra questi indicati non c'è un mantovano. Settis rilancia: «Sa quanti professori della Normale sono nati a Pisa? Nessuno». NESSUN DIRIGISMO. Parlare di Mantova fra l'Arno e piazza dei Miracoli è più facile. Il problema di Mantova sta nella frammentazione degli eventi di cultura? «No. La proposta che ho formulato - replica Settis - non è fatta di dirigismo e centralizzazione, che avrebbero un effetto opposto». Per il professore la necessità di Mantova è altra: «Trovare forme di coordinamento senza scoraggiare le autonomie e la progettualità. Fra le segmentazione senza nesso e la centralità assoluta ci sono infinite possibilità intermedie». L'UNIVERSITÀ' SALTATA. Nel piano non c'è un riferimento all'Università e i rappresentanti dell'ateneo non l'hanno presa bene. Lo sa? «Guardi, nemmeno quando ho predisposto il progetto per la riforma dei musei civici di Modena, presi in considerazione l'università di quella città. Per me sarebbe più facile occuparmi del tema universitario, ma non è contenuto nella lettera di incarico, come l'Accademia Virgiliana o i teatri, i licei e le scuole». Settis ci tiene a liquidare l'equivoco «che vuole attribuirmi la stesura di un breviario che si occupasse d'ogni cosa». REGISTA O PROGETTISTA? «Sa, io starei ai fatti, perché è la cosa più sana. Ho scattato una foto a Mantova vista da fuori. L'obiettivo è quello di mettere a frutto le sue potenzialità». Il professore chiude la finestra e la tenda, che torna al suo posto, separando la facciata vasariana del Palazzo della Carovana dagli interni ottocenteschi. «Questa parte di lavoro - chiarisce - è chiusa al 31 dicembre con un documento per la discussione che ora bisogna allargare». Settis ha un'idea assembleare e greca dei prossimi appuntamenti, per il loro carattere plenario e democratico. Immagina di invitare cinque-sei personalità, tipo architetti, esperti di mostre, storici dell'arte, operatori di cultura che dicano quel che va o non va nel Progetto. E dopo? «La parola passa ai cittadini». E il suo ruolo nel nuovo assetto? «Qualsiasi mio ipotetico ruolo per il futuro va costruito. Ma non parlate né di regista né di progettista. Ora facciamo procedere il piano». E MAIL, CHE BEL CONFRONTO. LI direttore della Normale affida il suo privato indirizzo di posta elettronica alla pubblica assemblea, e ne è felice. Il 23 gennaio in aula consiliare aveva detto: «Eccolo, è s.settissns.it, se avete da dirmi qualcosa scrivete». È successo che fino a ieri oltre cinquanta mantovani hanno utilizzato questa forma di dialogo sul Progetto: «Sono stato colpito dalla civiltà della discussione. Qualcuno mi ha scritto e mail e contemporaneamente anche attraverso la posta ordinaria, spedendomi documenti e articoli. È successo quello chi mi aspettavo. Infatti, il peggio che può succede è che un lavoro del genere cada nel vuoto». Il professore ora si prepara a rispondere per categorie di argomenti. PROFESSOR RATZINGER. Torniamo per un attimo al professore, sul suo ruolo. Non è si sente un po' il Ratzinger, ma cardinale, quand'era il custode della fede (nel caso cultural-ambientalista)? «Beh, il professor Ratzinger una volta era un mio collega, all'università di Ratisbona. Ma non avrò mai il ruolo che oggi ha lui...». Settis detesta l'infallibilità: «La prova dei fatti sul progetto Mantova non è ora. Uno che fa ricerca deve mettere in conto percentuali di errore, lo dicono anche i miei amici fisici. E poi l'autorevolezza è uno dei fattori di invecchiamento più attivi». Come dire che lui, Settis, non è il tenutario della "verità". TRIADE E DUCALE. Triade cultura-ambiente-paesaggio. Settis insiste: «Chi prima comincia sarà all'avanguardia nei prossimi venti-trent'anni». Professore, com'è Mantova vista dalla Normale? «Continua a essere bellissima, sempre diversa, nonostante la distanza che la separa da Pisa sia insignificante. È un altro continente, Mantova è più raccolta, è una città dinastica. E poi ha quel fenomeno strepitoso che è Palazzo Ducale». Mentre nella piazza di sotto i giapponesi cercano la piazza dei Miracoli, chiediamo al professore se non è il tempo di rendere autonomo il Ducale, meno statalista, con una indipendenza vantaggiosa per Mantova e la cultura. La risposta stavolta è da presidente del consiglio superiore dei beni culturali: «II Ducale pretende un progetto tutto per lui». Ritaglio stampa ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile.