AL VIA I LAVORI PER IL RESTAURO E LA COPERTURA DEL SITO ARCHEOLOGICO DI PIAZZA ARMERINA Ad aggiudicarsi l'appalto da 18 milioni di euro l'Obc di Firenze. Ma il consorzio escluso dalla gara minaccia un ricorso al Tar. Il recupero pronto in 22 mesi, giusto in tempo per salvare il finanziamento di Agenda 2000 Ci sono voluti quattro anni di dibattiti e polemiche. Si sono alternati assessori regionali e architetti con le rispettive ipotesi di progetto. E una gara dall'esito incerto che fino all'ultimo ha lasciato tutti con il fiato sospeso. Ma alla fine il recupero della villa romana del Casale di Piazza Armerina ha avuto la meglio. Ieri, infatti, sono stati consegnati i lavori per il restauro e la conservazione del sito archeologico inserito nel 1997 nella World Heritage List dell'Unesco. Una consegna che salva per il rotto della cuffia il finanziamento europeo da 18,2 milioni di euro (Por Sicilia 2000-2006, misura 2.01, azione «b» destinata al circuito delle aree archeologiche). Secondo la tabella di marcia, infatti, i lavori saranno portati a termine in 22 mesi, giusto in tempo cioè per non perdere i fondi di Agenda 2000. Deadline? Entro il 31 dicembre 2008 tutto dovrà essere rendicontato a Bruxelles. «I tempi sono stretti», ha detto il responsabile unico del procedimento, Rosa Oliva. Che ha aggiunto: «Entro ottobre del 2008 tutto dovrebbe essere pronto per mandare le carte agli uffici dell'Unione europea». Insomma, adesso la strada per riportare la villa all'antico splendore è in discesa. Soprattutto dopo la bufera che è passata dagli uffici della sovrintendenza di Enna che ha dovuto stravolgere l'esito di gara, vinto in prima battuta dal consorzio stabile Aedars di Roma. A rimettere le carte in tavola è stata la seconda arrivata, il consorzio di Firenze, l'Obc (Operatore beni culturali), che ha fatto esplicita richiesta di rivedere la documentazione. Detto, fatto. - «Le irregolarità sussistevano», ha dichiarato Rosa Oliva, « e dopo tutti i controlli del caso abbiamo affidato formal-mente l'appalto al consorzio toscano». L'Obc ha presentato un ribasso del 35,23 sulla basa d'asta di 13,2 milioni di euro più oneri per la sicurezza (poco più di 481 mila euro). Tutto fila liscio, dunque. E con la consegna dei lavori si scongiura anche il rischio di un ulteriore stop nel caso in cui l'ex vincitrice della gara (Aedars) dovesse presentare un ricorso al Tar. All'inaugurazione di ieri c'erano un po' tutti: dal direttore del centro regionale per il restauro, Guido Meli (che ha firmato il progetto di 1 recupero e conservazione della villa), ai rappresentanti della ditta e all'equipe di architetti e restauratori. Ma il personaggio mù atteso della giornata non poteva che essere l'alto commissario lui che in questi anni di bagarre ha fatto il bello e il cattivo tempo. «Quello di oggi è finalmente un punto di partenza concreto», ha esordito il critico d'arte. Che ha subito messo le mani avanti: «Ricuso ogni polemica sull'idea di rispettare l'impostazione di Franco Minissi (l'architetto che negli anni 60 progettò la copertura perspex, ndr)». «Il progetto», ha ammesso l'alto commissario, «non ha niente a che vedere con l'idea che avevo in mente all'inizio». Che lo stesso Sgarbi definisce «più avveniristico». Il riferimento è alla mega-cupola (con misure da Guinness: 150 metri di diametro e 45 di altezza) che in prima battuta il critico d'arte aveva fortemente caldeggiato. Tanto da commissionare il progetto al duo di architetti Lucio Trizzino-Mario Bellini. Poi l'inversione di rotta. E dopo l'ipotesi di ricorrere a un concorso internazionale di idee (voluta dall' allora assessore regionale ai beni culturali, Alessandro Pagano, ma subito bocciata per mancanza di tempo) si è arrivati al progetto sostenuto dal Centro regionale del restauro che prende le mosse da quello di Minissi, ma con le dovute correzioni per proteggere i mosaici dall'escursione termica (da 0 a 50). «Il nostro compito», ha detto Meli, «è stato quello di traghettare nella storia questo bene e garantirne la conservazione». La struttura, leggera e reversibile, verrà realizzata con una copertura opaca in legno, rivestita in lamina di rame preossidato. «Il sito», ha spiegato Meli, «sarà illuminato da una gerarchla di luci e ombre. I turisti avranno una visione dall'alto dei mosaici: un sistema di passerelle sulla cresta dei muri guiderà la visita. Il sito potrà essere visitato anche di notte, con la luce che verrà modulata inbase all'orario per evitare abbagliamenti. Insomma, un grande progetto che ha ulteriormente attirato l'attenzione della comunità scientifica internazionale su un monumento «che», ha sottolineato Sgarbi, «spiega il mondo dei romani meglio di Roma».
Sgarbi benedice la Villa del Casale
I lavori per il restauro e la copertura del sito archeologico di Piazza Armerina sono stati consegnati al consorzio Obc di Firenze, che ha vinto l'appalto da 18 milioni di euro. Il progetto, che prevede il recupero della villa romana del Casale, sarà completato in 22 mesi e salverà il finanziamento europeo. La gara era stata vinta in prima battuta dal consorzio Aedars di Roma, ma la sovrintendenza di Enna aveva dovuto stravolgere l'esito. Il progetto prevede una copertura opaca in legno rivestita in lamina di rame preossidato e una gerarchia di luci e ombre per illuminare i mosaici.
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