Che cosa vuole la società civile napoletana da Bagnoli? È bene ricordare che un conto è parlare dei cittadini, altro è riferirsi al complesso e articolato mondo delle associazioni e dei movimenti o dei partiti e delle sigle sindacali. Società civile significa gruppi sociali, più o meno organizzati, mentre la cittadinanza richiama lintero corpo sociale, inteso come somma dei singoli, tutti dotati indistintamente degli stessi diritti e doveri. Gli attori della società civile possono fare rumore o pressione, attraverso campagne di mobilitazioni di piazza e dopinione pubblica, in un gioco a forza variabile, a seconda del peso che hanno le diverse élite. Ai cittadini spetta, invece, il diritto di voto e, se si escludono i rari casi in cui si concretizzano iniziative dirette, la loro funzione si esaurisce nellinvestitura del personale politico, a seguito di libere elezioni. In rarissimi casi il referendum può avvenire anche su questioni locali, ma si tratta di uneventualità quantomeno problematica, poiché, ad esempio, le aspirazioni dei napoletani su Bagnoli potrebbero essere molto diverse da quelle dei bagnolesi. E poi di chi è Bagnoli? Dei napoletani? Dei campani? O di quanti hanno respirato linquinamento dellItalsider? E in questo caso, come riconoscere i bagnolesi? Bisognerà consultare gli attuali residenti o anche quelli che sono stati già espulsi? E che senso avrebbe lindizione di un referendum locale in assenza di poste in gioco sostanziali? Si potrebbe suggerire che, a dispetto di queste evidenze, qualche margine dazione diretta sia ancora possibile per avviare un processo partecipativo finalizzato allapprovazione di un codice etico, con forti richiami alle questioni territoriali e alle destinazioni duso, sulla base delle volontà effettivamente raccolte tra i residenti. In questo modo, si potrebbe avere un atto costitutivo, di indirizzo, a cui richiamarsi per attualizzare vecchie questioni, ponendo dinanzi alle volontà urbanistiche già pianificate una visione territoriale espressione del quartiere. Come si vede, i nodi da sciogliere sono davvero tanti e in più le richieste che provengono dal basso sono spesso contraddittorie. Da un lato, ragionando in base ai principi tipici del nostro ordinamento, si dovrebbe rispondere che lattesa è rivolta al rispetto dei piani (Prg e Pue). Dallaltro si avanzano motivate ragioni di revisione. Il richiamo è al ripristino della linea di costa con la conseguente rimozione della colmata a mare, fonte di perenne inquinamento. Senza contare che prima di rimuovere un elemento inquinante si devono avere tutte le informazioni rispetto alla sua collocazione futura. Per bonificare non basta ripulire, ma occorre anche interrare o smaltire in altri siti i materiali di risulta. Mentre, gli stessi piani non sarebbero validi per quanto concerne il porto canale a rischio dinsabbiamento. Insomma da una parte sinvoca il rispetto della norma dallaltro si chiede la sua revisione. E questo è forse il compito della società civile, che si attiva per rendere inefficaci le prescrizioni ingiuste, mostrando che nessuna regola è immodificabile. Ma, daltro canto, per mettere in questione i piani servono nuovi studi sullimpatto ambientale delle opere che si vogliono fare e di quelle da bloccare. Il buonsenso lascia supporre che il prossimo manager per la Bagnolifutura sarà in grado di operare, con un mandato vincolato a precisi limiti di tempo su tutto quanto cè da fare oltre la colmata e il porto canale. Nel frattempo, visto che molte voci chiedono di non produrre altri studi su Bagnoli, per capire che cosa vuole la società civile bagnolese, si può fare ricorso a qualche analisi già prodotta. In tal senso, sento di dover richiamare la ricerca da me condotta tra il 2000 e il 2004 sotto la direzione di Ilvo Diamanti e Francesco Ramella, per lUniversità di Urbino, con il tutoring esterno di Percy Allum, pubblicata nel 2005 per leditore "ancora del mediterraneo" con il titolo La rigenerazione. Il presupposto scientifico di quel lavoro era lanalisi dei bisogni territoriali condotta attraverso lascolto delle associazioni che effettivamente hanno operato nel quartiere. Le interviste hanno raggiunto 29 dirigenti associativi, considerati delle valide antenne per capire di cosa avesse bisogno il quartiere, affiancando a questa popolazione 13 interviste a tecnici e politici locali, e 30 testimonianze, di seconda mano, pescate tra i cittadini di Bagnoli. La problematica più sentita dai bagnolesi non è la questione ambientale, ma la crisi economica generata dalla chiusura della fabbrica, che non riguarda solo gli operai ma anche le altre famiglie residenti e i loro consumi. Ricorrente è stata la richiesta di soluzioni per lascendente disoccupazione giovanile e adulta. Poi il fenomeno dellespulsione degli abitanti storici, indotti ad abbandonare le proprie abitazioni a causa del rincaro dei fitti. Mentre, sono molte le testimonianze che rivendicano un diritto a permanere nel quartiere sulla base delle sofferenze patite negli anni dellinquinamento. Al terzo posto, si posiziona una forte crisi identitaria destinata a crescere con la dilatazione dei tempi della riqualificazione, una volta messa in sordina la memoria collettiva operaista. Seguono le paure legate allascendente controllo del territorio da parte della criminalità organizzata. E nel tempo che passa inesorabile, il quinto bisogno esprime un forte disincanto nei confronti delle promesse fatte dagli annunci lanciati a partire dal '93. Seguono le richieste relative allampliamento di spazi pubblici da destinare al tempo libero dei giovani (in particolare i giardini pubblici), ma anche la maggiore oculatezza nella concessione delle licenze a favore di spazi intelligenti di carattere ricreativo (cinema, teatri). Al sesto posto si posiziona il disagio mentale e il suicidio come conseguenze di una smarrita posizione sociale. Pare insomma che nella classifica dei bisogni territoriali, lambiente non ci sia quasi, ad eccezione della restituzione della spiaggia ai cittadini, sebbene nelle testimonianze dei dirigenti associativi il litorale si presenta più come opportunità di occupazione demaniale che come redistribuzione di una risorsa scarsa.