Il ministero dei Beni culturali continua ad essere attraversato da tensioni e contraddizioni. Da un lato l'agitazione del personale tecnico e di custodia di siti e musei che oggi e domani resteranno chiusi nelle ore del mattino in tutta Italia. Dall'altro lo sfogo su Repubblica del presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali Salvatore Settis. Considerato da tutti il più ascoltato consigliere del ministro Francesco Rutelli, Settis ha contestato la politica , patrocinata dallo stesso ministero, di affidamento del patrimonio artistico e archeologico a società private. Il riferimento esplicito è al caso campano di Paestum e Velia dove si vorrebbero trasferire alla competenza della Regione aree di enorme rilevanza con l'intesa di affidarne la gestione, senza gara pubblica, a una Spa appositamente costituita. In questo caso la Scabec con capitale al 50 per cento privato. Si tratta, sostiene Settis, di «affidamenti fiduciari vietati dalle norme europee» e che segnano un preoccupante arretramento dello Stato «dalla tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico della nazione». Le argomentazioni di Settis sono in linea con quanto il professore ha sempre sostenuto in questi anni. Resta da capire la strategia del ministero, dove Settis è arrivato con lo status di super consigliere di Francesco Rutelli, visto che è stato proprio il ministro ad avere promosso e incoraggiato presso la regione Campania queste politiche di concessione. Incaricando di stipulare l'accordo con la Scabec il direttore dei Beni culturali in Campania, Stefano De Caro. In via del Collegio romano c'è chi spiega questa contraddizione con il fatto che il professore Settis sarebbe giunto al limite di saturazione, ormai esasperato da una serie di scelte dalle nomine dei soprintendenti, al ritardo della sua nomina ufficiale alla presidenza del Consiglio superiore che non condivide e che ormai contesta pubblicamente. A questa dialettica interna al ministero si aggiunge anche la tensione sindacale sugli organici. Nel decreto elaborato dai ministri della Funzione pubblica Luigi Nicolais e dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa il numero dei posti destinato alla stabilizzazione dei precari dei Beni culturali sarebbe insufficiente a coprire le esigenze per mantenere aperti musei e aree archeologiche. Era stato del resto lo stesso ministero a stimare in ottomila unità il numero dei dipendenti in meno. Seimila soltanto nell'area della vigilanza.