Campo de' Fiori, è pronto il disegno dell'occupazione di suolo pubblico. Era l'unica piantina che mancava al «Piano regolatore» dei locali che hanno tavoli e sedie all'aperto nelle sessanta piazze tutelate del centro della città. È l'ultima in ordine di tempo, perché l'area dove campeggia la statua di Giordano Bruno è stata anche l'ultima ad essere vincolata con la legge Galasso. A redigere la cartina con la «massima occupabilità» è stato, come in tutti gli altri casi, l'ufficio Città storica: è già nelle mani dell'assessore all'urbanistica Roberto Morassut che lo porterà in una delle prossime sedute di Giunta. Il criterio fondamentale che ha guidato la delimitazione dello spazio che bar e ristoranti potranno occupare all'aperto è quelio di poter vedere «un po' di vuoto ornamentale». Perché se in Campo de' Fiori non c'è l'emergenza monumentale, è pur vero «che va mantenuta la lettura della sua unicità», che è quella di uno dei più antichi mercati della città: così l'area che nel primo pomeriggio viene liberata dai banchi, non potrà più essere tutta "apparecchiata" come in pratica accade oggi. Per questo ombrelloni, tavoli e sedie potranno avanzare dal perimetro laterale di cinque metri verso l'interno, e non più sette metri come oggi. A tutelare con un vincolo Campo de' Fiori è stato l'attuale sovrintendente regionale Luciano Marchetti, dopo che l'Associazione abitanti centro storico aveva rivolto un appello all'allora ministro dei Beni culturali, anche attraverso le colonne del Corriere della Sera. Una tutela che va sempre più avanti. Per lunedì è, infatti, già in programma un incontro dell'assessore al Commercio Gaetano Rizzo con le sovrintendenze, per l'occupazione di suolo pubblico ed i suoi arredi. «Secondo noi - afferma Luciano Marchetti - si deve capire che queste strutture sono "precarie". E come esempio, perché mi piace molto, porto sempre quello di piazza delle Erbe a Verona. Banchi, sedie e tavoli si deve capire che possono anche sparire, vi deve essere la fruibilità dello spazio. Non sono contro gli "arredi" esterni dei locali, ma queste strutture non devono essere a scapito del valore monumentale dei luoghi». Per questo si pensa anche a delimitazioni dello spazio concesso a terra con contrassegni, borchie o quant'altro; "sono favorevole in alcune zone agll ombrelloni», aggiunge Marchetti, ma i finti gazebi in plastica «mi sembra che siano proprio da evitare». E la neo sovrintendente peri Beni architettonici di Roma, l'architetto Federica Galloni, ha già scritto una lettera al vicecapo di Gabinetto del sindaco e responsablie del decoro Luca Odevaine, oltre che agli assessori Rizzo e Morassut, ricordando come «le norme prevedono per invasi ed assi stradali di proprietà pubblica aventi più di 50 anni, un vincolo ope legis, fino alla esplicitazione della procedura di verifica d'interesse storico-artistico». «Questo vincolo - spiega Federica Galloni - è previsto dall'articolo 10, lettera G della legge 4204, per cui adesso stiamo procedendo ad una sorta di "esplicitazione" della tutela, diciamo alla sua ufficializzazione insieme all'amministrazione comunale, per tutte le piazze della città storica. Vi saranno i tavolini, ma non dovranno essere "invase» E l'assessore al Commercio va avanti con la delibera di «Armonizzazione» delle tre che trattano dell'occupazione di suolo pubblico, soprattutto in centro. «Gli arredi saranno rivisitati - conferma Gaetano Rizzo - ci confronteremo con la Città storica e le sovrintendenze per il superamento dei vecchi allegati delle delibere precedenti, sulle varie tipologie. Oribrelli, tavoli, sedie dovranno essere più attuali e consoni al contesto monumentale e al decoro della città. Valuteremo anche i materiali, che dovranno essere più tradizionali». E «le forme di riscaldamento - afferma Rizzo - dovranno essere a norma per i vigili del fuoco». Ma Gaetano Rizzo va oltre e spiega: «In ossequio al decoro urbano entro un mese, anche prima, a metà marzo, sarà pubblicato il bando per la progettazione del "banco-tipo", il prototipo che potrà essere acquistato solo dagli ambulanti autorizzati. Averlo sarà già un indicatore di legalità».