EMPOLI. Ha ottenuto venti euro vendendo come ferrovecchio un antico candelabro che ne vale trentamila, catalogato anche dalla Soprintendenza alle belle arti di Firenze. E poi è stato denunciato a piede libero per ricettazione dagli uomini del commissariato di piazza Gramsci che poi hanno anche recuperato l'oggetto di grandissimo valore. Poteva decisamente andare meglio ad un empolese di 34 anni, noto tossicodipendente, che nel fine settimana ha rubato nella chiesa di San Michele a Pontorme, con l'unico scopo di mettere insieme pochi spiccioli per la dose quotidiana. Il giovane, forse attirato come una "gazza ladra" dal luccicare del candelabro nella piccola chiesa di periferia, si è introdotto all'interno probabilmente sabato sera. La chiesa infatti, soprattutto nel fine settimana, è sempre aperta per consentire ai fedeli di entrare e pregare. Il giovane ha preso il candelabro e due antiche suppellettili in legno, chiamate "porta palma", quindi si è allontanato indisturbato. Il parroco della chiesetta, don Felix Moras, giunto a Pontorme da alcuni mesi al posto di Domenico Mennuti, si è accorto che c'era qualcosa che non andava alla prima messa di domenica. Cinque candele erano infatti al loro posto sull'altare, la sesta era appoggiata sul telo bianco. Così, lunedì mattina, il parroco, originario dell'Africa, è andato al commissariato ed ha sporto denuncia. E subito sono scattate le indagini della polizia. Gli uomini del commissariato, del resto, già da tempo stavano lavorando su una serie di furtarelli analoghi. Così sono andati quasi a colpo sicuro, ritenendo che non si trattasse di un furto su commissione di qualche collezionista, che certo avrebbe fatto rubare l'intera serie di sei candelabri, ma solo di un furto comune, compiuto da qualche ladruncolo. Dato che il manufatto è in bronzo, assai pesante e alto circa settanta centimetri, hanno così pensato che potesse essere finito in qualche deposito di ferro della zona. Non c'è voluto molto per scoprire che a comprare il candelabro, a peso e in totale buonafede, era stato un "ferrivecchi" della zona del Valdarno. L'anziano, visto che si trattava di bronzo, aveva dato al giovane 20 euro, 2,5 euro per ciascuno degli 8 chili di peso. Sia lui che il giovane venditore, infatti, ignoravano che in realtà avevano in mano un oggetto di altissimo valore artistico, catalogato dalla Soprintendenza alle belle arti di Firenze, realizzato trecento anni fa da un artigiano fiorentino. Un candelabro in bronzo fuso e tornito che può valere alcune decine di migliaia di euro. Così la polizia ha recuperato l'oggetto e, avuto dall'anziano ferrivecchi il nome del giovane, è andata a casa sua a prelevarlo. Poi l'ha denunciato a piede libero per ricettazione. I due manufatti in legno, invece, non sono stati ritrovati. D'ora in poi, inoltre, la chiesa sarà chiusa al pubblico. Sarà aperta solo per le funzioni religiose.