Fare turismo culturale di qualità per attrarre un turista di qualità è difficile, ma non impossibile. Certo, non basta un solo soggetto a creare il miracolo; il gioco deve essere di squadra e deve coinvolgere il territorio. fl concetto è stato ribadito con un workshop in Bit organizzato da Astoi, università Iulm, in collaborazione con ExpoCts. Inevitabilmente, al centro di questo progetto c'è e ci sarà sempre di più, la cultura. Un esempio? Lo ha fornito Fabio Majocchi, direttore generale di ExpoCts, secondo cui gli oltre 520 buyer esteri accreditatisi al Buy Italy, dovendo indicare preventivamente quali proposte volessero ricevere nel corso dei contatti con gli operatori dell'offerta, hanno indicato, per ben 7.750 volte la cultura. Quindi è su essa che l'Italia deve puntare, come più volte ha indicato il vicepremier, Francesco Rutelli. Ma la qualità nell'offerta culturale non si inventa. Non a caso, Astoi e Iulm hanno avviato congiuntamente un progetto di alta scuola per manager dell'incoming, come ha sottolineato il presidente di Astoi, Giuseppe Boscoscuro; ma occorre anche, ha incalzato il rettore dello Iulm, Giovanni Puglisi, che governo ed enti locali mettano a disposizione risorse per incrementare la formazione in tutta la filiera del turismo, ancora molto carente. Cautamente ottimista, nonostante la generale situazione, Aldo Bonomi, direttore dell'istituto di ricerca A.A.Ster. Dal canto suo, Pierluigi Mantini, presidente dell'osservatorio parlamentare sul turismo, ha messo in luce l'impegno del governo Prodi per il settore, ma è anche tornato a ribadire che, in materia, alcune competenze devono essere in capo al governo centrale. Come è possibile fare turismo culturale di qualità nei cento campanili. Attraverso un coinvolgimento diretto, che talvolta è casuale. Ma spesso una fiamma accesa crea un effetto a catena sul territorio, tale da sviluppare sinergie impensabili. E' il caso delle Cinque Terre, uno dei siti patrimonio dell'umanità dell'Unesco, come ha detto Franco Bonanini, presidente del parco nazionale; ma anche di un piccolo centro umbro come Montefalco, assurto alle glorie mondiali grazie all'impegno di un'azienda vinicola come la Caprai, che ha innescato sinergie sui territorio; o come il Fai, che, dopo la fase di salvaguardia, ora è passato con forza a quella di riutilizzo di alcune dimore storiche, con annesso sviluppo dell'economia dei borghi interessati.