Il caso. Oltre 98 milioni di euro girati alla società per coprire le perdite. Bruxelles condanna viale Trento. Aiuti illegali alla Mineraria Silius, l'Ue ora bacchetta la Regione. E Sodano (Prc) lancia l'allarme: «Siti dell'Unesco svenduti all'industria del mattone» Secondo l'Unione Europea il "gioco" era troppo semplice: la Regione autofinanziava la Mineraria Silius, della quale possedeva l'intera proprietà. Soldi pubblici nelle casse di un'impresa privata: aiuti illegali secondo l'Ue, che ora ha condannato la Regione. In gioco non ci sono le briciole ma 98,36 milioni di euro, girati all'industria che produceva fluorite e che da qualche mese ha dichiarato il fallimento. Ma secondo l'esecutivo Ue, quei versamenti di denaro non sono compatibili con il Trattato sugli aiuti di Stato. La Mineraria Silius era sull'orlo del fallimento, ma invece che essere liquidata fu tenuta in vita, proprio grazie ai fondi regionali. Nel 2004 i dipendenti erano ancora 163: «Ma dal momento che non c'è stata alcuna ristrutturazione- si legge nella nota spedita da Bruxelles- la misura deve essere considerata un aiuto illegale al funzionamento ». La Commissione parla di un continuo movimento di fondi che partivano da viale Trento in direzione della Mineraria Silius, soldi necessari per coprire le perdite durante il periodo di pre-liquidazione. «Simili aiuti- scrive la Commissione- determinano un rischio estremamente elevato di distorsione della concorrenza, e quindi possono essere essere autorizzati soltanto se vengono rispettate le rigorose condizioni indicate negli orientamenti comunitari in materia di aiuti». E la sentenza finale è stata la revoca del nuovo programma di investimento, mentre l'azienda ha presentato domanda di fallimento. Con un futuro denso di incognite per i dipendenti. Nel frattempo il presidente della Commissione Ambiente in Senato, Tommaso Sodano del Prc, ha chiesto che la Regione sospenda il bando di vendita degli ex siti minerari del Sulcis Iglesiente. Sarebbe infatti opportuna una riflessione prima di cedere ai privati una parte consistente del patrimonio pubblico. «Pare giunto il momento di sospendere la svendita del territorio - spiega Sodano - per verificare, insieme a comunità locali, parti sociali, associazioni culturali e ambientaliste, se esista un differente e più appropriato percorso per dare risalto a questi beni». Il presidente della commissione Ambiente di Palazzo Madama contesta la cartolarizzazione dei siti di Masua, Ingurtosu, Naracauli, Monte Agruxau, Pitzinurri, inseriti nel parco geominerario. «Si tratta di siti dichiarati di rilevanza ambientale enorme dall'Unesco- ricorda Sodano- e che rischiano di essere svenduti alle multinazionali del mattone e al turismo d'elite». Un allarme da non sottovalutare, che getta ombre preoccupanti su una fetta di territorio del Sulcis che farà sicuramente gola a molti imprenditori.
SARDEGNA. Siti dell'Unesco svenduti all'industria del mattone
La Regione ha girato oltre 98 milioni di euro alla Mineraria Silius, un'industria che produce fluorite e che da qualche mese ha dichiarato il fallimento. L'Unione Europea ha condannato la Regione per aver autorizzato aiuti illegali alla Mineraria Silius, che non erano compatibili con il Trattato sugli aiuti di Stato. La Mineraria Silius era sull'orlo del fallimento, ma invece di essere liquidata, fu tenuta in vita grazie ai fondi regionali. La Commissione ha dichiarato che i fondi erano stati girati per coprire le perdite durante il periodo di pre-liquidazione e che determinavano un rischio estremamente elevato di distorsione della concorrenza.
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