Abusi a Corrumanciu e Porto Pino: in aula scatta una nuova accusa. IL PROCESSO. Il dibattimento sarà riaperto. CAGLIARI. Quasi nessuno se n'era accorto, ma l'isola di Corrumanciu e lo stagno di Porto Pino fanno parte del parco geominerario del Sulcis. A sostenerlo, quasi in sordina, è stato l'ispettore della Forestale Simone Murtas, autore delle indagini sul villaggio abusivo costruito vicinissimo all'acqua dall'immobiliare 'L'Isolotto srl'. Da qui il colpo di scena: ieri mattina il pubblico ministero Daniele Caria avrebbe dovuto aprire la discussione con la requisitoria, invece ha scelto di aggiungere alla lista un nuovo capo di imputazione destinato all'amministratore dell'immobiliare Francesco Monti, al direttore dei lavori Fulvio Pilloni e al dirigente dell'area tecnica di Sant'Anna Arresi Massimino Paolo Granella, che già rispondono di violazioni delle norme ambientali e - solo Granella - di abuso d'ufficio. L'accusa è legata alla realizzazione delle villette in un'area vincolata senza il parere del consiglio direttivo del'ente parco e in assenza del nullaosta da parte dell'ufficio regionale tutela del paesaggio. Preso atto della nuova iniziativa della Procura, i difensori Guido Manca Bitti e Gianfranco Trullu hanno chiesto i termini a difesa e la riapertura del dibattimento, che era ormai esaurito: sarà sentito ancora il consulente della difesa, il docente di urbanistica Giampaolo Siotto, Poi forse altri testi. Solo se il tempo sarà sufficiente al prossimo appuntamento in aula il presidente del tribunale Francesco Sette - a latere Casula e Massidda - darà la parola al pm e alla parte civile, patrocinata dall'avvocato Carmela Fraccalvieri per il Gruppo di Intervento giuridico e gli Amici della Terra. Il colpo di scena è arrivato negli ultimi minuti dell'udienza, dopo una lunga pausa legata a un'interrogativo proposto dall'avvocato Manca Bitti: in base ad alcuni documenti il responsabile dell'impresa sotto accusa non sarebbe stato Monti ma un altro. Dopo un'infruttuosa ricerca fra gli atti del processo il presidente Sette ha chiesto all'accusa di produrre una visura camerale, da cui la tesi della Forestale è uscita confermatissima: Monti aveva una delega piena da parte del consiglio di amministrazione, il responsabile è lui. Finita la pausa il pm Caria ha sfogliato i fascicoli d'udienza e ha chiamato ancora Murtas, per porgli una domanda decisiva: Corrumanciu fa parte del parco geominerario? L'ispettore della Forestale ha confermato quanto aveva detto l'11 dicembre scorso, ne fa parte. Un'ora prima il funzionario comunale Granella, rispondendo alle domande dell'avvocato Fraccalvieri, aveva spiegato di non saperne nulla: "Non posso essere informato di tutti i vincoli che esistono...". Messe insieme le due dichiarazioni in aula, il pm ha deciso in un baleno di allargare il capo d'imputazione. Ora è meno importante stabilire se Corrumanciu sia un'isola o no: il vincolo del parco renderebbe comunque inedificabile ogni metro quadro di Sant'Anna Arresi e di Porto Pino. Granella si è comunque difeso con grande determinazione: per lui, che doveva autorizzare i lavori per conto del Comune, Corrumanciu non è un'isola perchè da cinquant'anni un istmo artificiale la collega alla terraferma. Quindi le case incriminate si troverebbero a 450 metri dal mare, esattamente come aveva sostenuto il consulente della difesa. Granella ha insistito: la prima convenzione, che autorizzava il cantiere, non era scaduta come sostiene l'accusa. Per giunta il collegamento al mare dello stagno - il villaggio è sorto proprio al centro, nell'isola di Corrumanciu - sarebbe artificiale. Nessun abuso edilizio, dunque: il Comune doveva dare il proprio assenso. L'accusa è di parere opposto, Corrumanciu è inedificabile in quanto isola minore e protetta dalla legge Galasso. Non solo: secondo la Forestale l'isola non perde i suoi connotati neppure con l'acqua alta, perchè la gran parte dell'area resta in superficie: "E' a tutti gli effetti una terra emersa - ha detto Murtas - e l'acqua che la circonda è collegata al mare da tre uscite". Nessun dubbio neppure sulla distanza degli edifici costruiti dall'immobiliare 'L'isolotto' rispetto alla battigia: meno di trecento metri, quindi un'aperta violazione delle norme che tutelano le coste.