La loro tesi difensiva è stata semplice: nessun abuso edilizio perché Corrumanciu non è un'isola, ma una penisola collegata a terra da una strada che esiste da quarant'anni e circondata, ma solo in parte, da uno specchio di acqua chiuso, collegato al mare esclusivamente da una paratia. Tanto basterebbe per esentare l'isolotto nei pressi di Porto Pino ai vincoli paesaggistici. Lo hanno ribadito, ieri, Massimo Paolo Granella, dirigente dell'Area tecnica del Comune e Francesco Monti, amministratore di una società immobiliare, imputati assieme al direttore dei lavori Fulvio Pilloni di una presunta lottizzazione abusiva realizzata nell'isolotto situato in mezzo agli stagni di Porto Pino. Monti e Granella sono stati sentiti a Cagliari dal presidente della prima sezione del Tribunale, Francesco Sette, durante quelle che sarebbero dovute essere le battute conclusive del procedimento a loro carico. Il pm Daniele Caria, dopo l'esame degli imputati, ha invece deciso di integrare il capo di imputazione e di accusare i tre di violazione non solo dei vincoli paesaggistici ma anche delle norme stabilite dal Parco geominerario del quale fa parte anche l'isolotto di Corrumanciu. Accuse che comporteranno la citazione di altri testi fra i quali, preannunciano gli avvocati difensori Gianfranco Trullu e Guido Manca Bitti, i vertici dello stesso Parco. Secondo l'accusa, le 45 unità immobiliari (36 villette e 9 edifici commerciali quasi completati) non sarebbero mai state autorizzate sotto il profilo della tutela del paesaggio e in assenza del parere preventivo del direttivo del Parco geominerario. Quest'ultima considerazione, assurta ieri a integrazione del capo di imputazione, era già emersa nel corso della precedente udienza cui aveva preso parte anche il legale delle associazioni ecologiste Amici della terra e Gruppo di intervento giuridico, rappresentate dall'avvocato Carmela Fraccalvieri. Furono le due associazioni ad innescare tre anni fa le indagini condotte dal Corpo forestale.