Alla scoperta delle meraviglie dei palazzi eletti patrimonio dellumanità: da oggi ogni sabato per tre mesi percorsi tra storia e cultura Una promenade nella Storia, inedita e stupefacente. Da oggi ogni sabato, fino al 2 giugno, sarà possibile scoprire i gioielli segreti dei Rolli, i 120 palazzi di Genova "catalogati" dalla Repubblica perché degni di accogliere i più illustri ospiti della città e accolti nella lista dei patrimoni dellumanità dellUnesco. Si parte dalla reggia di Niccolò Grimaldi, dal suo loggiato imperioso, dalla sfida degli architetti cinquecenteschi alla collina: è palazzo Tursi, il punto di partenza del primo viaggio nei Rolli, che Repubblica ha compiuto in anteprima. Per tutti, genovesi e turisti, il primo appuntamento è fissato per oggi, alle 15.30, dal Bookshop di via Garibaldi. In anteprima il viaggio che lega le grandi famiglie Ogni sabato per tre mesi percorsi tra storia e cultura Da via Garibaldi un tuffo nellarte di vicoli e palazzi MICHELA BOMPANI Dal "Palazzo del monarca" al "Palazzo del melograno": è una promenade nella Storia, inedita, loccasione dei Rolli. E il percorso della prima visita guidata, oggi pomeriggio, del calendario di itinerari che Comune e Maria Fontana Amoretti per Palazzo Ducale hanno tracciato alla scoperta del Patrimonio Unesco, fino al 2 giugno, ogni sabato. La nuova corona Unesco dei 120 palazzi di Genova, iscritti nei Rolli della Repubblica perché degni di accogliere i più illustri ospiti della città, ha rivoluzionato la città antica: perché sono nate quindici "nuove strade", i percorsi per scoprire un tesoro segreto. Strade che scavalcano i portoni, spalancano dimore private, svelano affreschi e stanze che finora erano soltanto delizia dei proprietari e adesso sono cultura per tutti. Si parte dalla reggia di Niccolò Grimaldi, dal suo loggiato imperioso, dalla sfida degli architetti cinquecenteschi alla collina: è palazzo Tursi, il punto di partenza del primo viaggio nei Rolli, che Repubblica ha compiuto in anteprima (per tutti, avverrà oggi, ore 15.30, dal Bookshop di via Garibaldi). Lo chiamavano il "monarca", a metà Cinquecento, Niccolò: potentissimo finanziatore della corona spagnola di Filippo II, il quale prima lo insignì del titolo di "signore di Tursi", un ducato della Basilicata. E poi ammise di non poter più pagargli né gli interessi né i prestiti veri e propri. E il povero Niccolò fece bancarotta e dovette vendere il palazzo. Conficcato in quella via Aurea, dove loro scorreva davvero dietro i perentori portali: erano scrigni quelli che saffacciavano su questa strada che tolse il fiato - e fece consumare parecchio carboncino, per disegnarla - a Rubens. Pochi metri, il passo accelera giù per la discesa dei Quattro Canti di San Francesco, poi il tuffo vero nella città antica, in via della Maddalena, e vico della Scienza, la luce che sallarga e appare Palazzo Spinola. Nella contrada dei conciatori di pelli, Pellicceria, Francesco Grimaldi fece costruire la sua dimora, stava tramontando il Cinquecento. La facciata era dipinta, a finto marmo, molto diversa da oggi, ma cè un piccolo viaggio nel tempo, nel cortile: un frammento della decorazione originale. Si attraversano i saloni dei due piani nobili, sulla testa gli affreschi cinquecenteschi di Lazzaro Tavarone. Il palazzo, così come lo vediamo, è il gioiello di una "regina" di Genova, Maddalena Spinola Doria, che abitò nel palazzo nel Settecento, mentre suo marito Niccolò Spinola divenne doge: Maddalena, trasformò la sua dimora in una piccola Versailles, con tanto di galleria dorata. Poi, via, a imboccare San Luca: sfilano cinque palazzi dei Rolli, tutti lato mare e in piazza San Luca, accanto alla chiesa degli Spinola. Poi via Orefici, e finalmente Campetto: il melograno, sopra il timpano di uno dei portali di palazzo Ottaviano Imperiale, ha già messo le foglie nuove. Sono quattrocento anni che vive lì, con le radici agganciate a una fessura nella facciata, dove si sistemarono i semi portati dalla tramontana. Al pianterreno cè la Upim, proprio sotto il melograno, e il portone che si apre a scoprire un volo nella pittura genovese tra Sei e Settecento. Piano nobile, brilla Domenico Piola. Sotto le volte della galleria, affrescata dal grande maestro secentesco, adesso si è insediata la Casa dAste "Art", fino al 2003 ci "abitava" la Sampdoria. Non cè tregua, per gli occhi: appaiono i pianeti, nei tondi sulle volte della "galleria Piola". Giove accosciato sullaquila, Mercurio, Venere e la conchiglia, Saturno. Dalle lunette, si affacciano le Arti liberali, la Geometria, la Musica, lArchitettura. Dal sussurro dei panneggi di Piola si sbocca nella "grotta", un corridoio che sfiora il monocromo, rosa, di coralli, conchiglie e putti. E la corsa imperiosa della ninfa Teti che cavalca un cocchio di cavalli con le zampe palmate. La "sala delle feste", affrescata dal pittore settecentesco Jacopo Antonio Boni, con Giano bifronte che impugna la chiave, simbolo di Genova in tempo di pace. E uninfilata di stanze, una cascata di forme e colori, il pennello di Guidobono, primo Settecento e poi ancora Boni, incastona nel soffitto il ritratto dellantico proprietario del palazzo Lorenzo De Mari, doge potente. Una galleria che oggi il pubblico può varcare, un patrimonio riconquistato. Le visite, a marzo, sarricchiranno di alcuni itinerari che privilegiano il Cinquecento, e il pittore Luca Cambiaso, in occasione della grande mostra a lui dedicata che saprirà tra una settimana a Palazzo Ducale. Per iscriversi e partecipare agli itinerari (partenza ogni sabato, ore 15.30), basta prenotarsi al bookshop di via Garibaldi (010.2759185). Il costo è di 10 euro (inclusi i biglietti daccesso ai musei).