Lettera di dimissioni a tutte le sezioni: ora l'associazione è in grande forma Una missiva già inviata alle sezioni sparse per l'Italia: Comunico al consiglio direttivo le mie dimissioni da presidente nazionale. Ne sottolineo il carattere definitivo, Firmato: Carlo Ripa di Meana, che dunque, salvo sorprese, non sarà più il presidente di Italia Nostra (manterrebbe però la carica di consigliere nazionale). Tempi duri, per l'associazione nata nel 1955 con il compito di proteggere i beni culturali e ambientali, da tempo in crisi di identità e divisa da polemiche interne (che puntualmente i comunicati ufficiali dell'istituzione smentiscono) in gran parte montate dopo la vendita, per debiti, dell'ormai ex sede nazionale, la Villa Astaldi di via Porpora, giunta per testamento a Italia Nostra per volontà dei miliardari illuminati Maria Luisa e Sante Astaldi. Ad acquistare quella villa, per poco meno di 13 milioni, fu un'antiquaria romana. La vendita, di cui Ripa di Meana è stato uno dei promotori, serviva, si disse, a rilanciare e sistemare le casse dell'associazione. Un milione, il passivo, secondo quanto più volte dichiarato dallo stesso Ripa di Meana. Poi, a dicembre, la notizia dell'autosospensione - un inedito nella storia dell'associazione - del presidente, pur rieletto pochi mesi prima (settembre 2006) con larghissima maggioranza. Un gesto, aveva spiegato Ripa di Meana a questo giornale, compiuto «a norma di statuto e per ragioni esclusivamente personali». «In quest'ultimo anno e mezzo - aveva detto - ho vissuto un periodo di emergenza e grande impegno, che ho dovuto affrontare evitando che l'associazione andasse a gambe all'aria o in fallimento. Nessun contrasto o motivazione esterna, solo una necessità personale, avevo bisogno di riorganizzare tutto ciò che avevo trascurato. Ora la situazione è migliorata. Spero di riprendere il mio incarico già all'inizio del mese entrante». I primi di febbraio dovevano dunque segnare il rientro. Ora invece la notizia, non ancora ufficiale, di dimissioni dal carattere definitivo. Per i primi di marzo è stato convocato un consiglio (all'ordine del giorno ci sarebbero proprio le dimissioni e le elezioni del nuovo pesdente).«La nostra associazione si è liberata di tutti i fardelli e di tutti i debiti», scrive Ripa nella lettera, accennando anche al fatto che Italia Nostra «risanata e in grande forma» per la prima volta «dispone di importanti risorse finanziarie». Intanto l'acquisto, per 4 milioni, dell'immobile per la nuova sede nazionale in via XX Settembre, di cui aveva dato notizia a gennaio proprio Ripa di Meana, pare sia saltato. Italia Nostra resta per ora in affitto in via Sicilia a 10 mila euro al mese, «in attesa di acquistare un'adeguata sede definitiva».
Italia Nostra, Ripa di Meana lascia
Carlo Ripa di Meana, presidente nazionale di Italia Nostra, ha inviato una lettera di dimissioni al consiglio direttivo. Le sue dimissioni sono definite e non sono previste elezioni per il suo successore. L'associazione, fondata nel 1955, è stata in crisi di identità e ha subito polemiche interne. Ripa di Meana ha spiegato che le sue dimissioni sono state necessarie per riorganizzare l'associazione dopo un periodo di emergenza. L'associazione ha risolto tutti i debiti e dispone di risorse finanziarie importanti. La nuova sede nazionale è stata acquistata per 4 milioni, ma l'acquisto è stato saltato.
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