Da più parti si sono in questi giorni levate critiche alla conduzione della nostra città: ha iniziato il canonico della Cattedrale Timothy Vernon [sic], ha proseguito il sovrintendente Paolucci, ha dato loro man forte Vittorio Sgarbi. Queste critiche hanno motivazioni politiche? Forse no nelle intenzioni di dei proponenti; ma oggettivamente si, se sì considera che esse si inseriscono in un quadro di crescente quanto immotivata ostilità verso l'amministrazione comunale. Ma soprattutto, sono critiche giustificate? A me pare che non lo siano Vediamo perché. Il canonico di S. Maria del Fiore lamenta che persino i luoghi sacri fiorentini siano assediati dal degrado e dal mercimonio che si accompagnano al turismo di massa. Alla contestazione, più da esteta che politica, di Timothy Vernon [sic] ha risposto, con considerazioni di fede più che politiche, Don Mazzi, sottolineando come la missione della Chiesa non possa dimenticare i poveri e gli emarginati. Da laico aggiungo solo che i toni da "cacciata dei mercanti dal tempio" sarebbero più convincenti se non venissero da chi ha introdotto a Firenze l'ancora inconsueta pratica dell'ingresso a pagamento nei luoghi di culto. La critica di Verdon coglie però un fenomeno cui occorre portare rimedio. E il rimedio c'è: l'introduzione di quella tassa di scopo che fornendo al Comune i mezzi a fronteggiare i costi del turismo di massa. Quanto alle critiche di Paolucci mi appaiono da contestare alla radice. Paolucci ha molti meriti come studioso; ma come ministro dei beni culturali ebbe quasi un anno e mezzo per innovare l'organizzazione del ministero e per adeguarla al mutare dei tempi. Ferma restando la piena competenza dello Stato in materia di tutela, chiesi all'allora ministro di procedere, a dare autonomia organizzativa e finanziaria ai maggiori musei delle città italiane a cominciare dagli Uffizi. L'autonomia fu introdotta invece solo per Pompei, e non secondo il modello ben sperimentato da molti dei grandi musei del mondo della "Fondazione", ma secondo il modello in nulla innovativo della "Sovrintendenza speciale". Quella di Paolucci fu insomma una risposta conservatrice e corporativa. Perché non dovrebbe il Comune rivendicare un maggior ruolo nella gestione di beni artistici di proprietà comunale? La richiesta del Sindaco non solo è fondata giuridicamente, ma ha anche una sua innegabile logica economica. A quando, come da me suggerito con una proposta di legge, una fondazione pubblico-privata che per il Polo museale fiorentino si sostituisca alla Sovrintendenza speciale, lasciando i compiti di tutela alla normale articolazione del ministero? Infine Sgarbi. L'oramai cresciuto enfant prodige non perde occasione per far conoscere la sua opinione. Cosa ci dice che non fosse già ampiamente noto? Nulla. E quale e il rimedio se non maggiori fondi per gli enti locali? Mi attendo dunque di avere Sgarbi al mio fianco contro il Governo quando si tratterà di opporsi ai tagli ai Comuni. Temo invece che lo vedremo al fianco dei Tortoli, dei Matteoli, dei Bosi, dei Baldini, membri del Governo che così poco fanno per Firenze. Per quella Toscana che definiscono "il buco nero della democrazia", e per quella Firenze che contro ogni evidenza insistono a definire male amministrata, nella ingenua speranza che bastino un po' di polemiche per far vincere le elezioni. Già, le elezioni! Ecco forse, al di là delle personali intenzioni, la ragione dell'eco avuta da tante improvvide e, in fondo, superficiali dichiarazioni. Dichiarazioni che lungi dall'avvantaggiare il centro-destra hanno un solo effetto: quello di danneggiare la nostra città. Stefano Passigli senatore Ds
I mali del turismo di massa si combattono con la tassa di scopo
Il senatore Ds Stefano Passigli critica la conduzione della città di Firenze, affermando che le critiche alla Cattedrale, al sovrintendente Paolucci e al ministro Vittorio Sgarbi sono giustificate. Passigli sostiene che il canonico Timothy Vernon ha lamentato il degrado e il mercimonio nei luoghi sacri, mentre Don Mazzi ha risposto con considerazioni di fede. Passigli critica invece la pratica di introdurre l'ingresso a pagamento nei luoghi di culto e sostiene che il rimedio sia l'introduzione di una tassa di scopo per fronteggiare i costi del turismo di massa.
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