L'inserimento nei siti classificati dall'Unesco come patrimonio mondiale dell'umanità è un riconoscimento ambito e difficile. Una volta ricevuto, è come se un faro la cui luce si percepisce in ogni angolo del mondo si accendesse sul luogo incluso nella classificazione. Si crea o si moltiplica una notorietà internazionale, che ha tra i suoi effetti un forte aumento dei visitatori. L'inclusione comporta degli indubbi atout per le popolazioni locali, ma anche dei grossi rischi, soprattutto per i siti che non siano un semplice monumento o una piazza, ma rappresentino un'estensione più ampia, come i paesaggi culturali. Qui, approfittando del «faro» mondiale, possono essere lanciate speculazioni fondiarie ed edilizie, o campagne turistiche dissennate, azioni in entrambi i casi (non ipotetici) opposte alle regole di protezione previste dai protocolli Unesco. Il rischio è quello della cancellazione del luogo dalla lista. I siti patrimonio mondiale hanno quindi in mano la carta del valore riconosciuto per tutta l'umanità, ma devono giocarsela bene per mantenere lo status privilegiato che è stato loro riconosciuto. Questo comporta una regola di base: conservare e migliorare il patrimonio culturale. Come fare, senza divenire un museo, che impedisca lo sviluppo delle comunità, ma senza perdere la propria anima, è una bella sfida. È una sfida raccolta da sette località europee inserite nel patrimonio mondiale come paesaggi culturali e che hanno un'altra caratteristica in comune, quella di essere paesi di tradizione vitivinicola. Il vino è attualmente un forte elemento di traino dal punto di vista economico; si tratta di vedere come le regioni vitivinicole di aree protette possano coniugare la salvaguardia dei loro tenitori con la crescita contemporanea dell'economia, in particolare per quanto riguarda il settore turistico. Due dei sette siti in questione sono in Francia (Val de Loire e Saint Emilion), uno in Germania (la media-alta valle del Reno) e poi le Cinque Terre per l'Italia, l'alta valle del Douro in Portogallo, la regione di Ferto-Neusiedlersee in Austria e la regione viticola del Tokaj in Ungheria. Dal punto di vista dei flussi turistici, i problemi non sono gli stessi ovunque. Il Tokaj e l'alta valle del Douro, le aree più periferiche, sono anche le meno frequentate. In Tokaj anzi l'offerta turistica è appena all'inizio. In altri casi, invece, il turismo è già una realtà consolidata, ma anche qui con diversità di accenti. I flussi turistici maggiori in assoluto si hanno per la media-alta valle del Reno con i suoi 20 milioni di visitatori l'anno, ma se si considerano l'ampiezza dell'area e l'entità della popolazione residente, la pressione turistica di gran lunga maggiore, già al limite della sostenibilità, si fa sentire nelle Cinque Terre. Qui affluiscono infatti circa 3 milioni di visitatori l'anno, grazie alla bellezza del paesaggio terrazzato a picco sul mare e anche al volano rappresentato dal parco nazionale. Per questo, proprio le Cinque Terre, capofila nel progetto del settore del turismo, sono riuscite a imporre una linea di condotta che punti su un'offerta turistica rivolta più alla qualità che alla quantità di visitatori. Si è messo a punto un pacchetto turistico comune ai sette siti, in cui avranno rilievo la storia e i caratteri che ne fanno un patrimonio mondiale e non solo uno dei tanti e validi percorsi enogastronomici europei. Il pacchetto è destinato a un turismo per piccoli gruppi o anche per singoli, assistiti da guide locali. Oltre alle solite visite a vigneti e cantine, il pacchetto si distingue per altri criteri. Per l'ospitalità si privilegeranno strutture di ridotte dimensioni, agriturismi, bed and breakfast, hotel di charme; per il vitto, il consumo di prodotti locali; il tutto certificato da un apposito marchio di qualità. L'intento è quello di favorire la crescita di una piccola imprenditoria locale, in particolare di giovani, che dalla protezione del loro territorio possano trarre buone occasioni di lavoro e di reddito. docente di storia economica all'università di Pisa
L'intervento Siti Unesco e turismo: una sfida possibile
L'inserimento di un sito nella lista dei patrimoni mondiali dell'Unesco comporta un riconoscimento internazionale e un aumento dei visitatori. Tuttavia, ciò può anche comportare rischi, come la speculazione fondiaria e edile, o la pressione turistica che può essere sostenibile. Sette località europee, tra cui la Val de Loire, Saint Emilion, la media-alta valle del Reno, le Cinque Terre, l'alta valle del Douro, la regione di Ferto-Neusiedlersee e la regione viticola del Tokaj, hanno un'altra caratteristica in comune: sono regioni vitivinicole.
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