Un gruppo di precari (addetti ai servizi di vigilanza) della Pinacoteca di Brera. Siamo i precari della soprintendenza per il Patrimonio storico artistico demoetnoantropologico di Milano. Prestiamo servizi in qualità di addetti ai servizi di vigilanza presso la Pinacoteca di Brera. Domenica 29 giugno abbiamo letto sul Sole 24 Ore con una nota di disappunto, ma non di stupore, le dichiarazioni rilasciate dal ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani. Ora vorremmo, esprimere delle nostre considerazioni in risposta a quanto dichiarato dall'on. Urbani. Non abbiamo vissuto serenamente i nostri anni di precariato, al contrario, questi sono stati focosamente animati da iniziative locali e nazionali; assemblee, scioperi, presidi, manifestazioni a Roma cui accorrevano da ogni parte d'Italia, i precari dei Beni culturali, in ultimo l'occupazione del ministero. Con i sindacati, nostri interlocutori, abbiamo delineato i percorsi da seguire per giungere alla nostra stabilizzazione: anche di questi si è discusso nei tavoli di trattativa svoltisi tra sindacati e ministro, in sua assenza col segretario generale Carmelo Rocca, col capo di Gabinetto Raffaele Squitieri. Ogni anno agonizziamo per il rinnovo del contratto di lavoro, eppure da numerosi anni, copriamo le carenze d'organico. Il ministro Urbani ha sempre detto d'avere buone intenzioni nei nostri riguardi, d'avere a cuore la nostra situazione, lo ha affermato personalmente, anche nel breve incontro tenutosi a Milano, in Palazzo Citterio nel dicembre del 2001 con noi precari di Brera. Ma a questo punto ci sorge un dubbio: «Ministro, è davvero così?». Non ci sembra, considerando quanto da lei dichiarato. A suo dire, per noi precari, non ci sarà nessuna assunzione ope legis: di questo invece si era tanto discusso. Lei parla addirittura di concorso: questo è illogico, ingiusto e ridicolo. Noi, avendo già superato una prova per la quale siamo risultati idonei al servizio di addetti ai servizi di vigilanza, ora dovremmo partecipare ad un concorso pubblico per conseguire una nuova idoneità ad una mansione che svolgiamo già chi da quattro, chi da sei, chi da dodici anni? Inoltre, i precedenti precari, come noi addetti ai servizi di vigilanza, sono stati assorbiti dal ministero tramite un decreto legge speciale; perché oggi a noi dovrebbe toccare una sorte diversa? Perché in questo ministero, nell'ultimo decennio, il criterio di assunzione a tempo indeterminato è sempre variato e, sempre a nostro svantaggio? Il titolo dell'intervista pubblicata dal Sole 24 Ore è «Largo ai giovani nei musei». Ministro Urbani, noi non siamo più giovanissimi (ma siamo molto lontani dall'età pensionabile) lo eravamo però all'inizio della nostra «carriera» di precariato.