Larte rubata in chiesa non tira più. Paliotti daltare e marmi commessi non sono più al top per i ladri di capolavori. Meglio mettersi in salotto o in giardino un finto busto dantenato o uno stemma a testimonianza di un blasone inventato. Insieme ai pastori, la statua o il pezzo in pietra o marmo smontato dallandrone di un palazzo storico fa più tendenza della vecchia balaustra o del pilastrino o del pezzo di coro ligneo. La prova qualche giorno fa, quando in un settecentesco edificio di via Toledo, Palazzo Monaco di Lapio sono stati disarcionati da un piedistallo un busto femminile e uno maschile in toga e insieme hanno preso il volo alle cinque del mattino. Sculture vincolate, notificate dalla Soprintendenza, quindi schedate e poco rivendibili nel giro dei furti su commissione e sul mercato clandestino. Ma per il momento sparite. Sulle foto della coppia in marmo di Carrara lavorano i carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio Culturale dal loro "eremo" investigativo di SantElmo. Qualcosa fa pensare a una banda che agisce in via Toledo, la stessa che potrebbe aver rubato anche i pastori del presepe della chiesa di San Nicola proprio nei giorni di Natale per poi restituirli. Anche in virtù di questi record negativi, il ministero Beni culturali ha istituito a Napoli un ufficio dove gli storici dellarte si occupano a tempo pieno delle opere perdute e di quelle ritrovate - un ufficio che è il più attrezzato e tra i più antichi dItalia in materia di furti perché esiste da oltre quindici anni. Angela Schiattarella ci lavora dallinizio, prima a Capodimonte con Ida Maietta, ora a Palazzo Reale. «Il furto nel palazzo di Toledo preoccupa perché il marmo trova sempre un impiego, anche sotto altre forme - spiega - Negli anni passati i monumenti più presi di mira erano le chiese. Ora i furti tra quelle mura sono in netto calo». Difficile riuscire a immaginare in un salotto i due togati in marmo di Carrara e pietra grigia di via Toledo. Eppure ci sono stati altri furti di busti meno pregiati, che risalgono al XVIII secolo, in ville della provincia. Come li avranno utilizzati i predatori dellarte perduta? Notizie cattive ma anche buone. È di pochi giorni fa quella che la stazione dei carabinieri di Roma Porta Cavalleggeri ha sequestrato centinaia di opere, molte delle quali venivano da Napoli. Angeli, cibori, paliotti, piastrini e lastre in marmo scolpito e intarsiato del Seicento e Settecento. La settimana scorsa il bottino di queste scorribande è stato restituito ai legittimi proprietari dopo il riconoscimento. Operazione che non sempre avviene a prima vista: le opere, magari portate via anche in cattivo stato, tornano sempre restaurate a puntino. Spesso non sembrano più quelle. Nella stanza da bagno di una casa borghese di provincia un angelo capoaltare era stato adattato da un marmista alle piastrelle per trasformarlo in un portasapone che è stato fissato alla parete della cabina doccia. In casa di un boss emergente della mala del Casertano un contenitore per le ostie veniva esibito per gli ospiti come porta-bon bon. E un ostensorio, che si presta facilmente a fare le funzioni del portaritratti, si è rivelato essere quello che i carabinieri hanno trovato in casa di un altro dei loro indagati, in un altro dei centri della provincia. Il design del riciclo non è una scienza occasionale. Ci sono architetti e arredatori di interni che "studiano" per dare una nuova veste al pezzo rubato. Questo viene appositamente commissionato perché deve rispondere allesigenza di completare una stanza con questo o quel colore, con un particolare materiale o con un pezzo della grandezza richiesta e funzionale al resto dellarredamento. Ma ci sono opere che non rispondono ai requisiti, e perciò non trovano collocazione negli appartamenti dei committenti del terzo millennio. Così devessere stato con la «Carità» rubata nella chiesa della Ss. Annunziata nel 2001: una scultura lignea che neppure un allestitore di mestiere riuscirebbe a sistemare da nessuna parte. Così la virtù è tornata al mittente e dallanno scorso è di nuovo in chiesa. Ad Acerra tra le navate del Corpus Domini nel '92 rubarono persino un organo del Settecento. Quello non è mai tornato, mentre a giugno 2006 unUltima cena attribuita al pittore pugliese del XVII secolo Carlo Rosa è stata accolta come un figliol prodigo, con una cerimonia in chiesa e un libretto stampato apposta con il messaggio del vescovo di Acerra Salvatore Giovanni Rinaldi, gli scritti della Soprintendenza di Enrico Guglielmo e un messaggio del generale dei carabinieri Ugo Zottin. La tela, rubata nonostante le grandi dimensioni, era riapparsa nel 2002, ma passarono quattro anni prima che potesse essere riconosciuta. I carabinieri lavevano trovata in casa di un egiziano indagato per altri reati. La descrizione verbale non bastò, per sequestrare il quadro bisognava dimostrare che era risultato rubato. Le indagini devono tutto alla fedeltà delle immagini fotografiche. Se lopera non è riconoscibile, niente da fare. Cè voluto molto tempo anche per rivedere al loro posto la piccola scultura di Santa Rosa trafugata dalla chiesa della Scorziata e i marmi dellaltare maggiore di Pollena Trocchia, tutti portati via nel '97. Il 2006 è stato lanno decisivo anche per la Madonna con Bambino di Santa Maria della Libera, una tavola cinquecentesca di cui un ordine della soprintendenza permette il ritorno a casa solo previa installazione di un complesso sistema dallarme. E ora, dopo il furto dei giorni scorsi, invece che sacrestie e altari maggiori sono a rischio le scale, gli atrii, le terrazze, i giardini. Un antenato rimediato allultimo momento, non sarà un santo in paradiso, ma può sempre tornare utile.