IL SOPRINTENDENTE ai beni ambientali, architettoni artistici e storici di Pisa, Guglielmo Maria Malchiodi, ha accordato un finanziamento straordinario per consentire, già dalla prossima estate, di proseguire gli scavi nel cortile del chiostro di San Matteo. Le risultanze delle prime indagini, infatti, hanno fornito informazioni e reperti tali da consigliare un supplemento di indagine, di scavi, di lavoro. Tutto lascia presupporre che ci siano manufatti importanti da portare alla luce. Le prime anticipazioni sono state fornite ieri in una conferenza («Lo scavo nel cortile settentrionale del Museo Nazionale di San Matteo: risultati preliminari») organizzata a palazzo Reale dall'Archeoclub: ne hanno parlato Monica Baldassarre, direttrice del Museo civico di Montopoli Valdarno, la ricercatrice Marcella Giorgio, lo studioso Michele Menchini e Mariagiulia Burresi, direttrice del Museo Nazionale di San Matteo. UNA PRIMA TRANCE di lavori nel cortile del Museo Nazionale di San Matteo era già stata effettuata nel 2003, ma sono stati i lavori cominciati nel novembre del 2006 ad aver portato a una vera e propria rilettura della «vita» del Chiostro. Il cantiere è ancora aperto, i lavori ancora in corso, i dati come ha spiegato Monica Baldassarri sono ancora freschi e da rivedere», ma sufficienti a rilevare che oltre a reperti che arricchiscono le informazioni già note sulla storia del Monastero, ci sono elementi in grado di fornire notizie antecedenti alla nascita del Monastero, datata 1027-1028. Perché tutto fa ritenere che proprio in quella zona ci fosse una vita precedente. IL CANTIERE di lavoro è diviso in due zone: l'area 100 (ormai arrivata a chiamarsi area 1000 per l'elevato numero di reperti individuati) e l'area 500, che corrispondono alla zona retrostante l'attuale circuito espositivo. Nella prima, sotto un'ottantina di centimentri dell'attuale calpestio, ci sono tracce delle murature di quel carcere voluto dallo Stato all'interno del Monastero e lì rimasto fino alla seconda guerra mondiale. Non manca materiale ottocentesco vasellame vitreo direttamente collegabile alla vita del carcere. Scavando si scoprono orti e anche piccoli edifici di servizio, ambienti non adibiti all'alloggio delle monache, antecedenti al cercere. Il settore più vicino all'attuale ingresso scavando fino a poco meno di tre metri ha portato alla luce vasellame ancora più antico. Ceramiche di epoca romana. Alcune etrusche. Tutti elementi che fanno supporre che quella zona fosse abitata ancor prima dell'arrivo delle monache. LE CERAMICHE sono fondamentali per per comprendere la cronologia e, soprattutto, la vita di tutti i giorni, la classe sociale delle persone, gli usi e i costumi. Individuate ceramiche pisane del XV secolo, ma a4e di importazione spagnola, ed evidente il cambiamento di abitudini del XVI secolo quando nel corredo delle monache sparisce la maiolica a favore di ceramiche basate su una tecnica nuova. Ci sono elementi di importazione ligure e ceramiche dell'area di Montelupo. UNA CURIOSITÀ: verso est il terreno scende e, pertanto, alla stessa quota non corrispondono gli stessi reperti. Certo è che si incrociano murature di epoche diverse, mura medievali comprese. La certezza è che il Chiostro per come lo vediamo noi oggi, nasce tardi. Il Monastero comincia ad ampliarsi nel XIII secolo, e il circuito del Chiostro sembra completarsi nel Quattrocento. E ciò che è ancora più curioso è che non un lato del Chiostro è uguale all'altro.