Si chiama Arcus s.p.a., acronimo che sta per Arte, Cultura e Spettacolo, la società che nasce per gestire la quota del 3 della spesa pubblica per le infrastrutture destinata ai beni culturali in base all'articolo 60 della Finanziaria 2002. Insomma, per gestire quel famoso «tre per cento», pedaggio che la realizzazione delle Grandi Opere dovrà pagare al nostro patrimonio storico-artistico-ambientale: è la conquista che il ministro Urbani in questi mesi ha rivendicato con chiunque l'accusasse di farsi scippare imbelle, dal suo collega Tremonti, la ragione sociale del suo ministero, i «beni», appunto. Il 30 luglio la Commissione Cultura della Camera ha approvato, con il «la» dell'opposizione, in sede deliberante - cioè con procedura che non richiede il successivo passaggio in aula - il testo di cui parliamo in questa pagina. Ora la legge è al nuovo esame della commissione Cultura del Senato. Perché, appunto, è da lì che il testo esaminato alla Camera proveniva. Il testo arrivato da Palazzo Madama a Montecitorio prevedeva che la Arcus s.p.a. s'interessasse, oltreché di restauro e valorizzazione, anche di tutela e gestione dei beni in elenco. Questo è il passaggio principale che alla Camera è stato emendato. Emendamento considerato strategico dall'opposizione (è sulla possibilità che siano o no i privati a tutelare e gestire i beni che appartengono alla collettività, che è in corso il colossale braccio di ferro cominciato con la nascita di Patrimonio s.p.a.). Ed è il motivo per cui l'opposizione ha, poi, acconsentito alla procedura d'urgenza. Quanto all'elenco dei beni cui sono destinati i 153,5 milioni di euro distribuiti in un triennio, ci sono alcuni capitoli forti: gli Archivi di Stato (a rischio di chiusura, in sofferenza economica tale, nei mesi scorsi, da non poter pagare acqua e luce), il restauro delle ville Venete, Vesuviane e Tuscolane. Altro punto considerato positivo dall'opposizione. Per il resto, a leggere l'elenco, non si sfugge alla sensazione del finanziamento clientelare a pioggia: soldi per palazzi e mura storiche, sì, ma anche per mercati comunali e velodromi, un po' qua un po' là da Nord a Sud della penisola. Anche per Arcus s.p.a. manca una regia da parte del ministero dei Beni Culturali? Sì. Mentre, per converso, va avanti alla grande l'operazione gestita dal ministero dell'Economia. Dopo l'ondata di proteste suscitata in Italia, ma anche in sede internazionale, il progetto di Tremonti sta procedendo in modo meno chiassoso. Ultimi capitoli: la Patrimonio s.p.a, la società cui il Tesoro ha conferito l'incarico di valorizzare e vendere i beni demaniali scavalcando il ministero dei Beni Culturali, il 21 maggio - ha rimarcato di recente Salvatore Settis - ha lanciato un fondo immobiliare di un miliardo di euro, da gestirsi attraverso una società in via di selezione; e, sempre a inizio estate, è nata la Dike Aedifica s.p.a., altra società controllata da Patrimonio s.p.a., che ha il compito di finanziare la costruzione di nuove carceri dismettendo quelle ospitate in edifici storici.