CI HA SCRITTO un lettore: «Completare un'opera avendo una traccia di tale portata è un dovere, più che un'ipotesi. Lasciare la facciata in muratura grezza è davvero un peccato, nè si può sostenere che tale deve rimanere perché fin da bambini l'abbiamo ammirata così com'è. Ammirata? Come si può ammirare una muratura grezza?». Sappiamo bene che su un tema così delicato - modificare il prospetto di un monumento rinascimentale dopo cinquecento anni - che incide la carne di un centro dell'arte mondiale, è necessario pensare e ripensare, discutere e ridiscutere rispettando ogni sensibilità. Tuttavia sarebbe un errore liquidare l'idea perchè scandalizza i puristi, sacerdoti dello status quo, e fa innervosire le sentinelle istituzionali del nostro patrimonio. Dai fiorentini sta arrivando invece (a maggioranza) una spinta coraggiosa, quasi una svolta: la volontà di dimostrare che non c'è alcun rifiuto del cambiamento a prescindere, che sono pronti a consegnarsi nelle mani di Michelangelo, cioè di chi ha creato alcune delle opere che ancora oggi fanno grande Firenze. Con la stessa passione che li fece rifiutare (e forse fu un errore) una nuova pavimentazione per piazza della Signoria e li ha animati nell'opposizione recente alla pensilina di Isozaki. Qui non c'è bisogno di concorsi, l'architetto è già stato giudicato dalla storia, non dai contemporanei. Siamo convinti che la sfida sia affascinante e valga la pena raccoglierla con entusiasmo. Toccherà ai tecnici stabilire il modo di sovrapporre le due immagini, vecchia e nuova. Diamoci il tempo necessario a metabolizzare l'idea nei ministeri e nelle soprintendenze, che immaginiamo diffidenti come la Chiesa di fronte a un miracolo. Perciò, prima di deflagrare sulla realizzazione della facciata michelangiolesca, gli esperti dovrebbero cercare la colonna che è stata sepolta davanti alla basilica. Magari utilizzando all'inizio uno strumento non invasivo, capace di localizzarla senza scavare, eppure in grado di fornire gli elementi indispensabili per capire se la colonna già realizzata da Michelangelo esiste, e se le dimensioni sono uguali a quelle dei tre pilastri conservati a Pisa, uno dei quali da sabato scorso è esposto sul sagrato di San Lorenzo. POTER dimostrare che ci sono quattro colonne identiche, effettivamente destinate a sostenere la facciata di San Lorenzo, significa essere certi che Michelangelo, nel XVI secolo, aveva davvero cominciato il suo lavoro, rimasto incompiuto nonostante papi e principi. Siamo noi, «anonimi cittadini, che apparteniamo al popolo della Firenze del XXI secolo - come ha scritto l'architetto Massimo Ruffilli domenica scorsa su La Nazione - che possiamo terminarlo». Per una volta non sarà - ne siamo sicuri - un problema di soldi. La nuova facciata di San Lorenzo diventerebbe un evento di rilievo mondiale, al quale nessuna grande impresa, anche non italiana, nessuna grande banca, se chiamate in causa, potrebbero restare indifferenti. Ai nostri lettori chiediamo di continuare a esprimere il loro parere. Anche se contrario.