ROMA - Incontro fra l'antico e il nuovo: un accostamento sempre possibile? A Firenze ci provano con gli Uffizi: li si vuole più moderni con un nuovo look made in Japan. E sì, perché il 'lavoro' è stato affidato ad un architetto giapponese, il signor Arata Isozaki con ampia facoltà d'intervento!... I Medici, e non solo, si rivoltano nella tomba, tra il silenzio degli 'incoscienti'. Allestimento di sale, rifacimento di impianti, realizzazione di scale e ascensori, raddoppio degli spazi espositivi, un nuovo ristorante-caffetteria e, infine, una grande loggia in acciaio rivestito di pietra serena, con una copertura di travi longitudinali e lucernari in policarbonato trasparente ad inquadrare l'uscita prospiciente l'odierna piazza del Grano, un'area dal sottosuolo ricco di reperti archeologici. Questi, in sintesi, i principali interventi di "ristrutturazione" dell'edificio vasariano degli Uffizi. Ma a poco più di un mese dal via libera ai lavori, l'intricata vicenda, che da nove anni alimenta scontri e polemiche, può dirsi tutt'altro che conclusa. Ad impensierire le menti più accorte, permangono, infatti, una serie di interrogativi ed incertezze. Sì, perché sullo sfondo del vecchio antagonismo tra Architettura e Urbanistica, l'aspetto conservativo posto dalle esigenze di tutela di un centro storico importante come quello fiorentino (inserito, lo ricordiamo, nella lista del patrimonio mondiale Unesco), sembra sia scemato di fronte all'incontenibile pressione economica e speculativa, che ha reso un caso delicato come questo, di preminente rilevanza socio-culturale, un "affare" meramente politico. Numerosi gli interrogativi a fronte di scelte che sostengono la "piena autonomia artistica" dell'architetto Isozaki, progettista della discutibile loggia che, ad oggi, incarna il cuore del problema; in presenza di logiche in base alle quali "la scelta spetta a chi mette i soldi" (tra i finanziatori figura il gruppo Benetton, il cui nuovo megastore sorgerà dirimpetto alla suddetta loggia); al cospetto di affermazioni irrispettose della capacità di giudizio e della sensibilità dei cittadini, per cui si è sostenuto che "è assurdo che sia il popolo a valutare la qualità di un'opera" (così il sovrintendente al polo museale fiorentino Paolucci) e che la questione dell'uscita Isozaki attiene al linguaggio contemporaneo che è "di per sé osteggiato, perché ostico, se non incomprensibile, ai più" (Antonio Natali, "La Repubblica"). Ecco, a fronte di tutto ciò, come non chiedersi che fine abbiano in Italia quella "cultura del restauro" dei beni culturali, quel rispetto delle preesistenze monumentali e ambientali, quell'adempimento ai vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali, auspicati dalle teorie del restauro, quali presupposti critici che ne fondano la disciplina, e regolamentati dalla normativa in vigore? La questione, come s'è detto, è assai spinosa e merita una trattazione più approfondita. A noi non resta che proseguire l'opera di informazione e sensibilizzazione dell'opinione pubblica, nella speranza che risvegli nelle nostre coscienze il dirittodovere di tutelare le opere d'arte, in vista della loro trasmissione al futuro in quanto testimonianze uniche e irripetibili della memoria storica di un popolo, "oppure la nostra civiltà continuerà a distruggere se stessa" (Brandi, 1956). storica dell'arte
LA MODERNITÀ AVANZA FIN DENTRO GLI UFFIZI
A Firenze, gli Uffizi stanno sottoponendo a una ristrutturazione di massiccia portata, con l'intervento di un architetto giapponese, Arata Isozaki. I lavori, che includono l'aggiunta di una loggia in acciaio e una copertura di travi longitudinali, sono stati autorizzati dopo nove anni di controversie e polemiche. Tuttavia, la vicenda è ancora in corso e ci sono molte incertezze e interrogativi. L'aspetto conservativo delle esigenze di tutela di un centro storico importante come gli Uffizi sembra essere scemato di fronte alla pressione economica e speculativa.
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