Va beh che nella vita siamo tutti pendolari, ma la vita dei soprintendenti «ad interim», coloro che reggono due o talvolta perfino tre territori diversi, è il pendolarismo fatto professione. Niente martiri, per carità, tanti lavori sono più duri e meno retribuiti, eppure 34 architetti, archeologi, storici dell'arte e un ingegnere che reggono più soprintendenze sembrano tantini. Prima, quando mancava un titolare, reggevano l'ufficio i cosiddetti «reggenti», dall'anno scorso per legge ciò non è più permesso, ma siccome mancano i titolati - per troppi anni il ministero non ha bandito concorsi - si ricorre ai pochi dirigenti ancora su piazza. Il sottosegretario Danielle Gattegno Mazzonis se ne dichiara consapevole, alla parola «interim» le vengono i brividi, ha confessato a una recente giornata sul futuro del ministero, e promette che presto sarà bandito il concorso per 40 soprintendenti per titoli (quindi già con esperienza) e per esami, mentre quello per 11 soprintendenti è stato or ora sbloccato. Ma Cerasoli della Uil, che aveva organizzato quel convegno, cogliendo umori diffusi avvisa: «Poiché il ministero deve ridurre le spese, allora tagli direttori centrali a Roma, già troppi, e potenzi le soprintendenze». Tra gli «interim» l'archeologo Pietro Giovanni Guzzo regge Pompei (inclusi siti come Ercolano e Oplontis) e, da agosto, la Calabria. «Con la macchina di servizio di Pompei vado a Salerno e lì prendo l'Eurostar per Reggio. E viceversa. Se sono a Roma, dove ho casa, con l'aereo volo a Reggio e da lì torno a Pompei. Ma se devo andare, per esempio, a Sibari o Crotone, prendo l'aereo per Crotone da Roma o il treno da Salerno fino a Paola da dove mi portano a Sibari. Altrimenti...» No, basta, uno si smarrisce... «Ma no -sdrammatizza - ci si abitua. Di solito passo un paio di giorni in Calabria, telefono e fax sono sempre in attività, e ho sempre referenti fidati. Ammetto che qualche mattina al risveglio devo ricordarmi dove mi trovo». A risentirne è il lavoro: «Purtroppo faccio sopralluoghi solo in casi eccezionali. Inoltre davanti ai problemi i colloqui diretti funzionano meglio del telefono. E lo stress ricade anche sui funzionali». Fulvia Lo Schiavo, pure lei archeologa, tiene le fila della Toscana e, da agosto, del Friuli Venezia Giulia. Non proprio dietro l'angolo. «Ho scelto io il Friuli perché ci ho lavorato da giovane, conosco luoghi e colleghi». Aveva provato ad alternare un giorno alla settimana nel nord-est, ma con una giornata che se ne volava via in viaggio era estenuante. «Non ho retto fisicamente. Ora preferisco una settimana al mese in Friuli, le altre in Toscana. Non può però durare troppo. Abbiamo staff eccellenti, ma gli archeologi devono andare in giro, ad esempio dobbiamo intervenire preventivamente in accordo con gli enti locali ovunque ci siano lavori di opere pubbliche. Non mi lamento, ma è un problema diffuso. Ad esempio la soprintendente archeologica di Cagliari e, a interim, di Sassari ad aprile va in pensione: resteranno scoperte due aree non facili e ricchissime?». «Passo tre giorni in Toscana, dove rimarrò, e due nelle Marche, dove resto fino a giugno - dice il direttore regionale delle due regioni Mario Lolli Ghetti - Lavoro molto in treno, con il telefono. Per un po' i due territori sono gestibili perché abbiamo staff efficienti, ma replico ogni operazione: siglo contratti sindacali prima qui e poi là, ho firmato un piano paesaggistico con la Toscana e poi apro il discorso con le Marche. Almeno la seconda volta -scherza - sarò più preparato...» «Non possiamo mai fermarci a riflettere - osserva Giuliana Tocco, archeologa soprintendente di Salerno, Avellino e Benevento e, provvisoriamente, della Basilicata - In genere il lunedì mattina sono a Salerno. Verso le due del pomeriggio parto per Potenza dove lavoro sempre fino alle 21 perché devo concentrare tutto in due giorni, due e mezzo, inclusi i sopralluoghi che sono indispensabili. Il mercoledì mattina presto torno a Salerno in un paio d'ore. In auto perché a collegamenti qua non siamo messi bene». Non è tanto la fatica fisica a pesare: «Noi archeologi siamo allenati. È l'impegno mentale che stressa: se sei qui ti chiamano di là, se arriva una circolare devi verificare che sia arrivata dall'altra parte». Qualcosa in più guadagneranno... «Circa 200 euro netti al mese per dirigere un'altra soprintendenza - risponde l'archeologa - quando abbiamo forti responsabilità e forti rischi: amministrativi, per la sicurezza nei posti di lavoro, negli scavi. È un bel lavoro, ma nonostante l'entusiasmo è dura».
Ecco i nuovi pendolari: i soprintendenti
I soprintendenti ad interim, che reggono due o più territori diversi, sono i "pendolari" della vita dei funzionari pubblici. Secondo il sottosegretario Danielle Gattegno Mazzonis, il ministero sta bandendo concorsi per 40 nuovi soprintendenti per titoli e per esami, ma ciò non è ancora avvenuto. Alcuni soprintendenti ad interim, come Pietro Giovanni Guzzo, reggono più di un territorio e hanno a che fare con lavori di opere pubbliche e scavi. Altri, come Fulvia Lo Schiavo, hanno scelto di lavorare in una sola regione, come la Toscana o il Friuli-Venezia Giulia, per motivi di salute e di lavoro.
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