L'assalto è avvenuto in via Toledo, civico 306, tra vico Giardinetto e vico Tofa, giusto davanti all'ingresso principale del Banco di Napoli. Il palazzo è del Settecento. Un solo proprietario fino a una quarantina d'anni fa, il barone Monaco di Lapio, gran signore della nobiltà romana. L'immobile, poi venduto dagli eredi del barone, è vincolato dalla Soprintendenza ai beni artistici e storici e custodisce, tra scale e androne, una ventina tra statue, busti, fontane, stemmi e fregi di grande valore. Uno studio legale, gli uffici di un notaio, anche alcuni negozi e aziende. Difese passive, nessuna. Eppure, in quel palazzo c'è anche l'abitazione napoletana del ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. I ladri hanno forzato tranquilli il portone, facendo saltare un grosso catenaccio e portando via indisturbati i due busti di marmo e gesso sistemati in due nicchie poste a destra e a sinistra del portone all'inizio del breve camminamento che conduce al cortile. Si tratta di due figure, una maschile, l'altra femminile, la testa in marmo, il busto in gesso, altezza un metro circa. Un furto brutale. I busti potrebbero anche essere rimasti danneggiati. I ladri, usando una grossa leva, hanno, infatti, letteralmente divelto l'anima di ferro che teneva attaccate le statue a un piedistallo. Il colpo è stato messo a segno nella notte tra domenica e lunedì, ma qualcuno degli inquilini ha riferito di aver sentito dei rumori poco dopo le 5 del mattino. Il portiere, don Gennaro, ha scoperto il furto all'ora di apertura del palazzo. Ha trovato il portone già spalancato e le nicchie desolatamente vuote. Immediato l'allarme. L'amministratore, Gaetano Matturro, ha avvertito la Soprintendenza e denunciato il furto ai carabinieri del nucleo per la tutela del patrimonio artistico. Non è la prima volta che i ladri entrano in quel palazzo. Trent'anni fa portarono via un puttino da ogni porta, dieci anni fa, invece, rubarono una statua tra secondo e terzo piano. «Siamo preoccupati per questa nuova tendenza - dice Angela Schiattarella, responsabile dell'ufficio furti e recuperi della Soprintendenza - perché i palazzi storici non sono sufficientemente protetti». E lancia un appello. «Rivolgetevi a noi - dice - o ai carabinieri per sapere come difendere le opere custodite negli edifici privati». Che fine faranno, intanto, i due busti del barone? L'esperienza insegna che si tratta quasi sicuramente di un furto su commissione. Chi le ha ordinate, ha bisogno di opere d'arte per darsi il tono che non ha. E le piazzerà, con un tocco pacchiano, nel giardino di una villa pacchiana. Occhio, però. Le telecamere del Banco di Napoli potrebbero rovinare la festa a lui e ai ladri. Speriamo.