Il presidente di Assoturismo, Claudio Albonetti, indica quali vie percorrere per superare la crisi. Con azioni mirate al rilancio dei settori mare e montagna Quando attorno a un fenomeno così importante, ma anche così difficile da capire e amministrare come il turismo nel nostro paese, si agitano situazioni e avvenimenti tali da indurre caos e danneggiare il settore, allora è il caso di fermarsi, cercare di capire, fare il punto della situazione. Penso che, sul fatto di valutare il turismo come un'attività fondamentale per le sorti economiche del paese, conveniamo tutti. Sono altresì convinto che, grazie alla straordinarietà delle bellezze che la natura ci ha donato, oltre alla storia e all'ingegno che l'uomo vi ha depositato, il turismo può diventare la nostra prima industria, e l'Italia assurgere a indiscusso leader mondiale. E allora, come ci stiamo organizzando per fare in modo che tutto ciò si realizzi? Le questioni sul tappeto sono tante, ma va detto subito che esistono fattori limitanti nel nostro modus operandi, che è necessario affrontare per poter raggiungere quegli obiettivi dei quali il paese ha bisogno. Su tre questioni va focalizzata la nostra attenzione. La prima, già individuata in premessa, riguarda il fatto che l'Italia è un paese turistico per eccellenza. Per quanto attiene all'importanza dei beni culturali e alla necessità di fare in modo che tali valori siano a tutti fruibili, organizzare l'attività turistica, oltre che un'opportunità economica, costituisce per l'Italia quasi un dovere etico. Se questo è vero, allora dobbiamo muoverci nel settore da leader. Se siamo i più forti a livello di offerta, allora siano i nostri concorrenti a riparametrare la loro azione rispetto alle nostre iniziative e non viceversa. Perché questo oggi non avviene? Perché siamo i più forti, ma troppo spesso non i più bravi! Nel turismo, chi è bravo è antesignano, risolve, produce, gli altri copiano. Se invece continuiamo a prendere a modello l'organizzazione di chi ha meno di noi, significa che ci manca qualcosa; quella preparazione, quella mancanza di convinzione che poi risulta essere fattore limitante nei processi decisionali. Altra questione è costituita dalla iper-frammentazione organizzativa. Tra stato e regioni, quanto prima, va trovato un punto di equilibrio. Queste due realtà devono trovare il modo di operare insieme, cercando di reclamizzare il brand Italia, specialmente in un periodo di globalizzazione delle dinamiche promo-commerciali. Ma il problema a cui alludevamo non è questo; la frammentazione eccessiva è sul territorio, dove si contano circa 8.100 comuni con propri uffici turistici; 104 province; oltre 4.200 pro loco; 67 vecchie aziende di soggiorno, e poi 111 Apt, 558 Iat, Aptr, Stl e consorzi di promozione. Una palude di oltre 13 mila strutture, con migliaia di sedi da mantenere, decine di migliaia di addetti, milioni di opuscoli e di materiale prodotto, senza coordinamento. La terza questione riguarda il fatto che il nostro paese sta perdendo posizioni in relazione alla movimentazione dei flussi turistici. Invertire la tendenza è importante. Per questo, credo sia propedeutico farsi una domanda: tenuto conto che l'Italia è il paese dei turismi, quali di questi hanno avuto buone performance e quali sono entrati in crisi? Presto detto: i turismi legati ai valori dell'arte e cultura hanno tenuto e aumentato i flussi, mentre i turismi stagionali hanno perso posizione. Va poi rilevato che le posizioni perse dallo stagionale sono dovute quasi esclusivamente alla dilagante concorrenza internazionale e alla perdita di competitività delle nostre imprese. Per cui invertire la tendenza significherà istituire pratiche di mantenimento per i turismi che reggono, ma intervenire per permettere alle imprese turistiche stagionali di poter competere, con azioni promo-commerciali efficaci sui mercati di riferimento. Un'azione che va affrontata con una logica che induca a un virtuoso e sinergico gioco di squadra fra territori e prodotti turistici. I nostri turismi sono come i fuoriclasse del calcio, ma per farne una squadra vincente è necessario dargli un gioco d'insieme. Invertire la tendenza non significa portare più turisti dove si parla di possibile contingentamento dei flussi, ma di riportarli sulle spiagge e sulle nostre montagne. Prima di tutto dunque la convinzione riguardo cosa rappresentiamo, poi lo sfoltimento e la riqualificazione dell'apparato, quindi l'individuazione degli obiettivi da conseguire come priorità. Soltanto così possiamo pensare di andare oltre con reali prospettive di successo. presidente Assoturismo