Incontro per fare il punto. Sul piatto una ventina di milioni di euro Non si scioglierà anche senza il centro della Punta della Dogana Krens e soci, con la Regione preparano l'offerta economica. L'alternativa è palazzo Manfrin La cordata formata da Fondazione Guggenheim e Regione con la partecipazione anche di Banca Antonveneta e della società Munus di Alberto Rigotti andrà avanti comunque, anche se non dovesse aggiudicarsi la gara per la Punta della Dogana bandita dal Comune, che la vede opposta al Palazzo Grassi di Francois Pinault. Una decisione presa dai rappresentanti delle istituzioni interessate in un incontro che si è svolto domenica all'hotel Monaco, dopo che Ca' Farsetti ha finalmente formato la nuova commissione tecnica che dovrebbe riprendere il confronto tra l'offerta veneto-americana e quella francese per la creazione del polo d'arte contemporanea alla Dogana. All'incontro per la fondazione americana erano presenti il direttore della fondazione newyorkese Thomas Krens e quello della sede veneziana della collezione Philip Rylands, oltre all'avvocato Alfredo Bianchini, per valutare gli aspetti legali della questione. La Regione era rappresentata dal portavoce del presidente Giancarlo Galan, Franco Miracco, e anche lo stesso Rigotti era presente all'incontro. La volontà comune emersa è quella di creare in ogni caso un nuovo spazio per l'arte contemporanea in città che faccia perno sulla Guggenheim, potendo la Regione mettere a disposizione a questo scopo proprio immobili come Palazzo Manfrin (che Palazzo Balbi aveva già dichiarato essere disponibile, anche per la collezione Terrazzi), senza contare la possibilità di insediamenti anche a Marghera o nell'area dell'Arsenale, come lo stesso Rigotti aveva già annunciato in un'intervista apparsa sul quotidiano francese Le Monde. Ciò non significa, naturalmente che la cordata Guggenheim si consideri battuta o abbia deciso di ritirarsi dalla «tenzone» per la Dogana con Palazzo Grassi. Al contrario, la riunione del Monaco è servita anche a mettere a punto i dettagli per la presentazione dell'offerta economica per il restauro e il recupero della Punta della Dogana, l'aspetto su cui probabilmente si deciderà la gara con Pinault, dopo che sul piano qualitativo la commissione di esperti guidata da Achille Bonito Oliva ha considerato allo stesso livello le due offerte. La cordata Guggenheim sarebbe pronta a mettere sul piatto una ventina di milioni di euro. Si tiene in piedi, solo formalmente, l'ipotesi di una possibile collaborazione con Pinault, visto che anche il direttore di Palazzo Grassi Jean-Jacques Aillagon rispondendo a Rigotti su Le Monde ha duramente criticato l'atteggiamento della cordata veneto-americana, dipingendo come una sorta di bluff l'offerta Guggenheim. E in difficoltà, intanto, appare soprattutto il Comune, che, alle prese con la patata bollente della Dogana, non sta certo affrettando i tempi.