Sulla testa del David continuano ad addensarsi grossi nuovoloni. Anche se lo scontro Paolucci-Domenici, qualcuno prova già ad archiviarlo come un temporale estivo. Forse perché la vera bufera è pronta a scatenarsi in autunno. A quel tempo infatti la proposta di "decentramento artistico" lanciata dalla Toscana (già approvata dalla giunta) riceverà il nulla osta del Consiglio regionale, ultimo passo dopo la presentazione ufficiale al governo. Ed è a questo punto che per il proponimento tutto toscano, arriverà il momento di scontrarsi con la risolutezza di certe affermazioni stataliste che il ministro alla cultura Giuliano Urbani ha rilasciato a La Stampa. «Nessuno creda di potersi attribuire compiti di tutela dei beni culturali: è un diritto-dovere che spetta esclusivamente allo Stato», questa la replica da Roma all'indirizzo del governatore toscano Claudio Martini. Tuttavia un flebile spiraglio, Urbani lo concede: «Comuni e Regioni possono svolgere un ruolo importante: penso alle fondazioni che, quando sono praticabili, si rivelano preziose». Ma tutto non può che rimane sotto l'ala di mamma-Italia, garante di imparzialità. «La salvaguardia (delle opere d'arte, ndr) è altra cosa teorizza il ministro essenzialmente per due ragioni. La prima: i politici locali possono essere sottoposti, con facilità a pressioni di carattere elettorale o d'altro tipo». La seconda invece ha un carattere più tecnico, «visto che dice non possiamo permetterci di restaurare in modo diverso lo stesso Romanico». E questa è l'aria che tira nelle stanze dei bottoni romane. Una brezza per ora, ma che passata l'estate potrebbe gonfiare e tendere le vele di uno scontro fra governo centrale e locale toscano. Infatti Martella Zoppi, assessore regionale alla cultura, considera la querelle sul David solo la punta dell'iceberg di una battaglia dì più largo respiro con lo Stato. E che investe il tema dell'autonomia speciale in materia di beni culturali. Così anche la proposta di autonomia avanzata dal governo Martini potrebbe poi condurre, spiega sempre l'assessore, fino un sistema di gestione museale integrato Stato-Enti locali. Uno scenario già aspramente criticato da Paolucci. Il quale, sul fronte politico, non rimane solo. Perché a prendere posizione contro sindaco e federalismo dell'arte arriva anche Forza Italia che scrive al ministro Urbani: «Ci batteremo perché il patrimonio rimanga allo Stato». E intanto anche Vittorio Sgarbi, l'ex sottosegretario del ministro Urbani, dimessosi per dissensi con lui un po' su tutto (da Isozaki al resto), annuncia una mossa a sorpresa. Potrebbe candidarsi come capogruppo di una lista civica alle prossime elezioni amministrative di Firenze. Con «Bella Firenze», questo sarebbe il nome della lista, ma non per correre da sindaco. E, fa sapere, per non andare né con la destra, né con la sinistra. Forse, con una strategia di fondo: presentarsi in contemporanea alle europee (è europarlamentare eletto nel Nord-est) e vedere, in sede fiorentina, l'effetto che potrebbe fare il suo sbarco. A se stesso, ma anche agli altri.
Urbani non molla. Gestione statale. Sgarbi lancia la lista
Il ministro della cultura Giuliano Urbani ha affermato che la tutela dei beni culturali spetta esclusivamente allo Stato, e non ai Comuni o alle Regioni. Tuttavia, ha lasciato un "flebile spiraglio" per le fondazioni, che possono svolgere un ruolo importante. Urbani ha anche sottolineato che i politici locali possono essere sottoposti a pressioni elettorali e che non è possibile restaurare le opere d'arte in modo diverso. Queste affermazioni hanno sollevato preoccupazioni tra i politici locali, come il governatore toscano Claudio Martini, che considera la querelle sul David solo la punta dell'iceberg di una battaglia più ampia con lo Stato.
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