Parla l'assessore all'Urbanistica del Comune Gianni Campus CAGLIARI. Il Comune aveva il dovere di convocare Regione e privati su Tuvixeddu. Doveva farlo così è scritto nell'accordo di programma "in caso di contrasto tra le parti" e lo ha fatto ieri. Assente il sindaco, influenzato, il vertice è stato presieduto dall'assessore all'Urbanistica, Gianni Campus. «Chi ha disconosciuto i contratti non sfugga alle responsabilità» Assessore, l'accordo di programma è diventato carta straccia. Bisogna ricominciare tutto daccapo. «Assolutamente no. Quell'accordo esiste ed ha ancora tutto il suo valore, anche se una delle parti, la Regione, ha cambiato atteggiamento e decisioni. Proprio per questo il Comune, che secondo l'accordo deve vigilare sulla sua applicazione, ha convocato Regione, imprese e proprietari delle aree». Com'è finito il vertice? «Ci siamo lasciati, lasciandoci. Per essere più chiari: non è cambiato nulla. Tutti sono usciti con le stesse posizioni che avevamo quando abbiamo preso posto intorno al tavolo». La Regione aveva detto che non si sarebbe presentata, invece c'era: un atto di buona volontà. «Alla riunione è intervenuto l'assessore Carlo Marinoni e la sua presenza ognuno può interpretarla come vuole. Difficile parlare di novità, quando la Regione ha ribadito quanto scritto nella delibera di giunta: vincolo totale ed esproprio. Anzi, una novità c'è: Marinoni ha chiesto ancora qualche giorno prima di mettere le carte sul tavolo». L'assessore regionale aspetta cosa? «Le conclusioni della commissione paesaggistica sui confini da Sant'Avendrace a Tuvixeddu, dal Corso a Santa Gilla. E su questa richiesta chi era presente, ha sollevato molte perplessità. Anch'io sono tra i perplessi: mi pare che la politica voglia orientare decisioni che dovrebbero essere soltanto tecniche». Dunque anche il Comune è in campo. «Al vertice in municipio, come delegato del sindaco e con i poteri previsti dall'articolo sulla vigilanza dell'esecuzione, ho preso atto che l'accordo di programma è stato rimesso in discussione da una delle parti. La considerazione sulle scelte tecniche orientate dalla politica è invece personale». Il che vuoi dire: la giunta comunale sta con i costruttori. «Le strumentalizzazioni sono state tante e potrebbero essere ancora molte Il Comune non si schiera da una parte o dall'altra. Noi chiediamo soltanto che qualcuno ci dica perché dopo sette anni l'accordo non vale più. Finora abbiamo sentito o letto ipotesi e possibilità ma non c'è ancora una certezza. Per esempio, mancano gli elaborati che prevedono i confini dei vincoli e dicano quali cantieri potranno riaprire». La Regione non sta con i costruttori. «Se parliamo di schieramenti, il rischio dello scontro frontale e istituzionale è altissimo ma noi non vogliamo provocare la guerra. Oggi la Regione si fa forte di un'attività amministrativa che le compete, cioè il vincolo, ma non può dimenticarsi cos'è accaduto sette anni fa, quando ha firmato l'accordo di programma. In altre parole, adesso non può limitarsi a dire che il passato non vale più o addirittura è irregolare. La contraddizione fra ieri e oggi è evidente, ecco perché chiediamo alla Regione di assummersi fino in fondo e pubblicamente le sue nuove responsabilità». Questa pare una minaccia. «No, ritengo che dall'assunzione di responsabilità debba ricominciare il confronto istituzionale, politico e con gli imprenditori». È evidente che il Comune difende le carte del 2000. «Quell'accordo è arrivato dopo un lungo e costoso contenzioso tra l'amministrazione comunale e i proprietari delle aree. Tutti sanno che l'intesa per il passaggio dei terreni destinati al parco archeologico è avvenuto perché i privati hanno ceduto degli ettari in cambio di altri dove potevano costruire ed esercitare i loro diritti». Adesso la Regione dice che c'è un interesse superiore ed ecco perché espropria. «Ha il potere di farlo ma noi vogliamo capire se oggi corriamo il rischio di tornare tutti in tribunale, di gettare a mare il bambino insieme all'acqua, di capire che fine farà il parco archeologico». (ua)