Un avvocato di Atlanta deciso a riportare in Italia il «carro d'oro» rapito SARA' IL PARTY del secolo e la regina della festa è lei, la biga rapita e contesa, con addosso ben 2.500 anni di età. Un carro etrusco in bronzo, forse di ispirazione greca, certamente unico nel suo genere, ritrovato nel 1902 da un contadino di Monteleone a due passi da Spoleto e poco dopo trafugato all'estero. Il golden chariot del VI secolo avanti Cristo il carro d'oro, come lo chiamano gli americani è la sorpresa che il direttore del Metropolitan Museum di New York, Philippe de Montebello ha preparato per la fastosa inaugurazione dei nuovi ottomila metri quadrati espositivi, destinati proprio alla sezione dei reperti greci, etruschi e romani. Costo dell'ampliamento 155 milioni di dollari. Per l'occasione le attenzioni saranno concentrate sull'antica biga da cerimonia, riproposta al pubblico in tutto il suo splendore dopo due anni di restauri. La grande festa è fissata per aprile e da mesi è caccia all'invito. Ma per i vertici del grande museo newyorchese è anche tempo di patemi d'animo e tensioni. Già, perché gli italiani sono tornati alla carica, decisi a rompere le uova nel paniere, con la pretesa di riportare a casa questo capolavoro unico della loro storia. LA BATTAGLIA legale va avanti da anni. Ed è la classica impresa di David contro Golia, con il piccolo comune di Monteleone di Spoleto, di appena mille abitanti, che tenta di riavere quel tesoro che gli è stato rubato un secolo fa, e che da decenni cerca di costringere il colosso americano a privarsi di un pezzo considerato un vanto dell'intero museo. Tanto che alla reiterata richiesta il direttore de Montebello avrebbe detto: «Prima dovete passare sul mio cadavere». Anche il governo italiano ha dato una mano con richieste ufficiali, prima del ministro Rocco Buttiglione poi dell'attuale vice-premier Francesco Rutelli, aggiungendo la biga alla lunga lista di capolavori rivendicati dal nostro paese, tra cui numerosi reperti del Getty Museum di Los Angeles. Ma il vero asso nella manica, il paladino coraggioso e determinato che da anni produce montagne di carte bollate per riportare a casa la biga rapita, è l'avvocato Tito Mazzetta, con un grande studio ad Atlanta in Georgia, ma con certificato di nascita emesso dal piccolo comune di Monteleone. In virtù di questo attaccamento ai suoi natali e fiero della sua origine italiana, l'avvocato Mazzetta da anni mette in imbarazzo il raffinato direttore del Metropolitan. Dopo aver suscitato un gran can can che ha portato la storia del "golden chariot" alla ribalta dei più importanti giornali americani, Mazzetta ha chiamato i responsabili del museo davanti alla Corte federale dello Stato di New York, chiedendo espressamente che il prezioso carro etrusco torni nel suo luogo d'origine, quale patrimonio del popolo italiano e umbro in particolare. ADESSO, proprio a ridosso del mega party d'inaugurazione del Metropolitan, arriva un libro che racconta tutta la storia del carro etrusco, dal suo "rapimento" fino alle ultime schermaglie burocratiche tra Italia e Usa. Il libro sarà presentato a Firenze alla libreria Edison domani sera alle 21 e il titolo è «La biga rapita» edito da Stampa Alternativa. L'autore è Mario La Ferla, scrittore e giornalista, trent'anni inviato del settimanale L'Espresso, appassionato di storia e studioso di arte e archeologia. Suo, tra gli altri, il libro Ultimo tesoro, in cui racconta la misteriosa morte dello scopritore di Troia, Heinrich Schliemann. LA FERLA ha rimesso insieme tutte le tessere del puzzle sulla storia della biga di Monteleone, ricostruendo un affresco lungo più di cento anni. Un'inchiesta giornalistica raccontata col piglio incalzante del romanzo, con la precisione di chi conosce bene i fatti di ieri e allo stesso tempo ha dimestichezza con i vizi e le virtù contemporanei che albergano nella Grande Mela, passando attraverso una carrellata di personaggi degni di un romanzo d'appendice. La Ferla parte dall'8 febbraio del 1902, quando Isidoro Vannozzi, arando il suo campo a Monteleone scopre una tomba con dentro un carro, due scheletri e vasi e vasetti di arredo funebre. Sa bene che quel ritrovamento vuoi dire soldi e in fretta e furia trova chi acquista quella ferraglia. La biga era quasi intatta. COSTRUITA in noce e rivestita in lamine di bronzo dorato lavorate a sbalzo, era impreziosita da applicazioni in avorio. Nei pannelli centrali era riconoscibile l'incisione di figure che rimandavano ai miti del mondo omerico. Forse la storia di Achille. Questo capolavoro fruttò a Isidoro 950 lire che spese per comprare le tegole alla sua casa. Da Monteleone il carro arriva a Roma, dove è acquistato dal ricchissimo banchiere americano JP Morgan, uno degli uomini più potenti dell'epoca, raffinato collezionista conosciuto come "Morgan il pirata". La biga arriva in America passando per Parigi, smontata e spedita dal porto di Le Havre dentro alcune casse di grano. Fu subito grande scalpore. Ne parlò tutta la stampa, tanto che anche lo Stato italiano fu costretto a prendere posizione, con una girandola di polemiche che fecero tremare il governo Giolitti. Poi tutto è caduto nel dimenticatoio, fino a quando il comune di Monteleone ha deciso di riaccendere l'attenzione del mondo sulla preziosa biga. E ora, come andrà a finire? Di sicuro la storia non è conclusa. La battaglia legale va avanti.