La «Settimana di Passione» della Natività di Cosimo Daddi è finita. Ieri mattina, a sette giorni esatti dall'atto vandalico che l'aveva sfregiato, il dipinto è tornato sulla parete sud della chiesa di San Donnino. Quasi una Pasqua di Resurrezione per la tela che 40 anni fa aveva già subito l'onta dell'alluvione e, peggio, ben 30 anni di disinteresse dello Stato. E tanto per rimanere in tema, quando don Giovanni Momigli, parroco di San Donnino, ha iniziato a parlare era mezzogiorno in punto, e il suono delle campane ha accompagnato le sue parole. «Io ho due doveri - ha detto - il primo è tenere la chiesa aperta perché questo luogo è stato fatto per restare aperta II secondo è la tutela delle opere d'arte che ci sono state affidate. E si tratta di un dovere nei confronti della generazione presente e di quelle future. Proprio per questo - ha aggiunto don Montigli - ha scelto di far montare un impianto di telecamere all'interno della chiesa, capace di registrare le immagini e di essere controllato anche fuori da qui, tramite internet». Alla cerimonia di ricollocazione ufficiale del dipinto oltraggiato da ignoti con una sostanza ora al vaglio del Ris dei carabinieri, hanno preso parte, oltre a don Momigli, il sindaco di Campi Bisenzio, Fiorella Alunni, la restaura-trice Luisella Pennucci che si è presa amorevolmente e velocemente cura del dipinto, e Maria Pia Zaccheddu, la funzionaria di zona della soprintendenza per i beni storico artistici, diretta da Bruno Santi. Durante l'incontro, breve ed essenziale, don Momigli ha manifestato la volontà di restaurare il dipinto di Daddi e quello raffigurante il Martirio e miracolo di San Martino, di Matteo Rosselli, che gli sta di fronte. Per ora i fondi non ci sono, ma il parroco è ottimista che a livello locale si possano reperire con una certa facilità, come quando fu aperto e allestito il vicino Museo di arte sacra. Da parte sua il sindaco Alunni ha confermato la propria solidarietà al parroco, soprattutto per quel che sta facendo. Stigmatizzando l'accaduto di 7 giorni fa, il primo cittadino campigiano ha aggiunto di voler agire affinché non accada più niente di simile perché «l'essenza di una comunità è riconoscersi in una storia e in delle regole comuni, rappresentate anche da questo patrimonio che è di tutti e va conservato». Dopo l'intervento della Zaccheddu, che ha ricordato la ricchezza artistica del territorio, la restauratrice, Luisella Pennucci, ha detto di aver fatto solo il suo dovere nel tentare di ripulire, a tempo di record; la tela di Daddi e di esserci felicemente riuscita. Don Momigli, che ancora non si spiega il perché dell'atto vandalico ai danni del Daddi, ha ricordato che, nonostante il 21 per cento dei suoi 6500 parrocchiani siano stranieri, appartenenti a 18 nazionalità, in questo periodo si trova spesso a benedire anche case di famiglie musulmane: «Dico una preghiera semplice in cui tutti si riconoscono».